equipe acssa brasil e secretarios inspetoriais

VIII ENCONTRO ACSSA BRASIL E SECRETÁRIOS/AS INSPETORIAIS – 04 a 06 de setembro de 2018

No quinto ano de existência da ACSSA Brasil, a Equipe e Secretários/as Inspetoriais reuniram-se em Brasília DF para formação, avaliação...

copertina braido

Pietro Braido: Per una storia dell’educazione giovanile nell’oratorio dell’Italia contemporanea

I saggi di Braido qui proposti rappresentano un’occasione propizia per riportare l’attenzione sull’importanza di un sempre più rigoroso prosieguo degli...

acssa Spagna giugno 2018

Breve riassunto del verbale della riunione di ACCSA-E tenuta nella Casa Don Bosco il 30 giugno 2018

  Saluti del presidente  Rivolgo a tutti un cordiale saluto, con una menzione speciale a María Dolores (Loli) Ruiz, che...

india

CONTINENTAL SEMINAR OF ACSSA SOUTH ASIA “Incisive and Innovative Salesian Personalities of India” Don Bosco Provincial House, Hyderabad, 22-24 June 20188

The third continental seminar of South Asia ACSSA – the first of the continental seminars of this season – commenced...

ACSSA Italia 28 aprile 2018

Riunione annuale della Presidenza ACSSA

Il 28 aprile 2018 si è tenuta all’Università Pontificia Salesiana (Roma) la seduta annuale della Presidenza ACSSA (Associazione Cultori Storia...

Ventura pib

L’immagine di don Bosco sulla stampa italiana. Negli anni 1888, 1929 e 1934

  Appare in prossimità della Pasqua questo volume della Piccola Biblioteca dell’Istituto Storico Salesiano (ISS), che affronta un tema di...

ACSSA- 17 febbraio 2018 (002)

Assemblea ACSSA Spagna – Madrid, 17 febbraio 2018

  BREVE RIASSUNTO DEL VERBALE DELLA RIUNIONE DI ACSSA-ESPAÑA TENUTO A MADRID IL 17 FEBBRAIO 2018   Il 17 febbraio...

appunti di pedagogia (2)

Appunti di pedagogia di Giulio Barberis (1847-1927)

Il sacerdote salesiano Giulio Barberis entra nella cerchia dei discepoli e collaboratori di don Bosco, riconosciuti come figure chiave per...

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Un clero per la «città nuova»

PREFAZIONE di Augusto D’Angelo   Littoria, dal punto di vista storico, rappresenta un osservatorio interessante per molti motivi. È il...

Atti-ACSSA2015

Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’opera salesiana (SDB e FMA) dal 1879 al 1965

VI Convegno internazionale di studi organizzato dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA), in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano; si terrà...

ACSSA19052016

Riunita la nuova Presidenza ACSSA

Il 19 maggio presso la sede dell’Istituto Storico Salesiano nella casa generalizia di Roma si è riunita la nuova Presidenza...

Mogliano Veneto 2016

Il servizio dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice durante la Grande Guerra

Si è  svolto a Mogliano Veneto (Treviso, Italia) con soddisfazione di tutti i numerosissimi partecipanti, il convegno nazionale di studio...

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Category: ISS

Iván Ariel FRESIA SDB  – NUOVO MEMBRO ASSOCIATO DELL’ISTITUTO STORICO SALESIANO – ISS

Iván Ariel Fresia

Dopo aver sentito il parere del Gruppo stabile dell’ISS e avuto il consenso del Rettor Maggiore, don Angel Fernández Artime (art. 20 del Regolamento), il Vicario del Rettor Maggiore, don Francesco Cereda, ha decretato, il 1 ° maggio 2018, la nomina del signore Iván Ariel FRESIA SDB come Membro Associato dell’Istituto Storico Salesiano. Egli dovrà ora concordare il campo specifico delle ricerche con la direzione dell’ISS (art. 18,b). È stabilito che Egli rimane nella sua Ispettoria.

