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Un clero per la «città nuova»

PREFAZIONE di Augusto D’Angelo   Littoria, dal punto di vista storico, rappresenta un osservatorio interessante per molti motivi. È il...

Atti-ACSSA2015

Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’opera salesiana (SDB e FMA) dal 1879 al 1965

VI Convegno internazionale di studi organizzato dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA), in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano; si terrà...

Raccolta di Ricerche Storiche Salesiane

Ricerche Storiche Salesiane vol67 2016 A035 n2

ANNO XXXV – N. 2 (67) LUGLIO-DICEMBRE 2016 SCARICA L’INDICE DEL FASCICOLO RSS vol67 2016 A035 n2 indice    ...

ACSSA19052016

Riunita la nuova Presidenza ACSSA

Il 19 maggio presso la sede dell’Istituto Storico Salesiano nella casa generalizia di Roma si è riunita la nuova Presidenza...

Mogliano Veneto 2016

Il servizio dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice durante la Grande Guerra

Si è  svolto a Mogliano Veneto (Treviso, Italia) con soddisfazione di tutti i numerosissimi partecipanti, il convegno nazionale di studio...

POZZO Vittorio

I salesiani di don Bosco nel paese dei cedri

Un nuovo volume di Vittorio Pozzo SDB. *** L’Istituto Storico Salesiano, l’Ambasciata del Libano presso la Santa Sede, la Casa Editrice...

Epistolario, (Don Bosco) vol. VII (1880-1881).

Epistolario, (Don Bosco) vol. VII (1880-1881)

È arrivato in libreria un nuovo volume dell’edizione critica delle lettere del santo. Lo ha curato, come i precedenti, don...

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Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’opera salesiana (SDB e FMA) dal 1879 al 1965

VI Convegno internazionale di studi organizzato dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA), in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano; si terrà...

BENEDIKTBEUERN GERMANIA 31 OTTOBRE – 4 NOVEMBRE 2012a

Benediktbeuern (Germania) Lo stato della storiografia salesiana nella regione

SEMINARIO EUROPEO Lo stato della storiografia salesiana nella regione. Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale Benediktbeuern 31 ottobre – 4 novembre 2012 http://www.seminarioeuropeoacssa.altervista.org/...

CACHOEIRA DO CAMPO BRASILE 17-20 MARZO 2012

Cachoeira do Campo (Brasile) Lo stato della storiografia salesiana nella regione. Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale

Seminario americano di storia salesiana. L’appuntamento avrà luogo in Brasile a “Retiro das Rosas” – Rodovia dos Inconfidentes, Km 75...

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Storia dell’Opera Salesiana in Africa-Madagascar

I Convegno Internazionale di Storia dell’Opera Salesiana in Africa-Madagascar  

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Preparazione del 5° Convegno Internazionale dedicato al rettorato di don Michele Rua

All’inizio della riunione i Membri presenti della Presidenza hanno voluto ricordare il defunto don Ramón Alberdi, primo Presidente dell’ACSSA, il...

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Ricerche in vista del 5° convegno internazionale su don Michele Rua

Al centro dei lavori è stata la valutazione dell’andamento delle ricerche in vista del 5° convegno internazionale su don Michele...

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Category: Notizie

Relazione sulla giornata di studio su Mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916)

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Giovedì 9 novembre 2017 pomeriggio, si è tenuto – nella sala J. E. Vecchi dell’UPS – il simposio sulla figura e l’opera di mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916), Prefetto Apostolico della Patagonia Meridionale e della Terra del Fuoco. L’evento, organizzato dalla Facoltà di Teologia in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano, ha visto un’ampia partecipazione di pubblico. L’argomento e l’approccio interdisciplinare hanno suscitato riflessioni e interrogativi sul tema della metodologia e della comunicazione missionaria, tra storia e attualità.

Ha aperto l’incontro il Decano della Facoltà di Teologia, prof. Damasio Raimundo Medeiros, che ha ricordato l’impegno decennale della Facoltà nell’ambito della missiologia, con pubblicazioni scientifiche, convegni e un corso annuale di formazione e aggiornamento per missionari. Si sono poi susseguiti i relatori, introdotti dal prof. A. Giraudo, promotore e organizzatore del simposio.

Francesco Motto, dell’Istituto Storico Salesiano, ha tracciato il quadro storico e geografico delle missioni in Patagonia tra 1879 e 1916, evidenziando il contributo di Fagnano e dei primi missionari, salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, nelle terre australi: le finalità, le iniziative, le realizzazioni, il metodo, gli ostacoli e le difficoltà, gli esiti. La missione salesiana tra le popolazioni indigene della Patagonia e della Terra del Fuoco si inseriva nella drammatica fase conclusiva del processo storico, iniziato con l’avvento degli europei nel nuovo mondo, che proprio in quegli anni culminava con l’estinzione di intere popolazioni autoctone, sterminate dalle malattie o dalle violenze dei colonizzatori. Nonostante gli sforzi dei missionari, i tentativi per salvare i gruppi superstiti con l’organizzazione di reducciónes e di insediamenti andarono frustrati.

La professoressa Maria Gabriella Dionisi, dell’Università della Tuscia (Viterbo) ha fatto un confronto tra gli scritti di mons. Fagnano, le relazioni dei suoi viaggi ed esplorazioni missionarie, e l’ampia letteratura di viaggio ampiamente diffusa nell’Ottocento, per mostrarne sintonie testuali, continuità e divergenze, connotazioni proprie.

Riprendendo il discorso storico di Motto, il prof. Nicola Bottiglieri dell’Università di Cassino, ha ripercorso i decenni drammatici dell’azione missionaria salesiana nelle terre australi presentando il mondo di mons. Fagnano attraverso le fotografie dell’epoca. Ha illustrato le vicende, la cultura delle popolazioni indigene, i motivi della loro estinzione. Ha rievocato i progetti di espansione e di conquista dei governi argentino e cileno, gli interessi in campo, i metodi drastici dei militari, dei colonizzatori, di sanguinari avventurieri. Ha delineato le intenzioni preventive e promozionali dei salesiani, i loro sforzi, le loro ingenue utopie di fronte a un dramma storico che frustrava ogni loro tentativo.

