Raccolta di Ricerche Storiche Salesiane

Ricerche Storiche Salesiane vol68 2017 A036 n1

ANNO XXXVI – N. 1 (68) GENNAIO-GIUGNO 2017 SCARICA L’INDICE DEL FASCICOLO RSS vol68 2017 A036 n1 indice    ...

foto ACSSA

Italia – Seduta annuale della Presidenza ACSSA

Roma, Italia – 29 aprile 2017 – Il 29 aprile si è svolta nella casa Generalizia Salesiana la seduta annuale...

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Un clero per la «città nuova»

PREFAZIONE di Augusto D’Angelo   Littoria, dal punto di vista storico, rappresenta un osservatorio interessante per molti motivi. È il...

Atti-ACSSA2015

Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’opera salesiana (SDB e FMA) dal 1879 al 1965

VI Convegno internazionale di studi organizzato dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA), in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano; si terrà...

Raccolta di Ricerche Storiche Salesiane

Ricerche Storiche Salesiane vol67 2016 A035 n2

ANNO XXXV – N. 2 (67) LUGLIO-DICEMBRE 2016 SCARICA L’INDICE DEL FASCICOLO RSS vol67 2016 A035 n2 indice    ...

ACSSA19052016

Riunita la nuova Presidenza ACSSA

Il 19 maggio presso la sede dell’Istituto Storico Salesiano nella casa generalizia di Roma si è riunita la nuova Presidenza...

Mogliano Veneto 2016

Il servizio dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice durante la Grande Guerra

Si è  svolto a Mogliano Veneto (Treviso, Italia) con soddisfazione di tutti i numerosissimi partecipanti, il convegno nazionale di studio...

I salesiani di Don Bosco nel paese dei cedri. I primi venticinque anni di presenza salesiana in Libano – 1952-1977

I salesiani di don Bosco nel paese dei cedri

Un nuovo volume di Vittorio Pozzo SDB. *** L’Istituto Storico Salesiano, l’Ambasciata del Libano presso la Santa Sede, la Casa Editrice...

Vol VII Epistolario D. Bosco

Epistolario, (Don Bosco) vol. VII (1880-1881)

È arrivato in libreria un nuovo volume dell’edizione critica delle lettere del santo. Lo ha curato, come i precedenti, don...

acssa02112015-DSCN4927

Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’opera salesiana (SDB e FMA) dal 1879 al 1965

VI Convegno internazionale di studi organizzato dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA), in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano; si terrà...

BENEDIKTBEUERN GERMANIA 31 OTTOBRE – 4 NOVEMBRE 2012a

Benediktbeuern (Germania) Lo stato della storiografia salesiana nella regione

SEMINARIO EUROPEO Lo stato della storiografia salesiana nella regione. Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale Benediktbeuern 31 ottobre – 4 novembre 2012 http://www.seminarioeuropeoacssa.altervista.org/...

CACHOEIRA DO CAMPO BRASILE 17-20 MARZO 2012

Cachoeira do Campo (Brasile) Lo stato della storiografia salesiana nella regione. Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale

Seminario americano di storia salesiana. L’appuntamento avrà luogo in Brasile a “Retiro das Rosas” – Rodovia dos Inconfidentes, Km 75...

Kenia_Karen_Convegno14102011

Storia dell’Opera Salesiana in Africa-Madagascar

I Convegno Internazionale di Storia dell’Opera Salesiana in Africa-Madagascar  

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Preparazione del 5° Convegno Internazionale dedicato al rettorato di don Michele Rua

All’inizio della riunione i Membri presenti della Presidenza hanno voluto ricordare il defunto don Ramón Alberdi, primo Presidente dell’ACSSA, il...

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Ricerche in vista del 5° convegno internazionale su don Michele Rua

Al centro dei lavori è stata la valutazione dell’andamento delle ricerche in vista del 5° convegno internazionale su don Michele...

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Category: Pubblicazioni

Un clero per la «città nuova»

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PREFAZIONE

di Augusto D’Angelo

 

Littoria, dal punto di vista storico, rappresenta un osservatorio interessante per molti motivi. È il centro di uno dei territori in cui il regime fascista sperimenta la sua progettualità da un punto di vista geografico, demografico ed urbanistico. Vi si avvia la trasformazione profonda di un territorio, con la bonifica dell’Agro pontino, con il trasferimento di popolazioni da altre zone d’Italia per la sua colonizzazione, con la creazione di una serie di nuovi agglomerati urbani.

Dobbiamo alla serietà della ricerca di Clemente Ciammaruconi un nuovo interessante ed approfondito contributo sulla presenza salesiana in questa realtà. Egli, nella sua già vasta produzione che riguarda prevalentemente l’ambito della storia sociale e religiosa, aveva già indagato il ruolo dei Salesiani che interagiscono con la trasformazione del territorio da parte del regime cercando di assicurare l’assistenza religiosa nella zona della bonifica a partire dal 1933. Il suo primo libro sul tema (Un clero per la «città nuova». I Salesiani da Littoria a Latina. I. 1932-1942. Roma 2005) ha rappresentato un contributo considerevole e ricco di spunti di interesse.

Questo nuovo volume ripercorre ora le fasi successive della presenza dei Salesiani che furono chiamati a garantire l’assistenza pastorale a Littoria da Pio XI proprio quando la regione pontina stava trasformandosi attraverso la bonifica integrale e la “città nuova” era appena un progetto in via d’iniziale realizzazione. Dapprima ci fu una parziale resistenza ad accettare la “missione”, ma nell’ottobre del 1933 i Salesiani accolsero l’invito del papa e si stabilirono nella cittadina in costruzione. Non era una situazione facile. Il territorio dipendeva dalla diocesi di Velletri e il clero diocesano non contava membri disposti a stabilirsi nell’Agro. La cura pastorale dei fedeli dispersi nei poderi gradualmente sottratti alla palude era affidata al parroco di Cisterna, ma le necessità erano superiori alle sue forze. La popolazione cresceva rapidamente per l’arrivo dei coloni, sparsi in una zona molto vasta.