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Pietro Braido: Per una storia dell’educazione giovanile nell’oratorio dell’Italia contemporanea

copertina braido

I saggi di Braido qui proposti rappresentano un’occasione propizia per riportare l’attenzione sull’importanza di un sempre più rigoroso prosieguo degli studi sull’oratorio. I contributi offerti dall’autore delineano una panoramica assai interessante circa l’esperienza dei Salesiani, la cui opera oratoriana è ricostruita attraverso lo spoglio di fonti a stampa, come il “Bollettino Salesiano” e altre pubblicazioni, e di un corposo materiale archivistico, che spazia dalle deliberazioni dei Capitoli generali della congregazione agli atti del suo Capitolo superiore, dagli interventi dei rettori maggiori e dei loro più stretti collaboratori ai voti espressi da quei convegni di pastorale giovanile che, celebrati all’interno o all’esterno della comunità dei figli di don Bosco, ebbero un’incidenza sui loro oratori.

L’intento di Braido è quello di far emergere “l’immagine” di oratorio che i vertici della congregazione vollero definire e diffondere tra i loro confratelli, analizzando la sua evoluzione all’interno delle vicende della stessa congregazione e del cattolicesimo dell’Italia contemporanea. Tale evoluzione si presta ad essere interpretata anche nel quadro della più generale storia dell’universo giovanile novecentesco, sul quale i seguaci di don Bosco ebbero una larga influenza. Per questo, il saggio che introduce il volume integra la ricostruzione presentata da Braido non solo con i risultati di altre ricerche storico-educative, ma anche con il portato di alcuni dei più rilevanti studi inerenti alla storia sociale dei giovani.

Sulla base di quanto documentato da Braido, non è possibile valutare se la “rivoluzione oratoriana” di fine secolo, e cioè l’assunzione dello stile educativo dell’oratorio come paradigma fondamentale di ogni istituzione della congregazione, abbia concorso o meno ad un potenziamento della sua opera strettamente oratoriana. È certo, però, che proprio la riflessione intorno all’oratorio, capace di rimanere sostanzialmente fedele all’eredità donboschiana e, allo stesso tempo, di adattarsi al mutare dei tempi, abbia contribuito in maniera non secondaria a mantenere viva, fino ai giorni nostri, l’attenzione dei Salesiani nei confronti del mondo giovanile. (Paolo Alfieri)

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PIETRO BRAIDO: Una vita per lo studio, i giovani e l’educazione

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L’obiettivo che ha spinto i curatori a realizzare questa monografia su don Pietro Braido (12 settembre del 1919 – 11 novembre 2014) è anzitutto quello di presentare, anche a chi lo ha conosciuto sotto l’uno o l’altro aspetto, uno sguardo d’insieme sulla sua poliedrica figura e sulla sua multiforme azione: appassionato studioso e divulgatore del sistema preventivo di don Bosco; filosofo dell’educazione e teorizzatore in Italia del sistema delle scienze dell’educazione in un quadro realistico-critico di ascendenza aristotelico-tomista; storico di Herbart, di Makarenko e dello stesso don Bosco; ricercatore e pubblicista delle fonti salesiane; docente e conferenziere brillante e suggestivo; figura istituzionale di prim’ordine nella strutturazione della Facoltà di Scienze dell’Educazione (= FSE) e dell’Università Pontificia Salesiana (= UPS); Fondatore dell’Istituto Storico Salesiano (= ISS); e fuori degli ambienti accademici e di studio, coinvolgente animatore di giovani, di universitari, di famiglie, ricercato confessore e preziosa guida spirituale.

Al contempo è tra le intenzioni dei curatori far conoscere il quadro di riferimento delle sue opere a chi intenderà leggerle, studiarle, ricavarne stimolazioni per la ricerca pedagogica a tutti i livelli.

