BRASILIA

ENCONTRO ANUAL ACSSA BRASIL – Brasília, 10 e 11 de setembro de 2019

  Nos dias 10 e 11 de setembro 2019, alguns membros da ACSSA Brasil e Secretários Inspetoriais – SDB FMA,...

ispettori

Incontro tra Ispettori, ISS e ACSSA

Giovedì, 20 giugno 2019 – L’incontro dei nuovi Ispettori con il Direttore dell’Istituto Storico Salesiano (ISS), don Thomas Anchukandam, e...

16 giugno 2019 - Baumkirchen - 1-1-1

NOMINA A MEMBRO ONORARIO DELL’ASSOCIAZIONE CULTORI DI STORIA SALESIANA DELL’ARCIVESCOVO EMERITO DI SALISBURGO DR. ALOIS KOTHGASSER SDB

  Il 16 giugno 2019, a Baumkirchen (Austria), il segretario dell’Associazione Cultori di Storia Salesiana (ACSSA) don Stanisław Zimniak ha...

11 maggio 2019 - 1

Seduta della Presidenza Mondiale ACSSA – 11 maggio 2019

  Sabato 11 maggio 2019 all’Università Pontificia Salesiana (UPS) si è svolta la riunione della Presidenza mondiale dell’ACSSA. Erano presenti:...

Assemblea - 30 marzo 2019 (002)

L’Assemblea dell’Istituto Storico Salesiano – 30 marzo 2019

Sabato 30 marzo 2019 all’Università Pontificia Salesiana (UPS) si è svolta l’Assemblea dell’Istituto Storico Salesiano (ISS). Erano presenti: don Thomas...

provoost

Wim Provoost: Correspondence Belge de don Bosco (1879-1888)

Au XIXe siècle, de nombreux catholiques considéraient Don Bosco comme un saint vivant. En Belgique aussi, son choix radical pour...

gruppo nairobi

2ème SEMINAIRE CONTINENTAL ACSSA-AFRIQUE ET MADAGASCAR (Afrique et Madagascar du 4 au 9 mars 2019 Nairobi)

 SULLE ORME DEI NOSTRI PIONIERI NELLA MISSIONE SALESIANA Don Bosco Youth Educational Services (DBYES) Dagoretti Maarket Road P.O. Box 2...

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“Relevant Salesian Figures of the 20th Century in East Asia”

4th ACSSA EAO CONFERENCE ON SALESIAN HISTORY SAMPRAN, THAILAND | 10-15 FEBRUARY 2019 Dates:    10 to 15 February 2019...

Oratorio salesiano 1

L’Oratorio salesiano: un passato da condividere e un futuro da inventare

“L’oratorio salesiano: storia, testimonianze, prospettive” è il titolo del seminario di studio che si è tenuto giovedì 13 dicembre 2018...

riunione iss

Assemblea dell’Istituto Storico Salesiano – 20 novembre 2018

Martedì 20 novembre 2018 all’Università Pontificia Salesiana (UPS) si è svolta l’Assemblea dell’Istituto Storico Salesiano (ISS), a cui ha partecipato...

equipe acssa brasil e secretarios inspetoriais

VIII ENCONTRO ACSSA BRASIL E SECRETÁRIOS/AS INSPETORIAIS – 04 a 06 de setembro de 2018

No quinto ano de existência da ACSSA Brasil, a Equipe e Secretários/as Inspetoriais reuniram-se em Brasília DF para formação, avaliação...

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Category: ASC

Don Luigi Cei, salesiano di un cuore grande e generoso, deceduto il 20 giugno 2019, Roma: Lettera mortuaria

VISITATORIA “MARIA SEDE DELLA SAPIENZA”
Università Pontificia Salesiana
Comunità San Francesco di Sales
Piazza dell’Ateneo Salesiano, 1
00139 ROMA

 

Luigi
“Beati i poveri di spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati i miti,
perché erediteranno la terra.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio”
(Mt 5, 3.5.8.9)

 

 

 

 

Carissimi confratelli, consorelle, membri della Famiglia Salesiana, amici tutti,

il 20 giugno u.s., giorno della festa della Madonna Consolata, patrona di Torino, e vigilia della memoria di S. Luigi Gonzaga, il Signore ha chiamato al banchetto celeste il nostro confratello

DON LUIGI CEI 

di anni 74

Il Signore della vita lo accolga fra le sue braccia.

Era ricoverato da un anno nell’infermeria della Pontificia Università Salesiana di Roma ed era stato sottoposto ad un’operazione chirurgica presso il Policlinico Gemelli. Invano. Il male incurabile aveva purtroppo già fatto parte del suo corso ed a nulla sono valsi undici mesi di terapie da parte dei sanitari dello stesso Policlinico e della casa di cura e di assistenza familiare S. Francesco Caracciolo. Per tutta la dolorosa degenza nell’infermeria dell’UPS don Luigi ha potuto godere assiduamente dell’assistenza amorevole e della competenza professionale delle suore “Figlie dei Sacri Cuore di Gesù e Maria”, cui va tutta la nostra riconoscenza.

La vita di don Luigi è stata tutto un generoso accogliere l’invito del Padre celeste a mettersi alla sequela del Figlio Gesù sulle orme di don Bosco.

Difatti, nato nella città del nostro santo fondatore il 13 ottobre 1944, figlio unico di padre piemontese e di mamma friulana, già bambino in famiglia “giocava a celebrare messa”; appena fanciullo frequentò la scuola salesiana di Torino Borgo S. Paolo dalla classe quinta elementare alla terza media; adolescente entrò nell’aspirantato di Chieri (19591961) per compiere gli studi ginnasiali.

Raccontò lui stesso sul Bollettino Salesiano del dicembre 2014: “Ero allievo dell’Istituto Salesiano San Paolo di Torino dove i salesiani ci formavano con molto impegno sia nell’ambito scolastico, sia nel senso del dovere e nella pratica religiosa. Durante questo periodo sentivo che il Signore mi stava facendo un bellissimo dono: quello di chiamarmi alla vita religiosa e sacerdotale… ne dico grazie a Dio ancora oggi. Fu molto doloroso il distacco dai miei genitori, specialmente per la mia mamma, essendo io figlio unico”.