All’inizio, la comunità salesiana che si stabilì nel territorio ammontava a cinque membri, i quali subito si affaccendarono per organizzare la cura pastorale a Littoria e in cinque borghi della zona che distavano dal principale centro abitato dai sette ai dieci chilometri.

La gran parte dei coloni proveniva dal Veneto e desiderava che ogni borgo avesse una presenza permanente del sacerdote. Il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Velletri era all’epoca Enrico Gasparri, nipote di Pietro Gasparri il segretario di Stato che aveva firmato i Patti Lateranensi con il regime. Fu anche per rispondere a tali esigenze pastorali che il cardinale Enrico Gasparri scelse come vescovo residente un Salesiano, mons. Salvatore Rotolo, il quale in pochi anni riorganizzò la presenza del clero, assicurando la nascita, oltre che della parrocchia di S. Marco a Littoria, anche l’istituzione di altre cinque parrocchie nei borghi dei dintorni. In breve, i religiosi salesiani finirono per aumentare a sette sacerdoti e due fratelli consacrati.

Le fonti che Ciammaruconi esplora con diligenza ci mostrano una comunità religiosa sensibile alla propaganda del regime. Si tratta di una vicenda nota per ampie fasce della Chiesa italiana e che, all’epoca, solo pochi osservatori ecclesiastci guardavano con diffidenza. Tra questi, un ufficiale della Segreteria di Stato che scriveva a proposito dell’atteggiamento di clero ed episcopato nei confronti della guerra condotta in Etiopia dal governo fascista:

 “E il clero? Questo è il disastro più grande. Il clero deve essere calmo, disciplinato, obbediente ai richiami della Patria; è chiaro. Ma invece questa volta è tumultuoso, esaltato, guerrafondaio. Almeno si salvassero i Vescovi. Niente affatto. Più verbosi, più eccitati, più… squilibrati di tutti. Offrono oro, argento puri: anelli, catene, croci, orologi, sterline. E parlano di civiltà, di religione, di missione dell’Italia in Africa […]. Difficilmente poteva compiersi nelle file del clero un confusionismo, uno sbandamento, un disquilibrio più gravi e più pericolosi”.

Si trattava di Domenico Tardini, che poi sarebbe divenuto stretto collabora­tore di Pio XII e segretario di Stato di Giovanni XXIII.

Tuttavia, quando il regime sceglie di affiancare la Germania nazista in guerra, la distanza crescente si registra sia nelle cronache della casa salesiana sia nelle direttive dei vertici della famiglia religiosa. E man mano che il conflitto procede e le sue sorti cambiano, vengono annotati i segnali di una divaricazione sempre più profonda. Nel giugno 1943, in una chiesa di S. Marco affollatissima per la festa del Corpus Domini, “molto commentata e biasimata fu l’assenza completa delle autorità politiche e amministrative” della città. La mancata partecipazione di tutte le maggiori cariche istituzionali – che pure erano state invitate – dimostra come oramai i rapporti tra regime e mondo cattolico fossero logorati.

Dopo 1’8 settembre, sotto la minaccia dei rastrellamenti tedeschi, sono i Salesiani a raggiungere le case coloniche per avvertire i capifamiglia ed i ragazzi in età da lavoro di non farsi vedere a Littoria. E subito dopo lo sbarco di Anzio, ancora loro indicano la speranza del popolo per un rapido arrivo delle truppe alleate che liberi la città.

L’esperienza della guerra della comunità salesiana è quella registrata in molte altre realtà. I religiosi restano col popolo sotto i bombardamenti e sfollano con gli ultimi quando Littoria viene abbandonata. Trovano ricovero a Roma, ma sono anche tra i primi a tornare nel capoluogo pontino non appena l’Urbe viene liberata e possono muoversi verso Sud. Roma è libera il 4 giugno del 1944, don Carlo Torello ed i suoi tornano già il 6 giugno a Littoria – di lì a poco rinominata Latina — e trovano solo distruzione. La fase della ricostruzione è ancora lontana; prima c’è da sfamare la gente che ritorna in città e che non ha nulla. È l’espe­rienza della mensa, che distribuisce fino a 1.200 minestre al giorno. Ma è anche la stagione dell’epurazione che i Salesiani vogliono rendere meno dolorosa possibile: già la guerra è stata una punizione sufficiente, secondo don Torello. Egli entra nel Comitato di liberazione, chiamato ad istruire i dossier sugli epurandi e ad emettere un giudizio sulla loro condotta. Opera con saggezza conducendo anche gli altri membri a posizioni di clemenza e ragionevolezza.

Ciammaruconi ricostruisce con cura anche le prime vicende politiche del dopoguerra. A Latina, l’iniziale nucleo democristiano nasce senza collegamenti con gli organi centrali del partito. Ne fanno parte alcuni cattolici impiegati nelle istituzioni pubbliche, esponenti delle professioni, membri dell’associazionismo cattolico. Ad essi il parroco e la comunità salesiana forniscono un tetto, una guida, consigli e sostegno aperto. Ma le prime consultazioni elettorali non sono positive. Nelle amministrative della primavera del 1946 si affermano i repubblicani come primo partito, avendo utilizzato come candidati alcuni tecnici della rete di bonifica capaci di catalizzare il consenso dei coloni; la DC è solo il secondo partito col 32%. Lo stesso avviene il 2 giugno, con ampia affermazione per la Repubblica e nuovo successo elettorale del PRI.