Ma l’aspirazione più grande è quella di offrire la possibilità anche alle nuove generazioni di studiosi o di “ricercatori di Dio” di poter cogliere la preziosità e la ricchezza dell’eredità che don Braido ci ha lasciato.

Il volume è stato suddiviso nelle seguenti sezioni: dopo un breve profilo biografico, nella prima sezione si sono raccolti alcuni studi sulle opere e l’azione di don Braido; nella seconda sezione, a complemento delle sue opere pubblicate, sono stati editi alcuni documenti manoscritti o esposti oralmente, e una antologia di lettere; segue, nella terza sezione, un’abbondante serie di testimonianze; conclude, opportunamente riveduta e aggiornata, la sua vasta bibliografia.

Hanno curato il volume, Carlo Nanni, ordinario emerito di filosofia dell’educazione, successore di don Braido, nella docenza di tale materia, più volte Preside e poi Rettore dell’UPS; Francesco Casella, docente di storia della pedagogia e della scuola, direttore dell’Istituto di Teoria e storia della FSE e membro del Centro Studi don Bosco dell’UPS, Vice Rettore dell’UPS; Francesco Motto, ricercatore e editore di fonti salesiane (è sua, in particolare, l’edizione critica dell’Epistolario di don Bosco), e a suo tempo segretario e successore di don Braido come Direttore dell’Istituto Storico Salesiano, di cui continua a far parte; attualmente è presidente dell’ACSSA (= Associazione Cultori di Storia Salesiana).

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L’immagine di don Bosco sulla stampa italiana. Negli anni 1888, 1929 e 1934

Ventura pib

 

Appare in prossimità della Pasqua questo volume della Piccola Biblioteca dell’Istituto Storico Salesiano (ISS), che affronta un tema di attualità, quale può essere l’immagine che di don Bosco veniva mediata nei giornali di tre anni particolarmente significativi per la sua storia: la morte, la beatificazione e la canonizzazione.

Esso offre una riflessione critica sulle percezioni diverse che del Santo erano presenti presso le varie redazioni e nell’evolversi della situazione sociale e politica dell’Italia.

La ricerca, avviata in occasione del 6° convegno internazionale di storia dell’opera salesiana, svoltosi a Torino dal 28 ottobre al 1° novembre 2015, a conclusione dell’anno bicentenario della nascita di don Bosco, sul tema Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’opera salesiana dal 1879 al 1965, nell’ambito dell’ACSSA, si è poi ampliata ad altre testate ed è stata elaborata con cura metodologica e chiarezza di argomentazioni.

La stampa si era interessata a don Bosco già durante la sua vita, per le particolarità della sua opera e della sua personalità, ma gli articoli più conosciuti appartengono alla pubblicistica salesiana, particolarmente benevola e, almeno per le fasi più antiche, quasi a senso unico nella scelta dei temi da trattare e dei modi per farlo: il santo educatore, in dialogo con il governo piemontese, vittima di attentati da parte di chi lo osteggiava, continuamente circondato dal prodigioso, amico dei giovani…

Un confronto con testate non salesiane ha permesso di cogliere sfaccettature diverse, meno agiografiche e, al tempo stesso, di evidenziare quanto di quella santità appariva non solo rispettabile, ma lodevole anche a non credenti o anticlericali e quanto invece non era compreso o diventava oggetto di osservazioni poco benevole.

La fonte più ricca è, ovviamente, l’Archivio Centrale dei Salesiani di don Bosco, che conserva ritagli di giornali per ciascuno dei tre anni oggetto di studio e, per il 1888, anche trascrizioni manoscritte e autenticate dall’allora archivista, don Gioacchino Berto (1847-1914).

L’autrice si è poi servita di materiali presenti presso Biblioteche statali e regionali e di servizi on line, che consentono l’accesso a varie emeroteche.