Il periodo di formazione e del primo apostolato (1962-1978)

Don Luigi ha vissuto due distinte fasi della vita salesiana: la prima, quella della formazione iniziale, trascorsa da giovane in mezzo ai giovani. Furono gli anni del noviziato a Pinerolo (1962-1963), dello studentato filosofico a Foglizzo Canavese (1963-1966), del tirocinio pratico a Chieri e Madonna dei Boschi di Peveragno (1966-1969) e dello studentato teologico a Torino-Crocetta (1969-1973). Qui ricevette tutti gli Ordini, prima dell’ordinazione sacerdotale a Peveragno il 19 giugno 1973. Trascorse quindi cinque anni nella casa di Chieri (1973-1978) come catechista, insegnante di materie letterarie e cappellano delle suore Benedettine.

In tutto il quindicennio formativo don Luigi ha costantemente manifestato un’incredibile delicatezza di animo e gentilezza di tratto. In lui erano innate la dolcezza, la tenerezza, la cortesia dei modi, il rispetto e l’accoglienza amorevole di qualunque persona lo avvicinasse. Al riguardo, con una dose di presunzione, lo si potrebbe forse definire un unicum in Congregazione.

In effetti in occasione della prima professione religiosa (16 agosto 1963), mentre gli si riconosceva una spiccata bontà, lo si invitava, forse paradossalmente, a correggere la “tendenza alla bonomia”. Agli educatori dell’epoca la sua visibile mitezza d’animo, l’affabilità e la semplicità nel tratto sembrò eccessiva.

Sei anni dopo il giudizio di ammissione alla sua professione perpetua (6 agosto 1969) ribadiva testualmente: “La sua pazienza, bontà e generosità hanno dell’eccezionale”. Sempre molto positivo il giudizio in occasione del suddiaconato: “socievole, riflessivo, di equilibrio, un po’ timido, ma inserito e sempre più sicuro di sé, molto impegnato; spirito religioso: ottimo nella pietà e osservanza e impegno; spirito apostolico: generoso e zelante nel prestarsi”.

Per il periodo di tirocinio il suo compagno di studi ed amico carissimo, don Luigi Compagnoni, ha rilasciato questa testimonianza: “Ricordo soprattutto la bontà di don Cei, che si manifestava nel tratto, nel sorriso, nel saluto e nel servizio al prossimo. Era felice quando poteva rendere un favore al prossimo. Se gli veniva chiesto qualcosa non si dava pace finché non riusciva a soddisfare la richiesta ricevuta. Si può dire, con sincerità, che da don Cei nessuno si è mai sentito dire un “no”. Nell’anno scolastico 1968-1969, a Peveragno, fu maestro della quinta elementare. A quei ragazzini convittori, quindi lontano dalla famiglia e, a volte, nostalgici, dedicò tutto se stesso. Non trasmetteva solo nozioni scolastiche, ma badava anche alla loro formazione umana e cristiana con un linguaggio adatto a loro e con la presenza continua tra di loro”.
Durante gli anni della teologia, a detta dei compagni, si impegnò molto nello studio ed avvicinandosi il tempo dell’ordinazione sacerdotale manifestava apertamente la sua gioia. Ebbe il privilegio di essere il primo del suo corso ad essere ordinato sacerdote.

Da novello sacerdote e “catechista” in mezzo ai giovani studenti di Chieri ogni giorno curava mirabilmente la celebrazione liturgica ed i momenti di preghiera; nell’estate faceva altrettanto per gli oratoriani e sempre con inappuntabile precisione, puntualità e cura. Tale grande amore per la preghiera liturgica lo avrebbe mantenuto per tutta la vita.

Nel quinquennio sacerdotale a Chieri come insegnante di scuola media non gli mancarono difficoltà. Ne sottolinea una il confratello Giuliano Vettorato che gli era accanto: “Ciò che forse più lo ha fatto soffrire […] è stata la difficoltà di tenere la disciplina. Mai ha alzato la voce, tantomeno le mani, per farsi obbedire da un allievo. Ha sempre cercato di convincerlo, di persuaderlo con le buone, di conquistarlo con la bontà, con la gentilezza. Era più attento soprattutto a quelli che più lo facevano soffrire per indisciplina e scorrettezza. Con loro moltiplicava le attenzioni e i gesti di gentilezza e bontà. Ecco, la bontà era la sua virtù fondamentale: in questo era insuperabile! Se poteva farti un favore, si faceva in quattro per accontentarti… Era felice di aiutarti, di venirti incontro… tant’è che a volte bisognava stare attenti a chiedergli un favore perché lui non riusciva dire di no a nessuno”.

A Torino (1978-1993)

Alla casa madre di Torino-Valdocco come segretario dell’allora ispettoria subalpina e del comitato CISM (Conferenza Italiana Superiori Maggiori) ebbe modo di conoscere a fondo le case salesiane del Piemonte, di apprezzare e di farsi apprezzare dai confratelli dell’ispettoria e dai membri della Famiglia Salesiana. Sempre estremamente discreto e delicato con tutti ha svolto il suo compito in modo inappuntabile.

Testimonia don Luigi Testa, che ha condiviso con lui undici anni di vita salesiana – quattro anni a Chieri (1974-1978) come suo direttore e sette anni a Torino Valdocco (1981-1988) come suo ispettore dell’Ispettoria Subalpina – “I ricordi di quegli anni di don Luigino, come lo chiamavamo, sono tanti e belli, segnati da un rapporto di intesa collaborativa, spontanea e immediata, e da una comunione fraterna di ideali, di progetti e di iniziative molto sentita e partecipata. Erano tempi di grandi eventi: il Progetto Africa, l’approvazione definitiva delle Costituzioni, la preparazione al centenario della morte di don Bosco… C’erano entusiasmo e fervore nei confratelli. Don Luigino dall’osservatorio ispettoriale seguiva il tutto con attenzione, con puntualità, con un forte senso del dovere, favorito dal suo carattere dolce e umile, da una bontà diffusa e paziente che gli attirava la simpatia e la stima di tutti. Sempre disponibile metteva a servizio della comunità i suoi talenti: amava il canto, la musica, suonava la batteria, animava gli incontri comuni. Nel ministero sacerdotale era zelante ed era apprezzato per il suo stile”.

Per tre anni don Luigi è stato assistente del Gruppo Torino 1 delle “Volontarie di Don Bosco” che oggi lo ricordano così: “Guidava gli incontri con serietà lasciandoci una traccia scritta delle meditazioni con applicazioni pratiche alla nostra vita. Aveva attenzione verso tutte le sorelle e in modo particolare verso le anziane ed ammalate e accettava volentieri di andare a trovarle e celebrare la S. Messa. Anche l’impegno verso le Aspiranti è stato portato avanti con profitto. A volte animava le celebrazioni liturgiche importanti con un coretto in Basilica e la sua bella voce… Sempre con il sorriso sul volto che denotava la serenità d’animo. È stato per noi un fratello… l’ho sempre accostato alla figura di San Luigi, non solo per la somiglianza del nome, ma soprattutto per la sua figura spirituale e morale”.