La DC inizia a risalire la china con la nomina a segretario provinciale di Vittorio Cervone, già allievo salesiano a Gaeta. Spetta a lui riorganizzare la DC che nel 1948, quando la battaglia è campale, porta il partito al 5 1% in città e al 54% nella provincia. Cervone, inoltre, si adopererà perché Maria Goretti — la giovane beatificata nel 1947 e canonizzata nel 1950 — divenga patrona di Latina, la qual cosa Pio XII concederà ne11952.

E proprio Maria Goretti, assieme a Domenico Savio, rappresenta il modello che la comunità salesiana propone ai giovani: la “martire delle Paludi pontine” viene presentata come simbolo della purezza. In fondo, anche se appare una forzatura affermare che l’allora segretario della Federazione giovanile comunista italiana, Enrico Berlinguer, l’avesse indicata come modello alle giovani comuniste, egli nel 1951 aveva paragonato la partigiana Irma Bandiera — torturata a morte dai nazisti per non aver tradito i suoi compagni — proprio alla santa che si era fatta uccidere per difendere la verginità, citando entrambe come esempi di virtù delle ragazze italiane. Della ricezione integrata di quell’accostamento è una testimonianza, tra l’altro, una recente intervista a Luciana Castellina[1].

In Domenico Savio, il giovane studente salesiano morto adolescente, si indicavano invece come esemplari la gioia, l’impegno nei doveri di studio e di preghiera, la scelta di fare del bene.

I primi anni Cinquanta vedono anche a Latina l’affermazione di un modello di educazione giovanile che molti di coloro che sono cresciuti nel secondo dopoguerra ricordano: la vita dell’oratorio, la preghiera, la proposta dello scoutismo, il cinema parrocchiale, l’educazione ad una comunione di intenti.

Tra l’altro, in quel periodo Latina diviene anche approdo per parte della popolazione che dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia fu costretta ad abbandonare la propria terra. Il capoluogo pontino venne infatti individuato come una delle località nelle quali istituire in breve tempo centri di accoglienza capaci di ricevere centinaia di persone costrette all’esodo. Un campo, istituito a partire dal marzo 1947, accolse più di mille profughi giuliano-dalmati che, dopo essere stati a lungo alloggiati nell’ex caserma dell’82° Reggimento di Fanteria, dal 1956 ricevettero finalmente una migliore sistemazione in un quartiere apposito a loro destinato, il cosiddetto “Villaggio Trieste”. E la data non è irrilevante, perché da allora il campo fu destinato ad accogliere i profughi che arrivavano dall’Ungheria fuggendo dalla repressione dell’Armata Rossa. L’azione della comunità salesiana in quegli anni si arricchì quindi di un inedito campo d’azione ed assistenza spirituale, su un terreno che oggi è tornato di drammatica attualità.

La storia della Chiesa è anche vicenda di comunità concrete, legate ad un territorio, e quella nell’Agro pontino, che Ciammaruconi ha analizzato con capacità di indagine e fedeltà alle fonti, è caratterizzata anche dall’intreccio appassionante della sorte della famiglia salesiana con una porzione di società italiana in profonda trasformazione. L’autore ha ripercorso in questo volume quell’intreccio in maniera documentata, profonda e, soprattutto, appassionata. Per questo le sue pagine meritano la nostra grata attenzione.

[1] Si veda l’intervista alla giornalista e parlamentare comunista in Emiliano Sbaraglia, Ideario Berlinguer. Passioni e parole di un leader scomodo. Con un’intervista a Luciana Castellina. Roma 2014.

POSTFAZIONE

di Francesco Motto

 

I Salesiani, tanto nella Società civile che ecclesiale, da 150 anni si qualificano particolarmente come educatori di giovani. Nell’ambito educativo, infatti, si collocano la maggior parte delle presenze salesiane in Italia e nel mondo.

La prima e forse più originale di tale opere è l’oratorio, vale a dire quell’ambiente aperto a tutti i minori, che favorisce l’incontro fra loro e con gli educatori, a tempo pieno o parziale. Inizialmente era uno spazio in cui, accanto a momenti ricreativi, si insegnava il catechismo ai giovani “poveri ed abbandonati” senza parrocchia: un’opportunità pedagogica unica nel suo genere, nella quale si riflettevano le situazioni e i problemi del momento. Successivamente si trattò di andare al­la ricerca e di sostenere i giovani nel loro stesso ambiente di vita, nonché di offrir loro spazi sicuri, di apertura, di protezione e di formazione integrale. Esso era caratterizzato tanto dall’accentuazione della vita pastorale festiva, della ricreazione e del tempo libero attraverso il gioco, la musica e il canto, il teatro, quanto dal rapporto spontaneo ed informale fra educatori ed educandi. In seguito, lungo i decenni, la grande plasticità dell’oratorio salesiano ha portato a una notevole versatilità e a una differenziazione delle sue modalità organizzative, fino a prendere la forma di un progetto educativo-pastorale vero e proprio.

Una seconda area di impegno dei Salesiani, dopo quella giovanile, comprende opere che possono considerarsi più immediatamente di carattere pastorale: vale a dire le parrocchie, i santuari, le chiese pubbliche e semipubbliche. La precedenza è ovviamente data alle “parrocchie popolari”, solitamente nelle periferie delle città, che hanno offerto opportunità religiose per famiglie operaie ricche di figli; ovvero alle “parrocchie giovanili” con apprendisti non residenti, studenti, militari, emigranti di altre regioni, ossia giovani sradicati da ogni struttura familiare, civile e religiosa che in qualche modo avrebbero potuto mettere a rischio la loro fede.