Risulta ben evidenziata la differenza tra la stampa del 1888, ancora sostanzialmente libera di esprimere varie posizioni ideologiche e quella degli altri due anni, quando i giornali erano sottoposti ad una pesante censura fascista.

Aggiungono interesse alla pubblicazione tre inserti contenenti ciascuno alcune pagine dei periodici citati per ciascuno degli anni oggetto di studio.

Al termine del lavoro, si trova un indice delle testate consultate per ciascun anno, con brevi informazioni su di esse.

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Informazione circa la nuova collocazione dell’Istituto Storico Salesiano/ Information on the new location of the Institute of Salesian History (ISS)

Com’è noto, dal 30 settembre u.s. l’Istituto Storico Salesiano (ISS) ha cessato di operare all’interno della Casa Generalizia di via della Pisana n. 1111, per trasferirsi provvisoriamente nella Visitatoria “Maria Sede della Sapienza” di Roma nel complesso dell’Università Pontificia Salesiana (UPS), Piazza dell’Ateneo Salesiano, 1, 00139 – Roma. La nuova “Sede Centrale salesiana” di via Marsala 42  – 00185 –  Roma infatti non aveva spazi sufficienti per accoglierne gli uffici, la biblioteca ed il personale addetto. Successivamente il Rettor Maggiore con il suo Consiglio, previa consultazione con i membri dell’ISS e le autorità della Visitatoria e dell’Università, ha deciso di collocare definitivamente l’ISS all’interno del campus dell’UPS in una propria struttura edilizia, da adattare al bisogno. Come sempre però l’ISS sarà alla diretta dipendenza del Rettor Maggiore e del Consiglio Generale per ciò che concerne il personale – salesiano e laico – per gli indirizzi culturali da assumere, per i finanziamenti. In attesa del trasferimento nella nuova struttura, l’ISS continuerà ad operare negli spazi generosamente messi a sua disposizione dalla Visitatoria “Maria della Sede della Sapienza”.

don Thomas Anchukandam sdb

Direttore – ISS

As you may have noticed, since 30th September, the Istituto Storico Salesiano (ISS) has been functioning from within the complex of the Visitatoria “Maria Sede della Sapienzia” of Rome and the Università Pontificia Salesiana (UPS), Piazza Ateneo Salesiano-1, 00139 – Roma. This was necessitated by the transfer of the Casa Generalizia from Via della Pisana 1111, to Via Marsala 42 – 00185, Roma where, given the limitations of space, ISS with its offices, library etc. could not also be accommodated. Though, originally this arrangement was considered “provisional” we have now been informed that the Rector Major and his council, after having consulted all those associated with ISS as well as all those responsible in the matter at UPS, have decided that ISS will remain definitively in the campus of UPS and that in due course will be accommodated in a suitable structure. However, as always,  ISS will continue to be in direct dependence on the Rector Major and the General Council with regard to the personnel – salesian and lay -, the orientations with regard to historical and archival work as well as financial management.

Till such time as will be considered opportune to move out to the new structure which will be prepared to house it, the institute will continue to function from the space so generously offered it by the Visitatoria “Maria della Sede della Sapienza”.

Fr. Thomas Anchukandam sdb

Director – ISS.

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La scomparsa di don Jesús Borrego Arruz

12 de febrero de 2018

Queridos hermanos,

Os comunico que hoy lunes 12 de febrero de 2018, hacia las 3 de la madrugada, ha fallecido, en el Hospital Quirónsalud Infanta Luisa de Sevilla, nuestro querido hermano salesiano sacerdote Don Jesús Borrego Arruz. Fue ingresado el pasado viernes, detectándosele un principio de neumonía, anemia e inicio de problemas cardiovasculares, todo lo cual se fue agravando hasta llegar al desenlace final. Tenía 91 años de edad y había cumplido los 73 de salesiano y los 64 de sacerdote.