A Roma (1993-2019)

Già collaboratore saltuario del consigliere regionale per l’Italia don Luigi Bosoni, nel 1993 don Luigi fu trasferito a Roma come collaboratore e successivamente direttore dell’Archivio Salesiano Centrale di Roma (ASC), ubicato nella Casa generalizia di via della Pisana fino al 2017, e poi trasferito presso l’UPS di Piazza dell’Ateneo Salesiano. Vi avrebbe lavorato con assiduità per 26 anni, fino alla malattia che l’avrebbe portato alla morte.

E così, non ancora cinquantenne, accolse con gioia e riconoscenza al Signore la richiesta del Rettor Maggiore don Egidio Viganò di dedicare l’ultimo tratto della sua vita all’umile ma importante compito di archivista dell’ASC: un impegno che, svolto seriamente, non ammette facili interruzioni; un lavoro quotidiano semi invisibile, che don Luigi ha amato come autentico servizio alla Congregazione e alla Chiesa. Si trattava di gestire il governo ordinario del grande archivio salesiano, di organizzare il lavoro del personale, di dare facoltà agli studiosi di accedere ai documenti per le loro ricerche, studi e tesi, di tenere le chiavi dell’archivio stesso e di fare sì che ne fosse osservato il regolamento.

Per oltre 25 anni per sei giorni alla settimana don Luigi ha vissuto all’insegna di otto-nove ore di lavoro, curvo (anzi troppo curvo), nel nascondimento, nel silenzio, davanti al computer e alle spesso polverose cartelle archivistiche da decifrare, capire, sintetizzare, schedare, collocare. La sua vita, salvo l’annuale settimana di Esercizi Spirituali ed una breve visita in famiglia o in una casa salesiana, fu l’ASC, che guidò con la tranquillità propria di una sede di studio e del suo stesso riservatissimo carattere. I numerosissimi visitatori dell’ASC (dai nuovi ispettori salesiani ai gruppi dei nuovi missionari, dagli studenti salesiani di Roma ai vari gruppi della Famiglia Salesiana, da responsabili di archivi religiosi a laici di altre istituzioni…) hanno potuto conoscere egregiamente da lui la storia, la consistenza, la ricchezza, l’organizzazione delle decine di migliaia di carte archiviate – don Luigi le conosceva potremmo quasi dire una per una – ma hanno soprattutto percepito come egli amasse quei manoscritti, come li prendesse in mano con estrema delicatezza, quasi fossero autentiche reliquie di don Bosco, di don Rua, di migliaia di altri confratelli.
Ce lo ricordano le decine di email ricevute da tutto il mondo in occasione della sua scomparsa. Dall’estremo Oriente il Consigliere regionale don Váklav Klement ha scritto: “His smiling face is known to many EAO Salesians. Glad to be in direct contact with some of the most precious relics of Salesian history, Fr Cei always happily showed the scholars and visitors to the Salesian Central Archives the findings he took care of, such as autographed letters of Don Bosco or the most significant documents of the history of the Society of Saint Francis of Sales”. Singoli confratelli hanno aggiunto: “Thanks, Fr. Luigi, for your affection, your friendliness, your goodness and your delicate way of dealing with the archive visitors… Thanks for all your hard, silent and sacrificed work!… Always competent and discreet, faithful in his Central Archive duties… The meekness, goodness and generosity of Fr. Luigi did so good to many people!… Thanks for your paternity and life witness, for your availability and smile! True gentleman and scholar!… Fond memories of your meekness and gentleness… am sure you are now among the Blessed!”.

Per l’America Latina basti la testimonianza del direttore del Centro Salesiano di Formazione di Quito, p. Luis Timossi: “Su acogida siempre cordial y humilde; su modo de hablarnos en italiano de modo que todos (de habla hispana) comprendiéramos; su manera de mostrarnos con tanta delicadeza y veneración cada uno de los escritos originales de nuestro padre don Bosco… que pareciera se hubiese identificado con la fragilidad y transparencia de esos venerados documentos, siempre nos sorprendió positivamente y nos dejó una huella de amor a don Bosco y a la Congregación. Queremos dar gracias a Dios por este hermano, que desde un servicio quizás escondido, supo vivir el carisma de la bondad y de la acogida”.

Sempre padrone di se stesso, don Luigi non ha mai abusato del suo ruolo; anziché imporre le proprie idee o interessi a danno di altri, si è messo umilmente a loro disposizione. Anche di questo sono testimoni centinaia di studiosi, ecclesiastici e laici, che hanno frequentato pure per una sola volta l’ASC e che in don Luigi hanno trovato una cordialissima accoglienza, dote normalmente piuttosto rara in ambienti simili. Lo afferma con sicurezza il professore Mauro Forno di Torino nel suo messaggio di condoglianze: “Devo sinceramente confidarle – e, mi creda, non sono una persona particolarmente avvezza agli elogi di circostanza – che, in quasi trent’anni di frequentazioni di archivi e istituti culturali, mai mi era capitato di incontrare una persona mite, sensibile e disponibile come don Luigi. Io sono certo che riuscirete a sostituirlo degnamente nella sua carica di direttore dell’Archivio centrale salesiano, ma so già che le sue doti – non solo culturali e scientifiche, ma soprattutto umane – mi mancheranno enormemente”. Lo confermano il prof. Ilario Tolomio di Torino “non solo sentinella vigile, ma anche lavoratore indefesso… Mite, mitissimo”, la prof.ssa Maria Andrea Nicoletti da Bariloche (Argentina) e tanti altri ricercatori.

Particolarmente significativa la testimonianza delle sue collaboratrici, Carla Riccioni, Maria Teresa Cascione: “Di don Luigi ricorderemo la gentilezza e la pazienza con cui ha sempre accolto nell’ASC religiosi, religiose e ricercatori, la disponibilità come compagno di lavoro e successivamente come direttore, il profondo affetto paterno che ha sempre rivolto verso di noi, la grande umiltà con cui ha sempre svolto i suoi doveri sia religiosi sia professionali e l’assoluto rispetto verso gli altri. Lo stesso amore per Maria Ausiliatrice e don Bosco e la sua profonda fede gli hanno permesso di vivere serenamente la sua lunga e dolorosa malattia, conservando fino all’ultimo momento il suo dolce e caratteristico sorriso che tutti coloro che lo hanno conosciuto porteranno certamente nel cuore, così come noi, che di lui conserveremo il ricordo di una lunga e serena vita lavorativa e di tanti bei momenti vissuti insieme come una vera famiglia”.