Ebbene l’opera dei Salesiani a Littoria-Latina, parrocchia e oratorio, sorta mezzo secolo dopo la morte di don Bosco, si è posta come splendida realizzazione di tale binomio in tempi di certo non facili, come quelli del fascismo, della seconda guerra mondiale, della ripresa postbellica. Il loro modello educativo-pastorale si è sviluppato trovando un proprio significativo ruolo all’interno di un regime che tendeva a restringere gli spazi di libertà, o di fronte all’assenza di uno Stato sociale che provvedesse ai più bisognosi, in attiva collaborazione se non in onesta concorrenza con altre forze intente a ricostruite un tessuto sociale sfilacciatosi lungo gli anni. Uno sforzo, quello salesiano, volto a creare una società migliore attraverso l’educazione “integrale” della gioventù e l’assistenza religiosa alle popolazioni, in stretto rapporto — amichevole, o talvolta anche conflittuale — con autorità civili ed ecclesiali.

Le iniziative salesiane di concreta risposta ai bisogni della comunità di Latina, sia in funzione di supplenza che di collaborazione con lo Stato e con la Chiesa, hanno altresì innescato in entrambe le istituzioni una dinamica favorevole ad una maggiore attenzione ai giovani, alla loro educazione e formazione, alla loro socia­lizzazione e promozione, ossia al loro futuro e, di conseguenza, al futuro della società italiana.

Come sottolineava Francesco Traniello 25 anni fa nella postfazione ad un volume sulla casa salesiana di Forlì in occasione del suo cinquantesimo (1942-1992), non è facile percorrere con rigore storico la vicenda di un’opera salesiana perché implica misurarsi in primo luogo con la storia, per così dire, ” integrale”, a tutto tondo, della comunità e del territorio nel quale i Salesiani si sono via via inseriti e su cui, in forza della loro singolare dote di plasmabilità, hanno comunque lasciato la propria impronta. Se un simile giudizio vale un po’ per tutte le case, vale forse più ancora per l’opera salesiana di Latina, che è sorta ed è cresciuta, ha gioito e sofferto, in simbiosi con la città, alla quale ha offerto il meglio che salesianamente aveva a disposizione, pur in mezzo ad immancabili debolezze, ripiegamenti e ritardi.

La storia raccontata in due volumi da Clemente Ciammaruconi con singolare capacità di “far parlare” le fonti scritte ed orali, ricercate con certosina pazienza, ne è la prova provata. Ulteriori approfondimenti potranno comunque trovar spazio, specialmente riguardo alla vita interna della comunità salesiana, alla sua spiritualità e pedagogia in contesto, ai singoli salesiani, perché si tratta sempre di una storia corale, anche se alcune figure giocano ruoli particolarmente importanti; lo stesso si dica della comunità ecclesiale e civile. Tutti, però, dovranno in qualche modo confrontarsi con questi suoi due testi che da oggi sono a disposizione dei lettori e che arricchiscono la collana Studi dell’Istituto Storico salesiano. Storiograficamente, poi, un omaggio forse più bello non si poteva fare in occasione del cinquantesimo della morte del principale protagonista degli avvenimenti in essi rievocati, don Carlo Torello (1886-1967).

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I salesiani di don Bosco nel paese dei cedri

I salesiani di Don Bosco nel paese dei cedri. I primi venticinque anni di presenza salesiana in Libano – 1952-1977

Un nuovo volume di Vittorio Pozzo SDB.

***

L’Istituto Storico Salesiano, l’Ambasciata del Libano presso la Santa Sede, la Casa Editrice LAS, l’Ispettoria Salesiana Medio Oriente e l’Associazione Cultori di Storia Salesiana

INVITANO

alla presentazione del libro di
Vittorio POZZO
dal titolo
I SALESIANI DI DON BOSCO NEL PAESE DEI CEDRI. I primi venticinque anni di presenza salesiana in Libano (1952-1977)

che si svolgerà il

VENERDÌ 3 GIUGNO 2016 – ORE 16.00

nella sede

ISTITUTO SACRO CUORE – VIA MARSALA, 42 – ROMA

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Nel programma dell’evento interverranno:

SALUTO E INTRODUZIONE

Prof. Thomas ANCHUKANDAM SDB
– direttore dell’Istituto Storico Salesiano

RELATORI

Prof.sa Lucy LADIKOFF
– docente di lingua e letteratura araba all’Università di Genova

Prof. Giorgio ROSSI SDB
– docente di storia e storiografia dell’età moderna, Università degli Studi Roma Tre

Giuseppe GOFFREDO
– poeta, scrittore, saggista, editore

AUTORE DEL LIBRO

Vittorio POZZO SDB (nella foto)

Vittorio Pozzo SDB

cf. http://www.scuola-salesiani-beirut.org/  (video-intervista)

MODERATORE

Prof. Stanisław ZIMNIAK SDB
– membro dell’Istituto Storico Salesiano

CORNICE ARTISTICO-MUSICALE

Stefano MHANNA
– violinista, violista, pianista, organista, compositore e direttore d’orchestra

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 scarica la locandina

 

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Epistolario, (Don Bosco) vol. VII (1880-1881)

Vol VII Epistolario D. Bosco

È arrivato in libreria un nuovo volume dell’edizione critica delle lettere del santo. Lo ha curato, come i precedenti, don Francesco Motto, l’ex direttore dell’Istituto Storico Salesiano, attuale Presidente dell’Associazione Cultori Storia Salesiana e docente all’Università Pontificia Salesiana.

Si tratta del volume dell’epistolario n. VII (Roma, LAS 2016, lett. 3121-3561) che in 555 pagine raccoglie oltre quattrocento lettere scritte da Don Bosco nel biennio 1880-1881. Il testo delle singole lettere è stato verificato sui manoscritti e sugli originali disponibili in archivi italiani e non, ed è impreziosito da tutti gli apparati scientifici utili e talora necessari per una loro miglior comprensione. Un’ampia introduzione ne indica il valore e ne traccia una sintesi dei maggiori contenuti.