borrego - Copia

Celebraremos su funeral mañana martes 13 de febrero, a las 11:30 en la capilla de Ntra. Sra. del Carmen de la casa de Utrera. El velatorio se encuentra en la capilla de la comunidad. Don Jesús nació en Parada de Rubiales (Salamanca), el 8 de septiembre de 1926. Hizo el Noviciado en San José del Valle donde profesó el 16 de agosto de 1944. Allí mismo cursó el primer año de filosofia (1944-45), seguido del segundo año en Utrera-Consolación (1945-46). El tirocinio lo hizo en Sevilla-Trinidad (194-47) y en Algeciras (1947-49). Cursó sus estudios de teología en Madrid-Carabanchel (1949-53), y se ordenó de sacerdote en Madrid, el 28 de junio de 1953. Desde entonces ha venido desarrollando su labor pastoral en Alcalá de Guadaíra (1953-54); Roma-Sacro Cuore (1954-56); Posadas (1956-63); Sanlúcar la Mayor (1963-65 y 1978-81); Sevilla-Colegio Mayor (1965-73); Roma-Casa Generalicia (1973-76 y 1981-95); Sevilla-CEC (1976-78); Sevilla-Teologado (1995-2003); Morón de la Frontera (2003-13) y en Utrera desde 2013 hasta hoy, día de su fallecimiento. Fue consejero inspectorial (1978-811) y miembro del Instituto Histórico Salesiano (ISS) desde 1985 a 1995. Entre otras, publicó las obras, «Cien años de presencia salesiana en Sevilla-Trinidad» y «Los hombres de nuestra historia centenaria: semblanzas de los salesianos fallecidos en la Inspectoría d Bética de María Auxiliadora, 1881-2002». Que el Señor Resucitado acoja con ternura a nuestro hermano Jesús entre todos aquellos que han entregado su vida a la misión salesiana, y que María Auxiliadora, a la que tanto amó, lo acoja con el cariño de Buena Madre del cielo. Que descanse en paz este salesiano sencillo, bueno y ejemplar.

                                                                     Rosendo Alabau Vila, secretario

 

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El Capitán Bueno: Il Prefetto Apostolico delle terre magellaniche mons. Giuseppe Fagnano (1887-1916).

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Il 18 settembre 1916 moriva a 72 anni a Santiago del Cile mons. Giuseppe Fagnano, per 33 anni Prefetto Apostolico della Patagonia meridionale, delle isole della Terra del Fuoco e delle isole Malvine. La sua figura di sacerdote, salesiano, missionario, esploratore, imprenditore, si staglia come personaggio di un rilievo tale da risultare non solo uno dei protagonisti della storia della società salesiana e delle terre patagoniche fra ottocento e novecento, ma anche soggetto di riferimento della letteratura argentino-cilena, magellanica in particolare, incentrata sulle tematiche della lotta per il possesso del territorio, lo sterminio degli indios, l’avventuriero in cerca di fortuna, il missionario evangelizzatore tra mille difficoltà, l’immigrato portatore di progresso e civiltà.

Eppure sembra essere una fi gura piuttosto assente nella grande storiografi a scientifica, al di là di piccoli saggi o di saltuari accenni in studi e ricerche attinenti le terre emerse più a sud del mondo. Il centenario della sua morte ha comunque costituito un’occasione per numerose commemorazioni, a Punta Arenas, in altre località della Patagonia australe ed al suo paese natale Rocchetta Tanaro (Asti).

L’Istituto Storico Salesiano di Roma in questa sede intende dare il suo modesto contributo a risvegliare l’interesse sul personaggio.