Anche come custode delle “memorie salesiane”, a don Luigi non sono mancate le spine. Dovette infatti affrontare le brusche conseguenze di due ricollocazioni impegnative: negli anni novanta il trasferimento di tutto il materiale documentario nell’ampio, bellissimo e rinnovato spazio destinato alla nuova sede dell’archivio, ma con la conseguente e complessa opera di informatizzazione di tutto il patrimonio documentario; poi nel 2017 il nuovo trasferimento dell’intero archivio nel campus dell’UPS. Provvide personalmente con le sue collaboratrici alle delicatissime operazioni di trasporto di documenti unici, irripetibili, nell’intento che nessuno di essi andasse smarrito o collocato fuori posto. La rapidissima messa in atto di tale ultimo processo è stato un vero calvario fisico e morale per chi, come lui, sentiva fortissima la responsabilità di custodire integro il tesoro affidatogli, un tesoro che, come aveva detto il santo Papa Paolo VI a proposito di archivi ecclesiastici, conserva nientemeno che la traccia del passaggio di Cristo nella storia dell’umanità.

Non ebbe tempo per riprendersi dalla fatica della nuova collocazione delle migliaia di faldoni dell’ASC e della sistemazione dei relativi uffici nell’edificio della “Biblioteca don Bosco dell’UPS”. Pochi mesi dopo cadde ammalato e dovette lasciare immediatamente, per non più ritornare, l’amato posto di lavoro.

L’uomo delle beatitudini

Le testimonianze pervenute in occasione del suo decesso sottolineano gli stessi tratti della persona di don Luigi: “È vero che dobbiamo un grande ringraziamento a lui, per la sua gentilezza, per il suo positivo contributo sempre alla vita della congregazione, già a Torino e dopo a Roma“ (mons. Luk van Looy, vescovo di Gent, Belgio, già vicario del Rettor Maggiore); “uomo mite e servizievole. L’ho sempre ammirato per il suo tratto gentile e rispettoso” (mons. Mario Toso, vescovo di Faenza); “Egli era discreto, ma sereno, disponibile e laborioso. Era un confratello che non si faceva notare, ma di cui ci si accorgeva della mancanza quando era assente: era una presenza fraterna (don Francesco Cereda vicario del Rettor Maggiore); “un grande confratello, dedicato lavoratore, e uomo di preghiera, e amico gentile di tutti (don Maria Arokiam Kanaga, Consigliere Regionale per Asia Sud).

La disponibilità di don Luigi al servizio altrui fu effettivo anche nell’ambito comunitario. Era sempre pronto ad accompagnare in auto, correggere testi in italiano, preparare una cerimonia, insegnare un canto liturgico, inventare una stornellata allegra per un anniversario, sostituire un cappellano, redigere verbali di assemblee in cui per altro non osava, per timore di ferire, prendere la parola. Il suo “sì” ad ogni richiesta era totale e sincero; prima ancora che qualcuno gli potesse dire grazie, era lui stesso a ringraziare per avergli chiesto un favore. Come ha affermato con acutezza chi ha passato anni vicino a lui, don Luigi ha trascorso la vita a dire a tutti grazie.
Le sue giornate furono illuminate dalla purezza dello sguardo, del pensiero e del dire. Era morigeratissimo nell’esprimersi, delicato e controllato nei giudizi, insofferente di un linguaggio men che pudico. Al proposito testimonia ancora Giuliano Vettorato: “La sensibilità per la carità, la castità, la povertà e l’obbedienza era infinita. Non gli si poteva fare nessun appunto, nonostante le tante provocazioni dei confratelli… Un novello Domenico Savio”.

Ha vissuto una povertà che si direbbe di altri tempi, quella richiesta dall’articolo delle Costituzioni di don Bosco: “È pure parte di questo voto il tenere le camere nella massima semplicità, studiando di ornare il cuore di virtù e non la persona o le pareti di essa”. Vita molto austera in tutto quella di don Luigi, con la sola eccezione, da buon piemontese, di un buon bicchiere di vino.

Purezza, trasparenza, amabilità, verità, fedeltà assoluta ai voti, carità: tutte virtù che brillarono sull’orizzonte spirituale di don Luigi, pronto sempre a vedere il lato positivo delle persone, ad apprezzare i meriti e perdonare i difetti.

Con cognizione di causa si potrebbe dunque affermare che ha fatto proprio l’invito di San Paolo ai Filippesi (IV, 8) proclamato nella prima lettura dei suoi funerali: “Fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri”.

A fondamento dell’essere ed operare di don Luigi vi era la fede. Cresciuto in ambienti formativi di notevole spessore, questa si manifestava in molti modi e particolarmente nella vita di preghiera, nell’estrema discrezione, nella deliberata rinuncia alle dissipazioni mondane facilmente indotte dalla stampa, dalla TV e dai moderni mezzi di comunicazione di massa, di cui si serviva molto sporadicamente. Non volle mai avere a disposizione un cellulare. La sua assidua partecipazione alla preghiera della comunità era devota e convinta. Amava pregare e concelebrare quasi in disparte, in seconda fila, possibilmente dietro una colonna, seminascosto alle spalle degli altri, per quanto gli poteva permettere la sua alta statura. Quanto gli è costato il dover essere al centro o davanti a tutti come maestro di canto! Eppure, musicalmente dotato e sempre disponibile, era chiamato quasi ogni domenica e tutte le giornate speciali ad animare le celebrazioni liturgiche della comunità, anche se impegnato in giornata in qualche cappellania; altrettanto faceva nelle maggiori solennità, alla presenza della popolazione vicina che ne restava ammirato e ne conserva indelebili ricordi.

Per oltre un ventennio, in concreta attuazione del motto di don Bosco “Da mihi animas coetera tolle” don Luigi si è assunto l’impegno quasi quotidiano di cappellano presso le suore “Apostole della Sacra Famiglia” al quartiere EUR di Roma. La comunità lo ricorda “con tanto affetto come un buon padre e un buon fratello”.