Nella seconda parte del simposio il prof. Antonio Escudero, dell’Università Salesiana, ha commentato dal punto di vista della missiologia e della strategia comunicativa le corrispondenze di mons. Fagnano pubblicate sul Bollettino Salesiano, con interessanti riflessioni antropologiche e teologiche.

La prof. Maria Vanda Penna, curatrice dell’edizione critica delle lettere di suor Angela Vallese, prima missionaria salesiana nella Patagonia e Terra del Fuoco, diretta collaboratrice di Fagnano nell’attuazione del progetto missionario, ha tracciato attraverso tali corrispondenze i tratti umani, spirituali e operativi di quei primi missionari, ne ha illustrato i punti vista e i quadri mentali, le motivazioni interiori e le scelte eroiche in circostanze estreme.

L’incontro si è chiuso con un appassionato intervento del prof. Juan Bottasso, antropologo, missiologo, promotore di importanti iniziative culturali, etnologiche ed editoriali per il sostegno del movimento indigenista in Ecuador. Ha enunciato alcuni punti nodali a partire dagli ideali e dagli sforzi di mons. Fagnano, protagonista di una grande avventura e testimone dell’inarrestabile tragedia della scomparsa delle popolazioni autoctone americane, di cui l’estinzione degli Onas è uno dei tasselli: una realtà drammatica che continua oggi coinvolgendo le etnie superstiti e rendendo vani tutti gli sforzi fatti dai missionari salesiani per la loro salvaguardia, la preservazione delle loro culture e del loro ambiente di vita. L’ingenuità di Fagnano e dei primi missionari e l’inutilità della loro generosità di fronte alle immani proporzioni della catastrofe, oggi si ripete anche per i salesiani operanti in quei territori.

L’incontro è stato occasione per presentare alcune pubblicazioni recenti: gli atti del seminario di storia salesiana tenuto a Bahía Blanca nel maggio 2015, Iglesia y Estado en la Patagonia. Repensando las misiones salesianas (a cura di I. A. Fresia, M.A. Nicoletti e J.V. Picca. Rosario, Prohistoria Ediciones-Ediciones Don Bosco Argentina 2016), il volume monografico edito dall’Istituto Storico Salesiano, curato da F. Motto, El capitán bueno. Il Prefetto Apostolico delle terre magellaniche, Mons. Giuseppe Fagnano (Roma, LAS 2017) e l’epistolario di sr. Agela Vallese a cura di M.V. Penna, Là non ci separeremo mai più. Lettere della prima FMA missionaria pioniera nella Patagonia e nella Terra del Fuoco (Roma, Istituto FMA 2014).

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giornata di studio 1: Mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916)

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Giornata di studio 2: Mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916)


 


 

 

 

 

 

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Appunti di pedagogia di Giulio Barberis (1847-1927)

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Il sacerdote salesiano Giulio Barberis entra nella cerchia dei discepoli e collaboratori di don Bosco, riconosciuti come figure chiave per la genesi e lo sviluppo della Opera salesiana negli aspetti organizzativi, istituzionali, formativi e carismatici. Tra gli scritti inediti o pubblicati in formato litografico, meritano particolare attenzione, in prospettiva pedagogica, i suoi Appunti di pedagogia. L’edizione critica dei medesimi costituisce lo scopo del presente volume, che si apre con un’ampia Introduzione del curatore. Sottolineando le caratteristiche del lavoro, Barberis precisa che non si è proposto di scrivere “un trattato completo di pedagogia”, ma ha voluto offrire ai giovani educatori un aiuto “nel difficile compito di educare bene”. Dopo l’esposizione delle Nozioni generali, il corpo centrale degli Appunti di pedagogia di Barberis è diviso in cinque parti: Educazione fisica, Educazione intellettuale, Educazione estetica, Della pedagogia morale e religiosa (con una sezione intitolata: Del sistema preventivo). Lo scritto offre la testimonianza autorevole di un affezionato discepolo e attivo collaboratore di don Bosco. La fedeltà incondizionata e la profonda ammirazione per il metodo educativo del “padre, amico e maestro” non impedirono, anzi spinsero lo scrittore salesiano ad allargare la gamma dei suoi interessi verso gli scritti di pedagogisti ed educatori italiani e stranieri, antichi e moderni.

La Postfazione del volume invita i lettori, siano essi pedagogisti o educatori, a contribuire alla riflessione e a studiare in che modo uno scritto della fine dell’Ottocento, possa essere riletto e valorizzato anche oggi. In modo particolare vengono evidenziati alcuni elementi importanti in vista di un’eventuale articolazione comprensiva di quella che potrebbe essere chiamata “pedagogia salesiana”. A parte alcune criticità riscontrate, gli Appunti di pedagogia possono costituire uno dei “ponti” tra le idee e la pratica educativa di don Bosco e una eventuale elaborazione attuale ulteriormente sviluppata. Alcuni principi, individuati nel testo di Barberis, da una parte, e le metodologie e l’epistemologia pedagogica odierna, dall’altra, possono offrire uno strumentario idoneo per realizzare con fecondità e profitto l’invito suggerito.

(Dall’Introduzione di J. M. Prellezo, già docente ordinario di storia della pedagogia e dell’educazione nell’Università Pontificia Salesiana – dalla Postfazione di D. Grządziel, professore straordinario di pedagogia e di didattica presso la stessa Università).

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Italia – L’ISS e l’ACSSA presenti alla “ExNihilo zero conference” promossa dall’European Academy of Religion a Bologna (18-22 giugno 2017)

La risposta dei Salesiani di Don Bosco e delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel secolo XX ai movimenti neoliberali di Francia e Spagna, ai totalitarismi di destra d’Italia, Germania, Austria, e di sinistra dell’Est europeo – tutti poteri o regimi ostili alla libertà dell’insegnamento ed in particolare all’educazione religiosa – è stato il tema affrontato nella mattinata del 19 giugno u.s. dal prof. Francesco Motto, Presidente dell’ACSSA, nella conferenza Surviving and growing “in difficult times”. The Salesian Educative Mission in Europe in the First Half of the Twentieth Century. Alla relazione sono seguite alcune domande dei presenti ed un breve dibattito sulla possibilità oggi di proporre un proprio carisma educativo nei tanti paesi del pianeta privi di autentica democrazia.