Ma c’è un altro motivo per cui vogliamo recuperare questa pagina di una “storia marginale” ormai quasi dimenticata nella cultura italiana. Perché per la prima volta in modo sistematico una regione, il Piemonte, attraverso una Congregazione religiosa nata al suo interno, i salesiani, si è trovata ad avere un contatto permanente con gli indios americani. Questo non era successo con gli indiani del nord America e nemmeno con gli indios latinoamericani, se si eccettua il caso di alcuni gesuiti o francescani che nei secoli della Colonia evangelizzarono indios all’interno del loro Ordine. Un caso unico, quindi, o meglio una pagina di storia, che meriterebbe una più attenta diffusione, tanto più che con le esplorazioni di mons. Fagnano si conclude la storia della scoperta dell’America iniziata quattro secoli prima da Cristoforo Colombo.

In secondo luogo questa presenza italiana a sud del sud del mondo ha avuto una ripercussione in patria, attraverso la lettura mensile del “Bollettino salesiano”, le fotografie ed i fi lm di don Alberto De Agostini, oltre ai libri, alle campagne di sottoscrizione per sostenere i costi delle missioni ed alla occasionale presenza degli indios stessi in Italia (dalla Introduzione).

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Relazione sulla giornata di studio su Mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916)

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Giovedì 9 novembre 2017 pomeriggio, si è tenuto – nella sala J. E. Vecchi dell’UPS – il simposio sulla figura e l’opera di mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916), Prefetto Apostolico della Patagonia Meridionale e della Terra del Fuoco. L’evento, organizzato dalla Facoltà di Teologia in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano, ha visto un’ampia partecipazione di pubblico. L’argomento e l’approccio interdisciplinare hanno suscitato riflessioni e interrogativi sul tema della metodologia e della comunicazione missionaria, tra storia e attualità.

Ha aperto l’incontro il Decano della Facoltà di Teologia, prof. Damasio Raimundo Medeiros, che ha ricordato l’impegno decennale della Facoltà nell’ambito della missiologia, con pubblicazioni scientifiche, convegni e un corso annuale di formazione e aggiornamento per missionari. Si sono poi susseguiti i relatori, introdotti dal prof. A. Giraudo, promotore e organizzatore del simposio.

Francesco Motto, dell’Istituto Storico Salesiano, ha tracciato il quadro storico e geografico delle missioni in Patagonia tra 1879 e 1916, evidenziando il contributo di Fagnano e dei primi missionari, salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, nelle terre australi: le finalità, le iniziative, le realizzazioni, il metodo, gli ostacoli e le difficoltà, gli esiti. La missione salesiana tra le popolazioni indigene della Patagonia e della Terra del Fuoco si inseriva nella drammatica fase conclusiva del processo storico, iniziato con l’avvento degli europei nel nuovo mondo, che proprio in quegli anni culminava con l’estinzione di intere popolazioni autoctone, sterminate dalle malattie o dalle violenze dei colonizzatori. Nonostante gli sforzi dei missionari, i tentativi per salvare i gruppi superstiti con l’organizzazione di reducciónes e di insediamenti andarono frustrati.

La professoressa Maria Gabriella Dionisi, dell’Università della Tuscia (Viterbo) ha fatto un confronto tra gli scritti di mons. Fagnano, le relazioni dei suoi viaggi ed esplorazioni missionarie, e l’ampia letteratura di viaggio ampiamente diffusa nell’Ottocento, per mostrarne sintonie testuali, continuità e divergenze, connotazioni proprie.

Riprendendo il discorso storico di Motto, il prof. Nicola Bottiglieri dell’Università di Cassino, ha ripercorso i decenni drammatici dell’azione missionaria salesiana nelle terre australi presentando il mondo di mons. Fagnano attraverso le fotografie dell’epoca. Ha illustrato le vicende, la cultura delle popolazioni indigene, i motivi della loro estinzione. Ha rievocato i progetti di espansione e di conquista dei governi argentino e cileno, gli interessi in campo, i metodi drastici dei militari, dei colonizzatori, di sanguinari avventurieri. Ha delineato le intenzioni preventive e promozionali dei salesiani, i loro sforzi, le loro ingenue utopie di fronte a un dramma storico che frustrava ogni loro tentativo.