Per molti anni fu anche apprezzato cappellano e confessore ordinario o straordinario presso varie comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice (in particolare l’Auxilium, fino all’apparire della malattia). Prive di retorica sono le espressioni di condoglianze della Madre Generale delle FMA sr. Yvonne Reungoat: “Desidero esprimere le mie personali condoglianze, unita alle Sorelle del Consiglio generale, per il ritorno alla Casa del Padre del caro Don Luigi Cei. La nostra è una preghiera di lode al Signore per il dono della vita che egli ha saputo mettere a servizio della Congregazione svolgendo diversi incarichi con competenza, amore, saggezza e fedeltà”.

Molte domeniche pomeriggio, anziché al meritato riposo, le ha dedicate al ministero della riconciliazione presso comunità religiose che apprezzavano la profondità spirituale del suo ministero, la dolcezza del suo dire, la misericordia del Signore che sapeva trasmettere ai suoi penitenti. Non sono pochi i confratelli che nel corso di Esercizi Spirituali si accostavano a lui per la riconciliazione, tanto ispirava fiducia e comprensione: “Testimonio anch’io come tanti altri che hanno avuto la fortuna di entrare in contatto con don Luigi i tratti di questo confratello che reputo un «santo della porta accanto» per la sua umiltà, delicatezza e dolcezza. Ho avuto modo anche di confessarmi con lui e ho fatto esperienza della misericordia e della tenerezza di Dio. Il lavoro nascosto per la custodia delle memorie salesiane e la sua vita evangelica, semplice e lineare, sono l’eredità di futuro e di speranza per ciascuno di noi” (don Giuseppe Ruta, ispettore ISI e Tunisia).

A fronte di queste testimonianze e sulla base della nostra personale convivenza con lui non si può che concludere che don Luigi abbia vissuto in profondità le beatitudini evangeliche, particolarmente quelle che hanno costituito la chiave di lettura del suo profilo storico-spirituale tracciato durante l’omelia funebre e che sono poste da esergo di questa lettera.

Come Congregazione e come Famiglia Salesiana, mentre ringraziamo il Signore per il dono elargitoci della persona di don Luigi, facciamo nostro l’invito che lui stesso ci lasciato sulle pagine del succitato Bollettino Salesiano: “quello di avere sempre vivo il senso della gratitudine a Dio per la vocazione che Egli ha dato a ciascuno di noi e ritenendo la nostra persona come docile strumento nelle Sue mani per fare della nostra vita un vero dono”. Splendida sintesi di una vita salesiana e specchio della vita di don Luigi!

Lo suffraghiamo e lo affidiamo al Signore della misericordia. Chissà che in cielo non gli abbia preparato la vecchia batteria del complessino di don Machetta, tanto amata e suonata dal chierico e giovane sacerdote don Luigi, onde possa sempre dare sicurezza di ritmo ad un’allegra band del famoso giardino salesiano che canta e suona in eterno le lodi al Dio della vita e non della morte! Non possiamo saperlo. Quello che invece sappiamo è che molti salesiani sparsi nel mondo e noi stessi abbiamo conosciuto in don Luigi un “santo della porta accanto”.

Roma, 3 luglio 2019

Il direttore don Emiro Cepeda 
e la comunità di San Francesco di Sales (UPS)

Dati per il necrologio

Sac. Luigi CEI
Nato a Torino, Italia, il 13 ottobre 1944
Morto all’UPS, Roma, il 20 giugno 2019
a 74 anni di età, 55 di vita religiosa e 46 di sacerdozio

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Archivio Salesiano Centrale

L’Archivio Salesiano Centrale (ASC) si trova presso la Direzione Generale Opere Don Bosco in via della Pisana, 1111 – 00163 Roma, Italia.

L’ASC comprende tre sezioni: Archivio Storico, Archivio Corrente e Archivio Fotografico.

  1. L’Archivio Storico è la sezione dell’Archivio Salesiano Centrale che conserva documenti di realtà giunte, in senso ‘archivistico’, a termine.
  2. Le pratiche attuali, di uso corrente, e ancora ‘aperte’, vengono conservate nell’Archivio Corrente (sezione particolare dell’Archivio Salesiano Centrale).
  3. Il materiale fotografico viene conservato nell’Archivio Fotografico (altra sezione dell’Archivio Salesiano Centrale).

Archivio Storico (agg. Roma, 06.05.2010)

È noto quale importanza rivesta l’Archivio Salesiano Centrale nella ricerca storica riguardante la Congregazione Salesiana e la Famiglia Salesiana. Esso è l’organismo che, con personale specificamente qualificato e con strutture e attrezzature adeguate, garantisce la custodia e l’ordine delle carte che hanno segnato e segnano la crescita storica e carismatica della Congregazione Salesiana, e offre il servizio di consultazione dei documenti agli studiosi che ne fanno richiesta. Con la presente Nota Informativa si desidera offrire una conoscenza aggiornata dell’Archivio Salesiano Centrale (ASC), nella sua identità e funzione sia all’interno della Congregazione Salesiana, sia nel suo ruolo di servizio a studiosi e ricercatori.
Prenderemo in considerazione alcuni aspetti che riteniamo principali:
– un breve profilo storico;
– il materiale archivistico;
– strutture e attrezzature;
– il personale e il suo lavoro;
– cenni di disciplina archivistica;
– la consultazione da parte di studiosi e ricercatori.
Precisiamo che le informazioni in oggetto riguardano specificamente l’Archivio Storico, vale a dire la sezione dell’Archivio Salesiano Centrale che conserva documenti di realtà giunte, in senso ‘archivistico’, a termine. Per meglio intenderci: le pratiche attuali, di uso corrente, e ancora ‘aperte’, vengono conservate nell’Archivio Corrente (sezione particolare dell’Archivio Salesiano Centrale); mentre il materiale fotografico viene conservato nell’Archiv/o Fotografico (altra sezione dell’ASC).