In tal modo la storia dell’educazione salesiana è entrata a far parte ed ha dato un suo originale contributo all’Accademia Europea della Religione, vale a dire alla piattaforma scientifica inclusiva di scambio e cooperazione, sul tema dei saperi sulle culture religiose tra accademie, società, centri di ricerca e istituzioni, laboratori universitari, riviste qualificate, editori scientifici e media.

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Italia – Don Bosco: “una macchina da guerra con qualche incidente di percorso”

gruppo di lavoro

(ANS – Salerno) – “Una macchina da guerra con qualche incidente di percorso”. È questa la metafora più ardita con cui il 22 maggio scorso è stata simpaticamente definita la figura di Don Bosco, nel corso della presentazione a Salerno dell’edizione critica del suo monumentale epistolario da parte di un nutrito gruppo di professori delle università di Salerno, Cassino e Napoli.

Il Don Bosco che emerge dalla corrispondenza con migliaia di persone di ogni classe sociale, letta ovviamente con attenzione e soprattutto nella sua integralità, è un personaggio dall’eccezionale spessore storico-politico (Francesco Barra), storico-culturale (Sebastiano Martelli), storico-sociologico (Giovanni Gallina), storico-pionieristico (Nicola Bottiglieri).

Don Bosco ha infatti colto tutte le opportunità offerte dalla situazione politica, sociale, culturale, economica, ecclesiale dell’epoca per realizzare, con le limitatissime risorse di cui poteva disporre, un incredibile “progetto di vita”: salvare anime (e corpi) di decine di migliaia di giovani a rischio e preservare la fede in larghe fasce di popolazione.

In terminologia attuale si potrebbe dire che da autentico imprenditore selfmade, ha intuito e seguito una logica di un start up tale che gli ha consentito di costruire il proprio “utile” e di sviluppare know how e strumenti comunicativi (dell’epoca) attraverso cui incrementare la proprio impresa. Ovviamente un’impresa “santa” la sua, che comunque, come tutte le imprese, ha avuto i suoi “incidenti di percorso” (punti deboli, errori, illusioni, fallimenti, vertenze, anche giudiziarie).

“Un epistolario di cose e non di parole”, è stato ancora definito quello di Don Bosco, benché paradossalmente le oltre 4.000 pagine dei 7 volumi già editi (ne mancano ancora tre) siano pieni di parole; ma non sono mai parole vuote, parole al vento, o parole per la letteratura, ma parole piene di energia vitale, di azione creativa, di potenziale formativo, di organizzazione di un innovativo “lavoro” apostolico, sia in territorio italiano, che in quello europeo e sudamericano.

Parole che a loro volta “hanno metaforicamente coperto lo spazio geografico” del pianeta (N. Bottiglieri), tanto le lettere di Don Bosco hanno sollecitato i missionari salesiani a raggiungere le inesplorate ed inospitali propaggini meridionali della Patagonia e della Terra del Fuoco.

Le lettere poi – ha sottolineato a fine lavori il curatore dei volumi, don Francesco Motto, SDB – con il loro susseguirsi giorno dopo giorno costituiscono non solo una autobiografia del santo (a suo insaputa), ma anche il sicuro filo conduttore e interpretativo di tutta l’azione estremamente complessa, variegata e problematica di Don Bosco, prete, prete in ogni luogo, ma anche educatore, fondatore, scrittore, maestro di vita.

Evidentemente la pubblicazione di quasi 5.000 lettere, oltre un terzo delle quali assolutamente sconosciute, manda definitivamente in soffitta una mole di pubblicazioni mai tramontate, oleografiche, retoriche, non adeguatamente documentate e soprattutto estremamente riduttive di un personaggio come Don Bosco, la cui vera identità sta proprio nella totalità del suo essere ed agire e non nell’eccezionalità, originalità o unicità di una dimensione, fosse pure quella pedagogica o taumaturgica.

La tavola rotonda è stata moderata dal prof. Giuseppe Acocella, che inizialmente ha dato la parola per i saluti alla prof.ssa Maria Rosa Grillo, direttrice del Dipartimento di Studi Umanisti dell’Università di Salerno e promotrice della tavola rotonda; a don Thomas Anchukandam, Direttore dell’Istituto Storico Salesiano, nelle cui collane di “Fonti” sono editi i volumi dell’epistolario di Don Bosco; e a don Pasquale Martino, direttore dell’Opera salesiana di Salerno, che ospitava la manifestazione. Inoltre, per un rapido sguardo complessivo alla mole delle lettere pubblicate, è stato inizialmente proiettato il video “Cari giovani” realizzato in proprio dal prof. Enrico Cassanelli, SDB, con un’intervista al curatore dello stesso epistolario.

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Tavola rotonda “Epistolario di don Bosco”

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Italia – Seduta annuale della Presidenza ACSSA

foto ACSSA

Roma, Italia – 29 aprile 2017 – Il 29 aprile si è svolta nella casa Generalizia Salesiana la seduta annuale della Presidenza dell’Associazione Cultori Storia Salesiana (ACSSA). Vi hanno partecipato don F. Motto, presidente, don S. Zimniak, segretario, don J. Torres e sr G. Loparco per l’Europa, don A. Fresia e sr M. Imaculada da Silva per l’America, sr M. Roher e don G. Kivungila per l’Africa, don N. Impelido per l’Asia Est. Nel corso dei lavori hanno dato relazione del lavoro svolto, soprattutto in ambito archivistico e storiografico, le sezioni ACSSA nazionali d’Italia, Spagna, Polonia; sono stati approvati gli statuti delle sezioni Argentina e Brasile; si è preso atto dell’avvenuta fondazione della sezione India; e sono stati accolti 16 nuovi membri, con i quali ormai l’ACSSA sfiora i duecento iscritti. Don Zimniak ha presentato il bilancio economico e l’aggiornamento del sito ISS/ACSSA. Particolarmente importante è stata la programmazione del Convegno Internazionale previsto per il 2021 dal titolo provvisorio: “Figure salesiane incisive ed innovative nel secolo XX”. Data precisa e sede saranno fissate nel 2019, dopo lo svolgimento dei Seminari Continentali. Il Rettor Maggiore ha fatto una visita imprevista, si è congratulato con i presenti per quanto l’ACSSA sta facendo e ha rinnovato il suo pieno appoggio alle attività di formazione e di ricerca in programma.