Nella seconda parte del simposio il prof. Antonio Escudero, dell’Università Salesiana, ha commentato dal punto di vista della missiologia e della strategia comunicativa le corrispondenze di mons. Fagnano pubblicate sul Bollettino Salesiano, con interessanti riflessioni antropologiche e teologiche.

La prof. Maria Vanda Penna, curatrice dell’edizione critica delle lettere di suor Angela Vallese, prima missionaria salesiana nella Patagonia e Terra del Fuoco, diretta collaboratrice di Fagnano nell’attuazione del progetto missionario, ha tracciato attraverso tali corrispondenze i tratti umani, spirituali e operativi di quei primi missionari, ne ha illustrato i punti vista e i quadri mentali, le motivazioni interiori e le scelte eroiche in circostanze estreme.

L’incontro si è chiuso con un appassionato intervento del prof. Juan Bottasso, antropologo, missiologo, promotore di importanti iniziative culturali, etnologiche ed editoriali per il sostegno del movimento indigenista in Ecuador. Ha enunciato alcuni punti nodali a partire dagli ideali e dagli sforzi di mons. Fagnano, protagonista di una grande avventura e testimone dell’inarrestabile tragedia della scomparsa delle popolazioni autoctone americane, di cui l’estinzione degli Onas è uno dei tasselli: una realtà drammatica che continua oggi coinvolgendo le etnie superstiti e rendendo vani tutti gli sforzi fatti dai missionari salesiani per la loro salvaguardia, la preservazione delle loro culture e del loro ambiente di vita. L’ingenuità di Fagnano e dei primi missionari e l’inutilità della loro generosità di fronte alle immani proporzioni della catastrofe, oggi si ripete anche per i salesiani operanti in quei territori.

L’incontro è stato occasione per presentare alcune pubblicazioni recenti: gli atti del seminario di storia salesiana tenuto a Bahía Blanca nel maggio 2015, Iglesia y Estado en la Patagonia. Repensando las misiones salesianas (a cura di I. A. Fresia, M.A. Nicoletti e J.V. Picca. Rosario, Prohistoria Ediciones-Ediciones Don Bosco Argentina 2016), il volume monografico edito dall’Istituto Storico Salesiano, curato da F. Motto, El capitán bueno. Il Prefetto Apostolico delle terre magellaniche, Mons. Giuseppe Fagnano (Roma, LAS 2017) e l’epistolario di sr. Agela Vallese a cura di M.V. Penna, Là non ci separeremo mai più. Lettere della prima FMA missionaria pioniera nella Patagonia e nella Terra del Fuoco (Roma, Istituto FMA 2014).

 

 

 

 

 

 

 

 

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Giornata di studio 1: Mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916)

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Giornata di studio 2: Mons. Giuseppe Fagnano (1844-1916)


 


 

 

 

 

 

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Appunti di pedagogia di Giulio Barberis (1847-1927)

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Il sacerdote salesiano Giulio Barberis entra nella cerchia dei discepoli e collaboratori di don Bosco, riconosciuti come figure chiave per la genesi e lo sviluppo della Opera salesiana negli aspetti organizzativi, istituzionali, formativi e carismatici. Tra gli scritti inediti o pubblicati in formato litografico, meritano particolare attenzione, in prospettiva pedagogica, i suoi Appunti di pedagogia. L’edizione critica dei medesimi costituisce lo scopo del presente volume, che si apre con un’ampia Introduzione del curatore. Sottolineando le caratteristiche del lavoro, Barberis precisa che non si è proposto di scrivere “un trattato completo di pedagogia”, ma ha voluto offrire ai giovani educatori un aiuto “nel difficile compito di educare bene”. Dopo l’esposizione delle Nozioni generali, il corpo centrale degli Appunti di pedagogia di Barberis è diviso in cinque parti: Educazione fisica, Educazione intellettuale, Educazione estetica, Della pedagogia morale e religiosa (con una sezione intitolata: Del sistema preventivo). Lo scritto offre la testimonianza autorevole di un affezionato discepolo e attivo collaboratore di don Bosco. La fedeltà incondizionata e la profonda ammirazione per il metodo educativo del “padre, amico e maestro” non impedirono, anzi spinsero lo scrittore salesiano ad allargare la gamma dei suoi interessi verso gli scritti di pedagogisti ed educatori italiani e stranieri, antichi e moderni.