BREVE PROFILO STORICO
A Don Bosco stava a cuore la puntuale e ordinata documentazione di quanto avveniva nell’Oratorio San Francesco di Sales di Torino-Valdocco. Le carte, gli appunti, le cronache, i registri anagrafici di studenti e artigiani, le memorie dell’Oratorio, ecc. stanno a dimostrare che l’Archivio Salesiano Centrale è nato con lo stesso inizio della vita salesiana di Valdocco. Si veda, in proposito, quanto annotato nel Repertorio Alfabetico delle Memorie Biografiche di San Giovanni Bosco (Torino, Sei, 1983, pag.29) alla voce Archivio, e in particolare le parole di Don M. Rua a Don G. Vespignani: Non sai che ogni piccolo scritto di Don Bosco si conserva gelosamente negli archivi? (MB XII, 380).
A capo dell’ASC è posto il Segretario del Consiglio Generale (denominato inizialmente Capitolo Superiore e successivamente Consiglio Superiore), il quale, dagli inizi della Congregazione, si occupa direttamente delle raccolte archivistiche. Ricordiamo i Segretari Don Cario GHIVARELLO (1859-1875) Don Giulio BARBERIS (1875-1883) Don Giovanni Battista LEMOYNE (1883-1911) Don Calogero GUSMANO (1911-1935) Don Salvatore PUDDU (1935-1961) Don Tiburzio LUPO (1961-1972) Don Domenico BRITSCHU (1972-1984) Don Francesco MARACCANI (1984-2002) Don Marian STEMPEL (dal 2002-2015 ) Don Stefano VANOLI (dal 2015- ) attuale Segretario del Consiglio Generale, Capo-Settore degli Uffici della Segreteria Generale, tra cui l’Archivio Salesiano Centrale.

Dal 1961 (cfr. Elenco Generale SDB 1961) accanto al Segretario del Consiglio Generale (denominato allora Capitolo Superiore) fu posto un Salesiano con l’incarico di Capo-Ufficio-Segretario Capitolo Superiore, deputato specificamente alla cura delle schede anagrafiche dei Salesiani, alla statistica della Congregazione e alla conservazione delle carte dell’Archivio: si trattava, in quell’anno, di Don T. Bordas.

Viene così acquistando identità la figura del Direttore dell’Archivio Salesiano Centrale, che, dipendendo dal Segretario Generale, cura direttamente l’amministrazione dell’Archivio e coordina il lavoro del personale.
Il materiale archivistico della Congregazione, come si può osservare negli Annuari della Società di San Francesco di Sales, venne conservato nella Casa Madre di Valdocco (Direzione Generale Opere Don Bosco) fino al 1972, anno in cui, col trasferimento del Rettor Maggiore Don Luigi Ricceri, col suo Consiglio e coi Salesiani annessi al loro lavoro, da Torino-Valdocco a Roma- Pisana (nuova sede della Direzione Generale Opere Don Bosco e della Casa Generalizia), tutto il suddetto materiale venne portato in questa nuova sede.

Nel 1985 il Rettor Maggiore Don Egidio Viganò promulgò il Regolamento dell’Archivio Salesiano Centrale, attualmente vigente, che consta di 39 articoli, e che determina le normative riguardanti il governo e l’amministrazione dell’Archivio, gli Archivisti, la consultazione e l’organizzazione (cfr. ACG 314 – anno 1985). Ricordiamo il testo di alcuni articoli di detto Regolamento, particolarmente significativi:

L ‘Archivio Salesiano Centrale raccoglie, in un locale debitamente attrezzato, tutti gli atti e documenti che riguardano il governo centrale della Società Salesiana di San Giovanni Bosco. Esso è amministrato da un Ufficio apposito, sotto la responsabilità del Segretario Generale della Società Salesiana (Art. 1). II personale archivistico salesiano è scelto dal Rettor Maggiore, uditi il Segretario Generale e il Direttore dell’Archivio. II personale esterno è assunto dall ‘Economo Generale, uditi gli stessi (Art.9). Sono ammessi alla consultazione [dei documenti] gli studiosi che ne facciano domanda al Direttore dell’ Archivio, su modulo apposito, e presentino lettera commendatizia del proprio Superiore religioso o accademico (se essi stessi non avessero tale o analoga funzione) o di persona in posizione ufficiale, che possa dare garanzia di affidamento. Il periodo di validitá della lettera commendatizia è determinato dalle persone che la firmano; non è comunque mai superiore a un anno (Art.20).

Al termine degli anni ’80 si iniziò, con l’ausilio delle nuove strumentazioni, a codificare il materiale archivistico secondo la metodologia conforme ai vigenti criteri della disciplina archivistica e in conformità al Titolario dell’Archivio Salesiano Centrale, iniziando col Fondo Don Bosco. Detto lavoro ha già offerto soddisfacenti risultati ed è tuttora in corso con attrezzature e metodologie aggiornate: di detto lavoro si parlerà dettagliatamente più oltre.

Nel periodo 1990-92 l’Archivio Salesiano Centrale fu aggiornato e migliorato per strutture e per attrezzature di lavoro. Vennero realizzati gli ambienti necessari per il lavoro degli Archivisti e per la conservazione del materiale archivistico: la sala di lavoro del personale dell’Archivio (una sala ampia e luminosa provveduta di attrezzature e sussidi adatti); la sala di consultazione, adiacente alla precedente (atta ad accogliere gli studiosi e i ricercatori che vengono a consultare documenti dell’ASC per loro tesi, studi, o ricerche); e l’ampia stanza del deposito, in cui il materiale archivistico venne trasportato, e dove viene conservato e custodito in appositi armadi archivistici, ripartito in circa 7000 contenitori.

II deposito é provveduto di impianto di deumidificazione e di temperatura, controllabile e regolabile.
Per questo lavoro di sistemazione, riorganizzazione tecnica e impostazione metodologica, sentiamo di esprimere viva gratitudine alle persone che si sono impegnate e che hanno posto le premesse perché l’ASC acquistasse la sua attuale realtà di strutture, attrezzature e lavoro aggiornato con i mezzi attuali.

Ricordiamo i compianti Don Tarcisio Valsecchi (deceduto il 04.08.1994) e Don Vendel Fenyo (deceduto il 25.01.1999) e diciamo la nostra gratitudine a coloro che, da fine-anni-’80, si sono prodigati con le nuove impostazioni di lavoro a dare l’attuale consistenza all’ASC; a Don Mieczyslaw Kaczmarzyk (Direttore dell’ASC dal 1992 al 1999), alla Sig.ra Elena Moretti e alla Sig.ra Carla Riccioni.

L’attuale Direttore dell’Archivio è Don Luigi Cei.

 

IL MATERIALE ARCHIVISTICO
Il materiale che perviene nell’Archivio Salesiano Centrale si articola in

  • Lettere,
  • Documenti relativi a Case e Ispettorie, o Cronache di Case e Ispettorie,
  • Documenti personali e schede personali di Salesiani, o Carte di vario contenuto,
  • Documenti di Capitoli Ispettoriali e Capitoli Generali, o Periodici, Riviste, Notiziari.
  • Altri.