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Un clero per la «città nuova»

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PREFAZIONE

di Augusto D’Angelo

 

Littoria, dal punto di vista storico, rappresenta un osservatorio interessante per molti motivi. È il centro di uno dei territori in cui il regime fascista sperimenta la sua progettualità da un punto di vista geografico, demografico ed urbanistico. Vi si avvia la trasformazione profonda di un territorio, con la bonifica dell’Agro pontino, con il trasferimento di popolazioni da altre zone d’Italia per la sua colonizzazione, con la creazione di una serie di nuovi agglomerati urbani.

Dobbiamo alla serietà della ricerca di Clemente Ciammaruconi un nuovo interessante ed approfondito contributo sulla presenza salesiana in questa realtà. Egli, nella sua già vasta produzione che riguarda prevalentemente l’ambito della storia sociale e religiosa, aveva già indagato il ruolo dei Salesiani che interagiscono con la trasformazione del territorio da parte del regime cercando di assicurare l’assistenza religiosa nella zona della bonifica a partire dal 1933. Il suo primo libro sul tema (Un clero per la «città nuova». I Salesiani da Littoria a Latina. I. 1932-1942. Roma 2005) ha rappresentato un contributo considerevole e ricco di spunti di interesse.

Questo nuovo volume ripercorre ora le fasi successive della presenza dei Salesiani che furono chiamati a garantire l’assistenza pastorale a Littoria da Pio XI proprio quando la regione pontina stava trasformandosi attraverso la bonifica integrale e la “città nuova” era appena un progetto in via d’iniziale realizzazione. Dapprima ci fu una parziale resistenza ad accettare la “missione”, ma nell’ottobre del 1933 i Salesiani accolsero l’invito del papa e si stabilirono nella cittadina in costruzione. Non era una situazione facile. Il territorio dipendeva dalla diocesi di Velletri e il clero diocesano non contava membri disposti a stabilirsi nell’Agro. La cura pastorale dei fedeli dispersi nei poderi gradualmente sottratti alla palude era affidata al parroco di Cisterna, ma le necessità erano superiori alle sue forze. La popolazione cresceva rapidamente per l’arrivo dei coloni, sparsi in una zona molto vasta.

All’inizio, la comunità salesiana che si stabilì nel territorio ammontava a cinque membri, i quali subito si affaccendarono per organizzare la cura pastorale a Littoria e in cinque borghi della zona che distavano dal principale centro abitato dai sette ai dieci chilometri.

La gran parte dei coloni proveniva dal Veneto e desiderava che ogni borgo avesse una presenza permanente del sacerdote. Il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Velletri era all’epoca Enrico Gasparri, nipote di Pietro Gasparri il segretario di Stato che aveva firmato i Patti Lateranensi con il regime. Fu anche per rispondere a tali esigenze pastorali che il cardinale Enrico Gasparri scelse come vescovo residente un Salesiano, mons. Salvatore Rotolo, il quale in pochi anni riorganizzò la presenza del clero, assicurando la nascita, oltre che della parrocchia di S. Marco a Littoria, anche l’istituzione di altre cinque parrocchie nei borghi dei dintorni. In breve, i religiosi salesiani finirono per aumentare a sette sacerdoti e due fratelli consacrati.

Le fonti che Ciammaruconi esplora con diligenza ci mostrano una comunità religiosa sensibile alla propaganda del regime. Si tratta di una vicenda nota per ampie fasce della Chiesa italiana e che, all’epoca, solo pochi osservatori ecclesiastci guardavano con diffidenza. Tra questi, un ufficiale della Segreteria di Stato che scriveva a proposito dell’atteggiamento di clero ed episcopato nei confronti della guerra condotta in Etiopia dal governo fascista:

 “E il clero? Questo è il disastro più grande. Il clero deve essere calmo, disciplinato, obbediente ai richiami della Patria; è chiaro. Ma invece questa volta è tumultuoso, esaltato, guerrafondaio. Almeno si salvassero i Vescovi. Niente affatto. Più verbosi, più eccitati, più… squilibrati di tutti. Offrono oro, argento puri: anelli, catene, croci, orologi, sterline. E parlano di civiltà, di religione, di missione dell’Italia in Africa […]. Difficilmente poteva compiersi nelle file del clero un confusionismo, uno sbandamento, un disquilibrio più gravi e più pericolosi”.

Si trattava di Domenico Tardini, che poi sarebbe divenuto stretto collabora­tore di Pio XII e segretario di Stato di Giovanni XXIII.

Tuttavia, quando il regime sceglie di affiancare la Germania nazista in guerra, la distanza crescente si registra sia nelle cronache della casa salesiana sia nelle direttive dei vertici della famiglia religiosa. E man mano che il conflitto procede e le sue sorti cambiano, vengono annotati i segnali di una divaricazione sempre più profonda. Nel giugno 1943, in una chiesa di S. Marco affollatissima per la festa del Corpus Domini, “molto commentata e biasimata fu l’assenza completa delle autorità politiche e amministrative” della città. La mancata partecipazione di tutte le maggiori cariche istituzionali – che pure erano state invitate – dimostra come oramai i rapporti tra regime e mondo cattolico fossero logorati.