Un numero così alto di lettere, mediamente quattro per settimana, permette di individuare le preoccupazioni e le sollecitudini quotidiane di Don Bosco, posto al vertice di una società salesiana in forte espansione geografica e di personale, con tutti i relativi problemi di carattere formativo, pedagogico, sociale, economico ed anche politico.

I numerosi indici finali offrono un immediato riscontro delle centinaia di persone convolte, dei numerosi temi trattati, dei luoghi visitati nei viaggi in Italia ed in Francia… Per Don Bosco anche il biennio 1880-1881, come i due precedenti (1876-1877, 1878-1879), è stato intensissimo, ricco di eventi, sia dolorosi, come il rischio di espulsione dei Salesiani dalla Francia nel 1880 e il duro “scontro finale” con mons. Gastaldi sul finire del 1881, sia gioiosi, come la fondazione della prima casa salesiana in Patagonia (1880) e a Roma (1881).

“Se il santo educatore di Torino ha lasciato un’indelebile traccia nella storia” – riporta don Motto – non è tanto per i conosciutissimi avvenimenti dell’infanzia, della giovinezza e del primo oratorio di Valdocco (di cui lui stesso ci ha lasciato memorie, ma non corrispondenza), quanto per la sua instancabile azione da fondatore nel secondo ottocento, nel quale invece le 4.500 lettere conservate costituiscono fonte essenziale, anche se non unica, paradossalmente poco conosciuta”.

(Cf. http://www.infoans.org/ – 14 Marzo 2016)

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Atti – Sviluppo del carisma di Don Bosco fino alla metà del secolo XX

«La seconda spedizione di Missionari Salesiani. (Don Lasagna siede subito a sinistra di Don Bosco)»

*

Il Congresso sullo “Sviluppo del carisma di Don Bosco fino alla metà del secolo XX” è stato celebrato con buona riuscita nei giorni 19-23 novembre 2014 .

L’ISS e il CSFMA hanno lavorato per pubblicare gli Atti del Congresso Internazionale di Studi Salesiani.

La considerazione del numero rilevante e variegato degli scritti sul carisma di
Don Bosco presentati nel Congresso del Bicentenario della sua nascita, e specialmente il proposito di diffonderne i contenuti mediante mezzi funzionali ed economici, hanno mosso il Comitato di redazione a prendere la decisione di fare due pubblicazioni distinte:

– Volume in formato cartaceo (ed anche in formato digitale): contiene il testo delle relazioni, ossia i contributi presentati e discussi nelle sessioni generali del Congresso, strutturate in tre sezioni: 1. Storia dell’opera salesiana; 2. Storia della pedagogia e dell’educazione salesiana; 3. Storia della spiritualità salesiana.

– Volume in formato digitale (e.book): contiene le comunicazioni, ossia gli interventi esposti nelle diverse sessioni parallele del Congresso, strutturate ancora in tre sezioni tematiche: 1. L’inserimento dell’opera salesiana in differenti contesti culturali; 2. Esperienze educative salesiane in diversi continenti; 3. Spiritualità e santità salesiana.

I contenuti delle relazioni e comunicazioni sono preceduti da alcune note tecniche e da qualche intervento introduttivo, riguardanti la cornice in cui gli Atti stessi trovano una propria collocazione: Sommario, Organizzazione del Congresso, Elenco dei relatori, Sigle e abbreviazioni utilizzate nell’apparato tecnico della pubblicazione, Saluto ai Congressisti, Introduzione generale.

Il volume è corredato da diversi indici: Indice generale, Indice dei nomi propri
di persona, Indice dei nomi propri di luogo; tali indici consentono di agevolare la ricerca e consultazione degli svariati e ricchi apporti proposti dalla pubblicazione degli Atti.

Per l’acquisto: volume delle Relazioni – volume delle Comunicazioni

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La Storiografia salesiana tra studi e documentazione nella stagione postconciliare

La Storiografia salesiana tra studi e documentazione nella stagione postconciliare

Pubblicato dalla Libreria Ateneo Salesiana (LAS), è uscito in questi giorni il volume “La Storiografia salesiana tra studi e documentazione nella stagione postconciliare”, a cura di sr Grazia Loparco, FMA, e don Stanislaw Zimniak, SDB. Il volume raccoglie i contributi più significativi intorno alle tematiche proposte allo studio dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA) tra il 2012 e il 2013.

I due argomenti trattati, strettamente connessi e complementari, sono: lo stato della storiografia salesiana, maschile e femminile, nelle varie parti del mondo, nella cornice della storiografia civile ed ecclesiastica, e la valorizzazione del patrimonio culturale, ovvero la documentazione, gli archivi, le biblioteche e quanto ha valore testimoniale utile alla ricostruzione del vissuto.

Dal testo emerge come, laddove si sono iniziati studi più approfonditi, si è pervenuto a suscitare interessi storiografici più ampi e si è contribuito a dare utili valutazioni sulla missione attuale, sempre più sottoposta a processi di discernimento. L’impegno storiografico, inoltre, ha permesso di approfondire l’identità salesiana, patrimonio che non esiste in astratto, ma nelle persone concrete che operano giorno per giorno, da religiosi e da laici, in ogni angolo del mondo.