Tutto il materiale archivistico è conservato nell’ampia stanza di deposito,vripartito secondo unità organiche (denominate “Fondi”) in armadi archivistici e posto in appositi contenitori.

Diamo qui la rassegna dei Fondi principali, con le relative posizioni archivistiche (Sigle di collocazione) apposte sui contenitori stessi.

  • Fondo Don Bosco A000 – A310
  • Fondo Cause dei Santi A311 – A519 – A762 – A804
  • Fondo Segreteria Generale A520 – A761 – C504-C589 – D823- D923
  • Fondo Missioni A805 – A924
  • Fondo Comunicazione Sociale A936 – A979
  • Fondo Maria Ausiliatrice A980 – B0X5
  • Fondo Rettori Maggiori B025 – B187
  • Fondo SDB defunti e usciti (fino al 1931) B192 – B662
  • Fondo Vescovi SDB defunti B664 – B742
  • Fondo SDB defunti e usciti (dopo il 1931) B744- C503
  • Fondo Istituto FMA C592 – C638
  • Fondo Famiglia Salesiana C642 – C700
  • Fondi diversi C701-C759 – G389-G547
  • Fondo Consiglieri Gen. e Reg. (1965­84) C760 – D091
  • Fondo Don Viganò D094 – D280
  • Fondo Pratiche Particolari D281 – D424
  • Fondo Società Salesiana D425 – D544 – D559-D568
  • Fondo Procura Generale D545 – D558
  • Fondo Capitoli Generali e Ispettoriali D576 – D822
  • Fondo SDB defunti e usciti (dal 1985) D978 – E052
  • Fondo Settori Operativi dei SDB E171 – E550
  • Fondo Oratorio-Valdocco E551 – E897
  • Fondo Ispettorie Salesiane E898 – F378
  • Fondo Case Salesiane (Documenti) F380 – F737
  • Fondo Case Salesiane (Cronache) F740 – F963
  • Fondo Case Salesiane (Nuove Fondazioni) F964 – G004
  • Fondo Don Cimatti G00S- G034
  • Fondo Capitoli Isp. – UPS – Particolari G036 – G109
  • Fondo Don Ziggiotti G110 – G121
  • Fondo Capitoli Ispettoriali e Generali e Atri G122 – G342
  • Fondo Don Bosco 88 G343- G388
  • Fondo Economato Generale

Il materiale fotografico, come sopra accennato, viene accolto, custodito e debitamente catalogato nell’Archivio Fotografico.

STRUTTURE E ATTREZZATURE TECNICHE

* La Sala di Lavoro degli Archivisti
È una stanza ampia e luminosa (m. 06 x 10), provvista di scrivanie di lavoro e cattedre con computers, di annuari, cataloghi, dizionari e strumenti di consultazione, di apparecchiatura per lettura dei microfilm, ecc.. È la sede abituale in cui il personale svolge il lavoro inerente ai documenti.

* La Sala di Consultazione.
È una stanza adiacente alla precedente (m. 05 x 08), in cui vengono accolti gli studiosi e i ricercatori, che, per loro tesi, studi o esercitazioni, chiedono di consultare determinati documenti.
È provvista di sette scrivanie. Vi si conservano, per utilità dei ricercatori, la raccolta di Ricerche Storiche Salesiane (pubblicate dall’Istituto Storico Salesiano), le Tesi di Laurea o Dottorato di studiosi, e alcuni libri a tema di vita salesiana.

* La Sala di Deposito.
È posta a piano-terra, in luogo sottostante alle sale di lavoro e di consultazione. In questa stanza è conservato tutto il patrimonio archivistico della Congregazione Salesiana. Vi sono impiantate due serie di armadi archivistici.

La prima serie (50 armadi) contiene i 7000 contenitori dei vari fondi archivistici, in cui sono poste le carte. Questa serie di armadi è stata realizzata dalla Ditta “La Fortezza” di Firenze all’inizio degli anni ’90.
La seconda serie (40 armadi) è stata realizzata, in posizione parallela alla precedente, nel periodo estivo del 1999. Anche questi armadi sono stati impiantati dalla Ditta “La Fortezza”, con medesimo assetto strutturale.
Gli armadi archivistici di cui sopra hanno consistenza e struttura metallica, sono spostabili su tre rotaie, e consentono al personale dell’ASC un agevole prelievo e la riposizione del materiale. Essi sono costruiti secondo precisi criteri ed esigenze di “salute della carta”, con circolazione d’aria fra l’uno e l’altro.
Nella sala di deposito sono posti altri armadi: quelli dell’Archivio dell’Economato Generale, il cui materiale è stato trasferito nell’Archivio Storico nel periodo marzo-maggio 1999, e quelli che contengono le raccolte dei Notiziari Ispettoriali di recente provenienza e libri di vario contenuto. Detti armadi, tutti di materiale metallico, hanno consistenza e struttura propria, diversa dagli “armadi archivistici” di cui sopra.

L’ampiezza di detta sala consente di ricevere gruppi di persone che, per loro professione, desiderano visitare l’ASC: per essi vi è pure allestita una piccola “mostra permanente” di copie di documenti che offrono un’idea emblematica di quanto è custodito nell’ASC.

La sala di deposito é provvista di porte e segnalazioni anti-fumo, di adeguata e razionale illuminazione, e di impianti di deumidificazione e temperatura soggetti a controllo e a regolarizzazione.

* Computers.
L’ASC e provvisto di computers e di relativi programmi elaborati dalla Segreteria Generale e dall’Ufficio Tecnico Interno, che consentono l’inserimento informatico dei documenti, la relativa ricerca, e il reperimento di dati anagrafici relativi a Salesiani, Case e Ispettorie Salesiane.

* Microfilmoschedatura.
I Fondi di Don Bosco e di Don Rua hanno la loro “microfilmoschedatura” : 2664 microfilm del Fondo Don Bosco e 1758 microfilm del Fondo Don Rua. II microfilm è una pellicola di cm.10,05 x cm.14.05, contenente 60 fotogrammi, ripartiti in 5 file di 12. Costituisce un sussidio di lavoro per gli Archivisti ed un mezzo di conoscenza del documento a disposizione degli studiosi. Molte Ispettorie, soprattutto nelle sedi di Case di Formazione, hanno copia di detti microfilm conservati in appositi contenitori.