Dopo 1’8 settembre, sotto la minaccia dei rastrellamenti tedeschi, sono i Salesiani a raggiungere le case coloniche per avvertire i capifamiglia ed i ragazzi in età da lavoro di non farsi vedere a Littoria. E subito dopo lo sbarco di Anzio, ancora loro indicano la speranza del popolo per un rapido arrivo delle truppe alleate che liberi la città.

L’esperienza della guerra della comunità salesiana è quella registrata in molte altre realtà. I religiosi restano col popolo sotto i bombardamenti e sfollano con gli ultimi quando Littoria viene abbandonata. Trovano ricovero a Roma, ma sono anche tra i primi a tornare nel capoluogo pontino non appena l’Urbe viene liberata e possono muoversi verso Sud. Roma è libera il 4 giugno del 1944, don Carlo Torello ed i suoi tornano già il 6 giugno a Littoria – di lì a poco rinominata Latina — e trovano solo distruzione. La fase della ricostruzione è ancora lontana; prima c’è da sfamare la gente che ritorna in città e che non ha nulla. È l’espe­rienza della mensa, che distribuisce fino a 1.200 minestre al giorno. Ma è anche la stagione dell’epurazione che i Salesiani vogliono rendere meno dolorosa possibile: già la guerra è stata una punizione sufficiente, secondo don Torello. Egli entra nel Comitato di liberazione, chiamato ad istruire i dossier sugli epurandi e ad emettere un giudizio sulla loro condotta. Opera con saggezza conducendo anche gli altri membri a posizioni di clemenza e ragionevolezza.

Ciammaruconi ricostruisce con cura anche le prime vicende politiche del dopoguerra. A Latina, l’iniziale nucleo democristiano nasce senza collegamenti con gli organi centrali del partito. Ne fanno parte alcuni cattolici impiegati nelle istituzioni pubbliche, esponenti delle professioni, membri dell’associazionismo cattolico. Ad essi il parroco e la comunità salesiana forniscono un tetto, una guida, consigli e sostegno aperto. Ma le prime consultazioni elettorali non sono positive. Nelle amministrative della primavera del 1946 si affermano i repubblicani come primo partito, avendo utilizzato come candidati alcuni tecnici della rete di bonifica capaci di catalizzare il consenso dei coloni; la DC è solo il secondo partito col 32%. Lo stesso avviene il 2 giugno, con ampia affermazione per la Repubblica e nuovo successo elettorale del PRI.

La DC inizia a risalire la china con la nomina a segretario provinciale di Vittorio Cervone, già allievo salesiano a Gaeta. Spetta a lui riorganizzare la DC che nel 1948, quando la battaglia è campale, porta il partito al 5 1% in città e al 54% nella provincia. Cervone, inoltre, si adopererà perché Maria Goretti — la giovane beatificata nel 1947 e canonizzata nel 1950 — divenga patrona di Latina, la qual cosa Pio XII concederà ne11952.

E proprio Maria Goretti, assieme a Domenico Savio, rappresenta il modello che la comunità salesiana propone ai giovani: la “martire delle Paludi pontine” viene presentata come simbolo della purezza. In fondo, anche se appare una forzatura affermare che l’allora segretario della Federazione giovanile comunista italiana, Enrico Berlinguer, l’avesse indicata come modello alle giovani comuniste, egli nel 1951 aveva paragonato la partigiana Irma Bandiera — torturata a morte dai nazisti per non aver tradito i suoi compagni — proprio alla santa che si era fatta uccidere per difendere la verginità, citando entrambe come esempi di virtù delle ragazze italiane. Della ricezione integrata di quell’accostamento è una testimonianza, tra l’altro, una recente intervista a Luciana Castellina[1].

In Domenico Savio, il giovane studente salesiano morto adolescente, si indicavano invece come esemplari la gioia, l’impegno nei doveri di studio e di preghiera, la scelta di fare del bene.

I primi anni Cinquanta vedono anche a Latina l’affermazione di un modello di educazione giovanile che molti di coloro che sono cresciuti nel secondo dopoguerra ricordano: la vita dell’oratorio, la preghiera, la proposta dello scoutismo, il cinema parrocchiale, l’educazione ad una comunione di intenti.

Tra l’altro, in quel periodo Latina diviene anche approdo per parte della popolazione che dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia fu costretta ad abbandonare la propria terra. Il capoluogo pontino venne infatti individuato come una delle località nelle quali istituire in breve tempo centri di accoglienza capaci di ricevere centinaia di persone costrette all’esodo. Un campo, istituito a partire dal marzo 1947, accolse più di mille profughi giuliano-dalmati che, dopo essere stati a lungo alloggiati nell’ex caserma dell’82° Reggimento di Fanteria, dal 1956 ricevettero finalmente una migliore sistemazione in un quartiere apposito a loro destinato, il cosiddetto “Villaggio Trieste”. E la data non è irrilevante, perché da allora il campo fu destinato ad accogliere i profughi che arrivavano dall’Ungheria fuggendo dalla repressione dell’Armata Rossa. L’azione della comunità salesiana in quegli anni si arricchì quindi di un inedito campo d’azione ed assistenza spirituale, su un terreno che oggi è tornato di drammatica attualità.

La storia della Chiesa è anche vicenda di comunità concrete, legate ad un territorio, e quella nell’Agro pontino, che Ciammaruconi ha analizzato con capacità di indagine e fedeltà alle fonti, è caratterizzata anche dall’intreccio appassionante della sorte della famiglia salesiana con una porzione di società italiana in profonda trasformazione. L’autore ha ripercorso in questo volume quell’intreccio in maniera documentata, profonda e, soprattutto, appassionata. Per questo le sue pagine meritano la nostra grata attenzione.

[1] Si veda l’intervista alla giornalista e parlamentare comunista in Emiliano Sbaraglia, Ideario Berlinguer. Passioni e parole di un leader scomodo. Con un’intervista a Luciana Castellina. Roma 2014.

POSTFAZIONE

di Francesco Motto

 

I Salesiani, tanto nella Società civile che ecclesiale, da 150 anni si qualificano particolarmente come educatori di giovani. Nell’ambito educativo, infatti, si collocano la maggior parte delle presenze salesiane in Italia e nel mondo.