Il testo, dedicato a don Francis Desramaut, insigne storico salesiano, scomparso nello scorso settembre, ha ricevuto anche l’encomio di Don Ángel Fernández Artime, Rettor Maggiore: “Mi congratulo con l’ACSSA per questo lavoro pionieristico nell’ambito storiografico salesiano, un decoroso omaggio a Don Bosco per il Bicentenario della sua nascita, in quanto prova la lungimiranza della sua intuizione e del suo progetto realizzato nei più differenti contesti. Mi auguro che questo volume diventi non solo uno stimolo, ma anche uno strumento efficace per rilanciare e tenere vivo il discorso storiografico ed avere a cuore la tutela del patrimonio culturale nella nostra Famiglia salesiana al fine di garantire l’identità e la vitalità alla nostra missione in favore dei giovani del nostro tempo”.

tratto da info ans e pubblicato il 03/10/2014

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Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia. Un comune percorso educativo (1859-2010)

Dopo “Salesiani di Don Bosco in Italia. 150 anni di educazione”, a cura di don Francesco Motto, sdb, e “Le Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia. Donne nell’educazione. Roma”, a cura di sr Grazia Loparco e sr Maria Teresa Spiga, entrambi pubblicati dalla LAS nel 2011, ecco dunque un terzo volume: “Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia. Un comune percorso educativo (1859-2010)”, a cura di F. Motto e G. Loparco (Roma, LAS 2013).

Il testo, che discende dai due precedenti volumi editi in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, è stato elaborato per rendere disponibili e direttamente confrontabili alcuni dati sulla presenza dei due ordini religiosi e va a realizzare una nuova pubblicazione che non si limita all’accostamento materiale dei due studi quantitativi, ma si proietta verso un percorso di ricostruzione “a due voci”, maschile e femminile.

Il volume, comparando consistenti dati archivistici inediti, porta alla luce sia le profonde convergenze, sia alcune connotazioni peculiari dell’impegno educativo dei Salesiani tra i ragazzi e delle Figlie di Maria Ausiliatrice tra le ragazze, per lo più svolto in ambienti distinti e separati, fino ad alcuni decenni fa.

Si tratta di storie autonome, ma sempre intrinsecamente correlate nello spirito del compito educativo e perciò entrambe meglio comprensibili anche alla luce dell’altera pars, di fatto socialmente complementare. L’interessante raffronto, opera della giovane studiosa Alessandra Mastrodonato, è forse uno dei primi nel suo genere e vorrebbe offrire un modello per analoghe famiglie religiose.

Il volume è arricchito da una rapida lettura storica, sociologica e pedagogica dei 150 anni di azione salesiana in Italia e da una rassegna bibliografica ragionata di pubblicazioni utili per lo studioso del fenomeno salesiano in Italia, tanto maschile quanto femminile.

tratto da info ans

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La storia salesiana nella storia d’Italia

Martedì 6 marzo, a pochi giorni dalla chiusura delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia – 17 marzo 2012 – si è svolto nel prestigioso “Palazzo Barolo” di Torino un incontro culturale sul tema “Fare gli italiani con l’educazione. Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice da 150 anni accanto ai giovani”.

Punto di partenza sono stati i due volumi “Salesiani di Don Bosco in Italia: 150 anni di educazione” a cura di don Francesco Motto; e “Le Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia (1872-2010). Donne nell’educazione”, a cura di sr Grazia Loparco – sr. Maria Teresa Spiga (LAS, Roma 2011), testi che erano già stati presentati precedentemente in varie città d’Italia, ad iniziare dal Parlamento nazionale di Roma.

Moderato dal dr. Marco Bonatti, direttore del giornale “Voce del Popolo”, l’incontro è iniziato con il saluto dell’ing. Franco Fiortino, Segretario generale dell’opera Barolo, e proseguito con la lettura del messaggio dell’assessore al Lavoro e Formazione Professionale Regione Piemonte, dr.ssa Claudia Porchietto, nel quale è scritto “un lavoro quotidiano encomiabile come quello salesiano costituisce per la società piemontese la migliore rappresentazione dell’attualità e della forza del messaggio di Don Bosco in questo momento di grave crisi economico-finanziaria e valoriale”.

Hanno poi preso la parola tre docenti dell’università di Torino. Analizzando il tema dei 150 anni di attività salesiana sotto il profilo storico, il prof. Giuseppe Bracco ha evidenziando la dimensione dei rapporti con le istituzioni; mentre il prof. Walter Crivellini ha indicato come i due volumi in questione rappresentino un modello per lo studio di molte fondazioni religiose che solo recentemente hanno iniziato ad ordinare le fonti archivistiche.

Il prof. Giorgio Chiosso, con un taglio pedagogico, ha sottolineato l’importanza costantemente attribuita dall’opera salesiana all’educazione come fattore di incivilimento, di stabilità sociale, di crescita personale. Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice hanno inoltre canalizzato le aspirazioni sociali di centinaia di migliaia di giovani, non solo nella conquista della sussistenza, ma nella prospettiva più ampia dell’acquisizione di un ruolo sociale dei ceti deboli, senza fughe in avanti e senza coltivare illusioni.

Attraverso i luoghi tradizionali dell’educazione salesiana – oratorio festivo, scuola, collegio, laboratorio professionale, asili infantili, scuole femminili, convitti per le operaie – capillarmente distribuiti in tutta l’Italia e in modo particolare in Piemonte, Lombardia, Veneto, Lazio e Sicilia sono così cresciuti e si sono formati tanti Italiani “buoni cristiani” e “onesti cittadini”. Forse non c’è nessun’altra congregazione religiosa – ha sostenuto il dr Chiosso – che annovera una così notevole serie di storie locali di istituti, collegi, oratori tali da poter parlare della presenza salesiana come di una pagina fondamentale della storia dell’educazione popolare in Italia.