* Altre attrezzature e strumenti di lavoro.
A disposizione degli Archivisti esistono Elenchi e Annuari di estrazione ecclesiastica e civile, i Volumi delle Memorie Biografiche, le raccolte del Bollettino Salesiano, gli Annali della Congregazione, Dizionari, Fotocopiatrice, e altre attrezzature.

IL PERSONALE dell’ASC e IL RISPETTIVO LAVORO

L’organico attuale dell’ASC è costituito da cinque persone, e dipende dal Segretario Generale della Congregazione Salesiana, Don Marian STEMPEL. Detto personale, nel decorso degli anni precedenti, ha acquisito una specifica qualifica professionale con la frequenza del Corso annuale di Archivistica della Scuola Vaticana di Paleografia e Archivistica, e con conseguimento di relativo diploma. Ciò fa sì che il lavoro dell’ASC sia fondato su comuni e oggettivi criteri di valutazione e di procedure, e che gli Archivisti si ritrovino in una “disciplina” condivisa di valutazione, conservazione e gestione del materiale e del patrimonio dell’Archivio.

II lavoro degli Archivisti si articola come segue:

– Codificazione e informatizzazione delle carte dei vari fondi:
II documento singolo viene studiato e codificato secondo i suoi principali aspetti di struttura e di contenuto. Innanzitutto, vi viene apposto un numero di “collocazione” che ne consenta la reperibilità. Si procede quindi con un codice alfanumerico di “classificazione” che ne indichi la qualità, desunto dal Titolario dell’ASC. Si correda poi il documento dei dettagli strutturali-formali in conformità al Siglario dell’ASC e si redige un “regesto” o “riassunto” del contenuto. Infine si appongono le cosiddette “chiavi”, vale a dire dei codici alfanumerici, ricavati dal programma di anagrafe, che si riferiscono a Salesiani, Case e Ispettorie Salesiane menzionati nel documento stesso.
Detto lavoro viene fatto prima in forma di “minuta”, per opportuni successivi controlli o correzioni, e quindi reso definitivo col “versamento” nel computer e la realizzazione di una “scheda computeristica” che offra l’identità del singolo documento nei suoi aspetti contenutistici e strutturali- formali.
Col lavoro svolto a decorrere dal termine degli armi ’80, sono stati codificati e informatizzati i documenti dei Fondi Don Bosco, Don Rua, Don Albera, Don Rinaldi, Don Ricaldone, Don Ziggiotti, Don Ricceri, Costituzioni Salesiane, Procuratori SDB, Missioni, Capitoli Generali, Case Salesiane fondate da Don Bosco e da Don Rua e altri Fondi.

– Inventariazione “per materie” e “per ordine cronologico” del materiale archivistico.

– Elencazioni, ricerche, fornitura di documenti al Rettor Maggiore e al Suo Consiglio.

– Accoglienza degli studiosi e dei ricercatori e supporto del loro lavoro.

– Risposte a richieste attraverso posta, fax, e-mail.

Il programma di lavoro degli Archivisti è regolato dal Segretario del Consiglio Generale della Congregazione.
Si tiene conto, in programmazioni di lavoro, di un utile servizio soprattutto relativo a Fondi di contenuto storico più frequentemente ricercato.

L’ARCHIVISTICA COME DISCIPLINA

L’Archivistica (impostazione e amministrazione dell’Archivio) è qualificabile di vera e autonoma “Disciplina”, in quanto essa è regolata da determinati elementi e connotazioni di contenuto, di metodo e di criteri. Essa, nella sua autonomia, è aperta alla collaborazione con quelle istituzioni che convergono alla conservazione, alla crescita e alla maturazione delle conoscenze umane (Biblioteche, Istituti Culturali, Centri di Studio, ecc.).

Un principio fondamentale che regola la disciplina archivistica é quello della Conservazione delle Carte: è il compito primario dell’Archivio e del personale operativo. La conservazione delle carte comporta un continuo e attento lavoro di salvaguardia del materiale cartaceo custodito nell’Archivio:
– la posizione materiale della carta;
– la sufficiente aerazione e deumidificazione dell’ambiente di deposito;
– la custodia del materiale cartaceo in buste o camicie adatte;
– la “difesa” del materiale cartaceo da spostamenti, operazioni di fotocopiatura, ecc.
– la saggia conservazione delle carte, prima e al di sopra di esigenze immediate di ricerche.

La disciplina archivistica si avvale di comprovate e competenti Scuole di Archivistica e di illuminate gestioni di Archivio dei tempi passati, che hanno costruito una vera storia dell’ Archivistica, e di cui ereditiamo gli insegnamenti nell’oggi del nostro tempo.

LA CONSULTAZIONE DA PARTE DI STUDIOSI E RICERCATORI

La consultazione di un Archivio da parte di studiosi e ricercatori, indipendentemente dall’identità o professione degli utenti, o dal tipo e consistenza del lavoro, costituisce sempre in sé un fattore molto delicato, e perciò bisognoso di essere ragionato e controllato (cfr. Regolamento ASC Art.20, sopra citato).
Compito primario del personale dell’ASC è la salvaguardia del principio fondamentale della conservazione delle carte, esigendo e verificando che tale principio non venga disatteso. La consultazione dell’Archivio deve essere quindi regolata da una attenta criteriologia:

– Identificazione personale del ricercatore e relativa registrazione (documento personale; lettera di presentazione da parte del suo professore o superiore; compilazione di scheda identificativa e di apposito registro).

– Verifica dell’entità e dello scopo del lavoro per cui lo studioso-ricercatore è venuto in Archivio.

– Premesse sufficienti di garanzia nel trattamento delle carte (massima attenzione nei confronti del documento; attenta riposizione nel modo adatto e nella posizione materiale donde esso fu estratto).

– Accompagnamento del lavoro del ricercatore con nozioni metodologiche di base sia in rapporto alla conservazione intatta delle carte, sia in relazione al procedimento del lavoro.

– Controllo successivo alla consultazione: posizione, ordine, integrità delle carte.

Quanto sopra deve essere praticato in ogni momento o fase della permanenza degli studiosi in Archivio: la ricerca, lo studio, la scrittura, la computerizzazione, ecc.

Gli studiosi e i ricercatori, ultimati i loro lavori di studi, ricerche o tesi, inviano copia dei loro elaborati all’ASC.
(tratto dal sito http://www.sdb.org il 06.05.2010)

 

 

 

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