La prima e forse più originale di tale opere è l’oratorio, vale a dire quell’ambiente aperto a tutti i minori, che favorisce l’incontro fra loro e con gli educatori, a tempo pieno o parziale. Inizialmente era uno spazio in cui, accanto a momenti ricreativi, si insegnava il catechismo ai giovani “poveri ed abbandonati” senza parrocchia: un’opportunità pedagogica unica nel suo genere, nella quale si riflettevano le situazioni e i problemi del momento. Successivamente si trattò di andare al­la ricerca e di sostenere i giovani nel loro stesso ambiente di vita, nonché di offrir loro spazi sicuri, di apertura, di protezione e di formazione integrale. Esso era caratterizzato tanto dall’accentuazione della vita pastorale festiva, della ricreazione e del tempo libero attraverso il gioco, la musica e il canto, il teatro, quanto dal rapporto spontaneo ed informale fra educatori ed educandi. In seguito, lungo i decenni, la grande plasticità dell’oratorio salesiano ha portato a una notevole versatilità e a una differenziazione delle sue modalità organizzative, fino a prendere la forma di un progetto educativo-pastorale vero e proprio.

Una seconda area di impegno dei Salesiani, dopo quella giovanile, comprende opere che possono considerarsi più immediatamente di carattere pastorale: vale a dire le parrocchie, i santuari, le chiese pubbliche e semipubbliche. La precedenza è ovviamente data alle “parrocchie popolari”, solitamente nelle periferie delle città, che hanno offerto opportunità religiose per famiglie operaie ricche di figli; ovvero alle “parrocchie giovanili” con apprendisti non residenti, studenti, militari, emigranti di altre regioni, ossia giovani sradicati da ogni struttura familiare, civile e religiosa che in qualche modo avrebbero potuto mettere a rischio la loro fede.

Ebbene l’opera dei Salesiani a Littoria-Latina, parrocchia e oratorio, sorta mezzo secolo dopo la morte di don Bosco, si è posta come splendida realizzazione di tale binomio in tempi di certo non facili, come quelli del fascismo, della seconda guerra mondiale, della ripresa postbellica. Il loro modello educativo-pastorale si è sviluppato trovando un proprio significativo ruolo all’interno di un regime che tendeva a restringere gli spazi di libertà, o di fronte all’assenza di uno Stato sociale che provvedesse ai più bisognosi, in attiva collaborazione se non in onesta concorrenza con altre forze intente a ricostruite un tessuto sociale sfilacciatosi lungo gli anni. Uno sforzo, quello salesiano, volto a creare una società migliore attraverso l’educazione “integrale” della gioventù e l’assistenza religiosa alle popolazioni, in stretto rapporto — amichevole, o talvolta anche conflittuale — con autorità civili ed ecclesiali.

Le iniziative salesiane di concreta risposta ai bisogni della comunità di Latina, sia in funzione di supplenza che di collaborazione con lo Stato e con la Chiesa, hanno altresì innescato in entrambe le istituzioni una dinamica favorevole ad una maggiore attenzione ai giovani, alla loro educazione e formazione, alla loro socia­lizzazione e promozione, ossia al loro futuro e, di conseguenza, al futuro della società italiana.

Come sottolineava Francesco Traniello 25 anni fa nella postfazione ad un volume sulla casa salesiana di Forlì in occasione del suo cinquantesimo (1942-1992), non è facile percorrere con rigore storico la vicenda di un’opera salesiana perché implica misurarsi in primo luogo con la storia, per così dire, ” integrale”, a tutto tondo, della comunità e del territorio nel quale i Salesiani si sono via via inseriti e su cui, in forza della loro singolare dote di plasmabilità, hanno comunque lasciato la propria impronta. Se un simile giudizio vale un po’ per tutte le case, vale forse più ancora per l’opera salesiana di Latina, che è sorta ed è cresciuta, ha gioito e sofferto, in simbiosi con la città, alla quale ha offerto il meglio che salesianamente aveva a disposizione, pur in mezzo ad immancabili debolezze, ripiegamenti e ritardi.

La storia raccontata in due volumi da Clemente Ciammaruconi con singolare capacità di “far parlare” le fonti scritte ed orali, ricercate con certosina pazienza, ne è la prova provata. Ulteriori approfondimenti potranno comunque trovar spazio, specialmente riguardo alla vita interna della comunità salesiana, alla sua spiritualità e pedagogia in contesto, ai singoli salesiani, perché si tratta sempre di una storia corale, anche se alcune figure giocano ruoli particolarmente importanti; lo stesso si dica della comunità ecclesiale e civile. Tutti, però, dovranno in qualche modo confrontarsi con questi suoi due testi che da oggi sono a disposizione dei lettori e che arricchiscono la collana Studi dell’Istituto Storico salesiano. Storiograficamente, poi, un omaggio forse più bello non si poteva fare in occasione del cinquantesimo della morte del principale protagonista degli avvenimenti in essi rievocati, don Carlo Torello (1886-1967).

Per acquistare il volume

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Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’opera salesiana (SDB e FMA) dal 1879 al 1965

Atti-ACSSA2015

VI Convegno internazionale di studi organizzato dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA), in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano; si terrà a Torino Valdocco dal 28 ottobre al 1° novembre 2015, con la partecipazione di circa 90 SDB, FMA, studiosi laici e alcuni altri membri della Famiglia Salesiana provenienti da quattro continenti. In coerenza con gli scopi associativi, la maggior parte delle ricerche sono state effettuate da membri dell’associazione, assicurando così una larga rappresentatività di contesti e culture. In coincidenza con la conclusione dell’anno bicentenario, quasi quaranta ricerche presenteranno non il don Bosco storico, ma la sua immagine sociale ed ecclesiale sviluppatasi in un secolo, per sondare le risonanze ed eventualmente gli influssi nei diversi contesti storici, politici, sociali, culturali, pedagogici ed educativi, economici in cui si è inserita l’opera salesiana.