L’incontro si è concluso con i ringraziamenti dei curatori dei due volumi, che hanno auspicato come quanto da loro sintetizzato con grafici, statistiche e saggi indicativi, possa essere storiograficamente ampliato ed approfondito, mentre l’azione salesiana, che ha avuto la sua culla a Torino al momento dell’unità italiana, continua il suo cammino a servizio dei giovani di tutto il mondo.

tratto da info ans

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Atti del Congresso Internazionale su “Don Rua nella storia”

È uscito in questi giorni il volume “Don Michele Rua nella storia” il 27° libro pubblicato dalla LAS per la collana “Studi”, curata dall’Istituto Storico Salesiano. Il testo, in lingua italiana, è a cura del prof. Francesco Motto e raccoglie i numerosissimi contributi di studio presentati nel corso del Congresso Internazionale di studi su Don Rua svoltosi al Salesianum di Roma nell’ottobre 2010, a chiusura delle manifestazioni culturali per il centenario della sua morte.

Lungo le 850 pagine del volume si tratteggia la figura morale e spirituale di don Rua, la sua lunga collaborazione e la sua profonda consonanza di spirito con don Bosco, le sue iniziative e i criteri di azione, il coraggio lungimirante, la modalità di governo e quella di animatore spirituale-educativo di due congregazioni religiose che da Rettor Maggiore ha portato ad un’impressionante diffusione internazionale. Ne esce un ritratto a tutto tondo del personaggio, in buona parte nuovo, ben incastonato non solo nella storia della Famiglia salesiana (nei rapporti con Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice e Cooperatori) ma anche nel contesto nazionale e internazionale in cui ha vissuto e nelle complesse situazioni in cui ha operato.

Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia è significativo anche presentare la figura di un Italiano come il beato Don Rua, il quale, se non ha “fatto l’Italia”, “ha però fatto gli Italiani”, tanto entro i confini nazionali che all’estero, curando e sviluppando quella peculiare eredità storico-pedagogico-spirituale di Don Bosco, che per oltre un secolo è stata viva e vivace e che oggi ancora risulta, per tanti aspetti, attuale.

Il nuovo testo trova la sua adeguata collocazione nella collana “Studi” dell’Istituto Storico Salesiano (ISS) accanto al volume “Don Michele Rua primo successore di Don Bosco. Tratti di personalità, governo e opere (1888-1910)”, curato da sr. Grazia Loparco e don Stanislaw Zimniak, (ACSSA – Studi, 4, Roma, Las 2010). Il testo raccoglie gli Atti del V Convegno Internazionale di Storia dell’Opera Salesiana, svoltosi a Torino nell’ottobre 2009 ad apertura dell’anno dedicato a Don Rua.

tratto da info ans e pubblicato il 03/10/2011

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Cronaca di Don Bosco. Prima redazione (1885-1888)

L’Istituto Storico Salesiano (ISS) e la casa editrice LAS hanno appena pubblicato un nuovo volume dal titolo “Cronaca di Don Bosco. Prima redazione (1885-1888)”, XII volume della “Collana Fonti-Serie seconda, di scritti editi e inediti di salesiani”.
La pubblicazione è una delle fonti di cui si servì don Lemoyne per redigere i 45 volumi di “Documenti per scrivere la storia di D. Giovanni Bosco, dell’Oratorio di S. Francesco di Sales e della Congregazione Salesiana”, che sarebbero poi confluiti nei diversi volumi delle Memorie Biografiche.

L’edizione di questa fonte inedita è stata curata da don Pablo Marín Sánchez, membro del ISS. Il libro riporta il testo critico in italiano, lingua originale, della prima redazione della cronaca su Don Bosco curata dal suo giovane segretario Carlo Maria Viglietti, il quale visse a fianco del fondatore dal 20 maggio 1884 in poi. L’introduzione e le note sono in lingua spagnola.

Tale “cronaca primitiva” su Don Bosco comprende i tre ultimi anni della vita del “padre e maestro dei giovani”, cioè dal 24 marzo 1885 al 31 gennaio 1888. Si apre con il racconto dell’ultimo viaggio di Don Bosco in Francia (24 marzo – 6 maggio 1885); del primo e unico viaggio trionfale, di un messe circa, a Barcellona (Spagna); del sogno sull’“avvenire della Congregazione” fatto proprio a Sarrià, presso Barcellona; dell’ultima udienza con Papa Leone XIII; della benedizione del tempio del Sacro Cuore in Roma; del terremoto in Liguria; dell’arrivo dei Salesiani a Londra; della partenza dei missionari salesiani per l’Uruguay e per l’Equatore… La cronaca si chiude con il diario dell’ultima malattia di Don Bosco e della sua morte il 31 gennaio 1888.

Il testo critico della cronaca su Don Bosco scritta dal giovane segretario, “appassionato del santo”, si presenta di grande interesse sia i Salesiani, i membri della Famiglia Salesiana e amici del santo piemontese, e sia per gli studiosi perché è il primo documento più vicino ai fatti, vale a dire il meno elaborato di quelli che poi lo seguirono; dunque “il più sicuro” ed autorevole.

tratto da infoans e pubblicato il 05/03/2010

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De la otra parte de las rejas

L’“Associazione Cultori Storia Salesiana” (ACSSA) ha recentemente pubblicato un libro dal titolo “De la otra parte de las rejas”, (Dall’altra parte delle sbarre) nel quale sono stati raccolti gli scritti di don Ernest Macák, salesiano sacerdote slovacco, confinato nel 1950 nel campo di concentramento per religiosi di Podolínec.
La pubblicazione, in lingua spagnola, del diario di don Macák è stata curata da don Jesús Graciliano González, membro de la ACSSA e dell’Istituto Storico Salesiano (ISS), che nella introduzione del libro presenta una ricca sintesi del contesto storico nel quale hanno avuto corso gli avvenimenti e i fatti raccontati e sofferti da parte di don Macák.

Il diario narra la storia del salesiano Ernest Macák, nato nel 1920 e ordinato sacerdote nel 1946, concentrandosi in modo particolare sulla vicenda di molti religiosi perseguitati dal regime comunista dell’allora Cecoslovacchia, memorie “scritte – sottolinea lo stesso autore – clandestinamente nel campo di concentramento per religiosi di Podolínec nella Slovacchia orientale durante l’anno 1950, dopo la cosiddetta ‘notte barbara’ tra il 13 e il 14 aprile”.