La domanda soggiacente è: la percezione della figura di don Bosco, come è stata mediata e recepita, in diverse aree geografiche e su diversi piani di lettura, ha a che fare con un’identità sociale, o con la formazione della matrice di qualche gruppo in costruzione? La simbolizzazione dei valori legati alla sua figura appartiene solo all’area educativa e religiosa, o incide anche in qualche
identità collettiva sotto il profilo sociale, civile, economico?

L’esplorazione della percezione diffusa dell’immagine di don Bosco è stata articolata intorno ad alcune aree di ricerca: educativa e pedagogica, religiosa, formativa, associativa, letteraria, dei mass media (stampa, teatri, musical…), delle belle arti; toponomastica e urbanistica, politica… Si è delimitata l’indagine a persone e ambienti esterni alle due congregazioni religiose
fondate dal santo, escludendo ad esempio scuole o chiese dedicate a don Bosco, edificate o promosse direttamente da SDB o FMA; biografie, monumenti, libri, opere d’arte o riviste periodiche pubblicate in ambiente salesiano. In altre parole, interessa la proiezione esterna, sociale e culturale, educativa e religiosa, ideale e valoriale, del personaggio don Bosco; il contenuto passato nella comunicazione e come esso è stato percepito nel territorio indagato. Oltre a fornire materiali locali per ulteriori approfondimenti e interpretazioni, ci si attende anche alcuni spunti di riflessione che riguardano la comunicazione attuale, estesa soprattutto in contesti di pluralismo religioso o di minoranza cristiana.

Visita il Sito dedicato http://congressoacssatorino2015.altervista.org/


dal Comunicato Stampa 17 ottobre 2015

 

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Presentazione secondo volume di: Un clero per la città Nuova

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Conservazione delle memorie storiche nelle ispettorie salesiane d’Italia

Seminario di studio

Istituto Sacro Cuore, Via Marsala 42, Roma

24-26 febbraio 2017

Esattamente venti anni fa (febb 1997) la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa scriveva in “La funzione pastorale degli Archivi ecclesiastici:

 “La memoria storica fa parte integrante della vita di ogni comunità e la conoscenza di tutto ciò che testimonia il succedersi delle generazioni, il loro sapere e il loro agire, crea un regime di continuità. Pertanto, con il loro patrimonio documentario, conosciuto e comunicato, gli archivi possono diventare utili strumenti per una illuminata azione pastorale, poiché attraverso la memoria dei fatti si dà concretezza alla Tradizione. Possono inoltre offrire ai pastori e ai laici, mutuamente impegnati nell’azione evangelizzatrice, informazioni sulle diverse esperienze remote e recenti. […] Un’istituzione che dimentica il proprio passato difficilmente riesce a configurare la sua funzione tra gli uomini di un determinato contesto sociale, culturale e religioso” .

L’ACSSA Italia, nell’intento di essere fedele ad una delle proprie finalità, in questi ultimi anni ha intessuto un dialogo con ispettori e ispettrici d’Italia allo scopo di accrescere “la sensibilità e l’attenzione per la storia salesiana” e allo stesso tempo incrementare “la cura degli archivi locali”. Perciò, in stretta sintonia con CII E CISI, ha promosso per fine mese a Roma un seminario di studi, rivolto in primis ai segretarie/i dei centri ispettoriali ma anche a quanti possono affiancarli nell‘opera di conservazione e valorizzazione delle memorie e dei beni culturali salesiani.

Con questa iniziativa l’associazione vuole offrire un contributo al miglioramento del servizio archivistico ispettoriale, e renderlo in tal modo rispondente ai nuovi bisogni che si affacciano sulla scena dell’opera educativa e pastorale odierna come pure idoneo a facilitare i diversi tipi di ricerca scientifica.

ORGANIZZAZIONE: ACSSA Italia

PROMOZIONE: CII e CISI

RELATORI: esperti laici, ecclesiastici, religiosi, salesiani

OBIETTIVO

Confrontarsi con i criteri più diffusi e consolidati per ordinare, descrivere e gestire un archivio storico ispettoriale salesiano.

MODALITÀ

Relazioni e dibattito, presentazione di informazioni locali, comunicazione di esperienze

DESTINATARI:

  • segretario/a ispettoriale;
  • SDB-FMA o laico/a che gestirà l’archivio storico ispettoriale (ordinamento, catalogazione dei documenti, predisposizione per il servizio di consultazione interna ed esterna);
  • SDB-FMA membro ACSSA, impegnati a promuovere e garantire la conservazione delle memorie nell’ispettoria.

 

PROGRAMMA

Venerdì pomeriggio 24 febbraio (ore 15.00 – 18.45)

Comprendere natura e importanza di un archivio storico salesiano

 a. Che cos’è un archivio; che cos’è un archivio storico; specificità di un archivio storico ecclesiale/religioso

Gaetano ZITO, Presidente Associazione Archivistica Ecclesiastica

b. Specificità di un archivio storico salesiano (SDB e FMA)

Luigi CEI e Francesco MOTTO SDB, Piera CAVAGLIÀ e Angela MARZORATI FMA

Sabato mattino 25 febbraio (ore 9.00 – 12.30)

Saper raccogliere documenti e “memorie”

  1. Lo stato attuale degli archivi; che cosa raccogliere e conservare; come selezionare e cosa scartare; chi deve fare la raccolta, la selezione, lo scarto; perché raccogliere e selezionare 

Rinaldo CORDOVANI OFM e collaboratore; Francesca MAZZARELLI SDVI

       2. Lo stato dei singoli archivi (storici) ispettoriali salesiani

Attuali responsabili SDB e FMA (Presentazione della scheda compilata in precedenza)

Sabato pomeriggio 25 febbraio (ore 15.00-18.45)

Descrivere e ordinare un archivio storico

  1. orientamenti pastorali, metodologie condivise, prospettive per la fruizione (il portale BeWeB)
  2. una proposta per descrivere e riordinare la documentazione (il progetto CEI-Ar)

Francesca D’AGNELLI – Claudia GUERRIERI, Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana

Domenica mattina 26 febbraio (ore 9.00-12.00)

Organizzare l’archivio storico: conservazione, riordinamento, valorizzazione

  1. problematiche relative alla conservazione (dalla scelta dei locali al restauro)
  2. problemi di riordinamento e descrizione dell’archivio
  3. la valorizzazione dell’archivio

Emanuele ATZORI, archivista delle Oblate del Bambino Gesù e delle Maestre Pie Venerini

Conclusione

  1. Convinzioni acquisite e condivise
  2. Proposte operative

Rodolfo Bogotto SDB e Paola Cuccioli FMA (coordinatori del dialogo fra tutti i presenti)

 

 

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Sono stati pubblicati gli Atti del Convegno ACSSA 2015

G. Loparco – S. Zimniak (a cura di), Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’Opera Salesiana. Atti del 6° Convegno Internazionale di Storia dell’Opera Salesiana. Torino, 28 ottobre – 1° novembre 2015 (Associazione Cultori Storia Salesiana, Studi 8), Roma, LAS 2016, 909 p.

 

Il volume contiene gli atti del Convegno internazionale organizzato dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA) in occasione del Bicentenario della nascita di s. Giovanni Bosco (1815-2015). Si compone di tre parti che intrecciano cronologia, tipologia di fonti, aree di ricerca, affinità geografica, per mettere in luce come è stata percepita la figura di don Bosco all’esterno dell’Opera salesiana.

La prima parte, Don Bosco in prima lettura (4 contributi), spazia soprattutto tra i primi decenni in cui si forma l’immaginario sul sacerdote e fondatore piemontese, fino alla canonizzazione nel 1934.

La seconda parte, Don Bosco a caratteri di stampa: giornali, riviste, libri, è più corposa (15 contributi) e per certi versi quella che permette maggiori raffronti tra aree geografiche, come pure tra differenti ambienti, civili ed ecclesiali. Il fatto che si tratti di un sacerdote, fondatore, poi beato e santo, e di un educatore ampiamente stimato e noto già in vita, modula l’espansione della sua fama, dei valori da lui richiamati, da quelli più marcatamente religiosi a quelli sociali e perfino economici.

La terza parte, Il nome di don Bosco lungo le strade. Toponomastica, monumenti, scuole, parrocchie, legislazione, memoria orale e altro (17 contributi) si inoltra nella cronologia fino agli anni più recenti, intorno al 2000. Dalle pubblicazioni, popolari o di studio, con cui si trasmettono e si formano idee e convinzioni, l’immagine del santo si materializza in una memoria pubblica, amplificata, qualche volta forse strumentalizzata nella logica della popolarità, della comunicazione accattivante, della pubblicità. La mediazione soprattutto di ex allievi affezionati al santo dei giovani ha giocato una parte rilevante, e non in modo biasimevole, portando il nome di don Bosco anche in luoghi e ambienti inusuali per un santo, almeno dell’Ottocento. In un contesto di secolarizzazione parla di una santità vicina, “feriale”, propiziatrice e simpatica. In contesti non cristiani, invece, la diffusione del nome e dei valori ad esso connessi è molto più contenuta e controllata. (Dalla Presentazione di G. Loparco – S. Zimniak)

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Solidarietà salesiana durante la Grande Guerra (1915-1918)

Orfanelli_185-18Il 30 novembre 2016, dalle ore 16.00 alle 18.30, presso la Casa Generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice (via Ateneo Salesiano, 81 – 00139 Roma), si è svolta una tavola rotonda, organizzata dal Centro Studi FMA, sulla “Solidarietà salesiana durate la Grande Guerra (1915-1918)”.

L’evento è stato introdotto da padre Giancarlo Rocca (SSP), il quale ha delineato il quadro complessivo della situazione in cui si sono venuti a trovare gli istituti religiosi in quel frangente e come si sono organizzati per seguire e sostenere i molti confratelli chiamati alle armi. Ha anche accennato al modo in cui era percepita la guerra, alle eventuali giustificazioni indotte da sensibilità culturali e patriottico-nazionaliste, ai problemi di coscienza che dovettero affrontare i religiosi combattenti. Si è poi soffermato sul contributo caritativo e assistenziale offerto dagli istituti religiosi femminili, più difficile da documentare poiché mancano statistiche ufficiali e studi particolari. (altro…)

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Riunione dei membri dell’ISS (19 novembre 2016)

Sabato 19 novembre 2016, dalle ore 9.00 alle ore 12.30, si è svolta l’assemblea ordinaria dei membri dell’ISS, presso la sede dell’Istituto (Roma, Via della Pisana, 1111).

Si sono affrontati i seguenti punti dell’Odg:

1. Saluto del Direttore

2. Saluto di D. Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore

3. Approvazione del verbale della riunione precedente (28 giugno 2016)

4. Informazioni sulla riunione del Consiglio direttivo dell’ISS (17 ottobre 2016)

5. Programmazione per il periodo 2016-2020 (revisione)

6. Bilancio preventivo per l’anno 2017

7. Progetti: Storia della Società Salesiana (T. Anchukandam); Fonti Salesiane, vol. 2 (T. Anchukadam, J.M. Prellezo; A. Giraudo)

8. Revisione norme editoriale per le edizioni critiche (A. Giraudo, F. Motto, J.M. Prellezo)

9. Presentazione n. 67 di RSS (in fase di stampa)

10. Proposta di nomi per lista recensori ISS e RSS

11. Valutazione della giornata di studio su Pietro Braido (10 nov. 2016)

12. Tema del convegno storico del 2020

13. Sito ISS e ACSSA

14. Personale ISS

15. Atti del 6° Convegno ACSSA (in stampa)

16. Biblioteca specializzata dell’ISS e Biblioteca Centrale Salesiana: situazione

17. Richiesta di comunicazione al Segretario di coordinamento sulle nuove pubblicazioni ISS

18. Prossimi giubilei di F. Motto e F. Casella: suggerimenti

19. Varia

 

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