Il lettore potrà conoscere più da vicino le vicende vissute da molti salesiani e religiosi slovacchi durante i tempi della persecuzione e, in modo particolare, la storia di don Macák che successivamente ebbe modo di rifugiarsi in Italia e poi in Svizzera da dove, una volta caduto il regime, fece ritorno in Slovacchia nel 1990, reintegrandosi nell’Ispettoria salesiana della quale dal 1993 al 1999 ne fu anche superiore.

“De la otra parte de las rejas” sarà presentato il prossimo 1º novembre durante il Seminario Europeo organizzato dall’ACSSA in collaborazione con l’ISS e che si svolgerà dal 31 ottobre al 4 novembre a Cracovia, Polonia.

tratto da infoans e pubblicato il 17/10/2007

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L’educazione salesiana dal 1880 al 1922

Sono stati pubblicati gli atti del 4° Convegno Internazionale di Storia dell`Opera Salesiana, svoltosi dal 12 al 18 febbraio 2006 a Città del Messico e promosso dall`Associazione Cultori di Storia Salesiana (ACSSA) in stretta collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano (ISS).
L`opera, in due volumi, raccoglie 33 ricerche riguardanti la prassi apostolico-educativa salesiana nel periodo che va dal 1880 al 1922 e che coprono varie aree geografiche dell`Europa, delle Americhe e dell`Africa. Sono stati analizzati numerosi settori e tipologie dell`azione salesiana.

Dalla lettura emerge chiaramente che i membri della Società Salesiana e dell`Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice non solo si presentano come educatori/educatrici, ma sono stati anche percepiti come tali dai vari operatori sociali, culturali e, soprattutto, dalle autorità scolastiche sia ecclesiastiche che civili. Dalle ricerche emerge anche la piena convinzione dei religiosi e delle religiose di essere portatori di un proprio sistema educativo.

L’educazione salesiana dal 1880 al 1922

L’educazione salesiana dal 1880 al 1922

Il primo volume contiene cinque relazioni a carattere generale e dieci che riguardano vari Paesi d`Europa: Italia, Spagna, Austria e Inghilterra, e un Paese africano: la Repubblica Democratica del Congo. Nel secondo volume sono collocate le indagini riguardanti l`opera salesiana nelle Americhe: Argentina, Brasile e Messico sono rappresentati da quattro contributi per ciascun Paese. Una singola ricerca, invece, è dedicata a Bolivia, Colombia, Ecuador, Stati Uniti e Uruguay.

I due volumi, curati da don Jesús Gracilino González, sr. Grazia Lo parco, don Francesco Motto e don Stanislaw Zimniak, è edito dalla LAS – Libreria Ateneo Salesiano.

tratto da infoans e pubblicato il 08/06/2007

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Francesco Cerruti. Lettere circolari e programmi di insegnamento (1885-1917)

978-88-213-0624

Nella collana Fonti – serie seconda – dell’Istituto Storico Salesiano il prof. José Manuel Prellezo, membro associato dell’ISS, ha dato alle stampe “Francesco Cerruti. Lettere circolari e programmi di insegnamento (1885-1917)”. Data la statura intellettuale e la carica istituzionale assunta da don Cerruti nell’ambito del Consiglio superiore dei Salesiani – “direttore generale degli studi e delle scuole salesiane” – il volume costituisce evidentemente una fonte preziosissima, per lo più inedita, per la conoscenza di molte questioni e orientamenti educativo-didattici della congregazione salesiana e delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

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Cerruti F. Lettere circolari e programmi di insegnamento (1885-1917)

Introduzione, testi critici e note a cura di J.M. Prellezo

L’interpretazione e la messa in pratica del pensiero e dell’esperienza pedagogica di Don Bosco sono stati, senza dubbio, due aspetti di un’unica preoccupazione profondamente sentita che traspaiono con evidenza da questi scritti di uno studioso e superiore della Congregazione salesiana. Viene interpretata la tradizione degli insegnamenti di Don Bosco nello sviluppo dell’opera salesiana dopo la sua morte, per cui nell’arco dei 30 anni revisionati, non viene mai meno la tensione ideale del fondatore.
Si evidenzia l’impegno di fedeltà alla genuina tradizione salesiana e il proposito di non perdere aspetti del pensiero di Don Bosco ritenuti essenziali e perenni da trasmettere alle generazioni future di salesiani e giovani educati secondo il suo sistema.
Don Cerruti traduce il sistema preventivo applicandolo al mondo della scuola, facendolo interagire con la pedagogia classica e moderna. Per cui egli, per il suo tempo, appare come il vero sistematore delle scuole e degli studi che si moltiplicarono nella vita educativa della “Pia Società Salesiana”.

acquista sul sito della Editrice LAS

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Bibliografie


1. Gianotti Saverio

Bibliografia generale di don Bosco, Vol. 1°. Bibliografia italiana 1844-1992, Roma, LAS, 1995, isbn 88-213-0296-2, pp. 410


2. Diekmann Herbert

Bibliografia generale di don Bosco, Vol. 2°. Deutschsprachige don Bosco – literatur 1883-1994, Roma, LAS, 1997, isbn 88-213-0360-8, pp. 114


3. Verbeek Léon

Les Salésiens de l’Afrique Centrale, Bibliographie 1911-1996, Roma, LAS, 1998, isbn 88-213-0056-0, pp. 240


4. Schepens Jacques

Bibliografia generale di don Bosco,Vol. 3°. Bibliographie Française 1853-2006. Nederlandstalige Bibliografie 1883-2006, Roma, LAS, 2007, isbn 978-88-213-0664, pp. 240

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