La Postfazione del volume invita i lettori, siano essi pedagogisti o educatori, a contribuire alla riflessione e a studiare in che modo uno scritto della fine dell’Ottocento, possa essere riletto e valorizzato anche oggi. In modo particolare vengono evidenziati alcuni elementi importanti in vista di un’eventuale articolazione comprensiva di quella che potrebbe essere chiamata “pedagogia salesiana”. A parte alcune criticità riscontrate, gli Appunti di pedagogia possono costituire uno dei “ponti” tra le idee e la pratica educativa di don Bosco e una eventuale elaborazione attuale ulteriormente sviluppata. Alcuni principi, individuati nel testo di Barberis, da una parte, e le metodologie e l’epistemologia pedagogica odierna, dall’altra, possono offrire uno strumentario idoneo per realizzare con fecondità e profitto l’invito suggerito.

(Dall’Introduzione di J. M. Prellezo, già docente ordinario di storia della pedagogia e dell’educazione nell’Università Pontificia Salesiana – dalla Postfazione di D. Grządziel, professore straordinario di pedagogia e di didattica presso la stessa Università).

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Italia – L’ISS e l’ACSSA presenti alla “ExNihilo zero conference” promossa dall’European Academy of Religion a Bologna (18-22 giugno 2017)

La risposta dei Salesiani di Don Bosco e delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel secolo XX ai movimenti neoliberali di Francia e Spagna, ai totalitarismi di destra d’Italia, Germania, Austria, e di sinistra dell’Est europeo – tutti poteri o regimi ostili alla libertà dell’insegnamento ed in particolare all’educazione religiosa – è stato il tema affrontato nella mattinata del 19 giugno u.s. dal prof. Francesco Motto, Presidente dell’ACSSA, nella conferenza Surviving and growing “in difficult times”. The Salesian Educative Mission in Europe in the First Half of the Twentieth Century. Alla relazione sono seguite alcune domande dei presenti ed un breve dibattito sulla possibilità oggi di proporre un proprio carisma educativo nei tanti paesi del pianeta privi di autentica democrazia.

In tal modo la storia dell’educazione salesiana è entrata a far parte ed ha dato un suo originale contributo all’Accademia Europea della Religione, vale a dire alla piattaforma scientifica inclusiva di scambio e cooperazione, sul tema dei saperi sulle culture religiose tra accademie, società, centri di ricerca e istituzioni, laboratori universitari, riviste qualificate, editori scientifici e media.

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Italia – Don Bosco: “una macchina da guerra con qualche incidente di percorso”

gruppo di lavoro

(ANS – Salerno) – “Una macchina da guerra con qualche incidente di percorso”. È questa la metafora più ardita con cui il 22 maggio scorso è stata simpaticamente definita la figura di Don Bosco, nel corso della presentazione a Salerno dell’edizione critica del suo monumentale epistolario da parte di un nutrito gruppo di professori delle università di Salerno, Cassino e Napoli.

Il Don Bosco che emerge dalla corrispondenza con migliaia di persone di ogni classe sociale, letta ovviamente con attenzione e soprattutto nella sua integralità, è un personaggio dall’eccezionale spessore storico-politico (Francesco Barra), storico-culturale (Sebastiano Martelli), storico-sociologico (Giovanni Gallina), storico-pionieristico (Nicola Bottiglieri).

Don Bosco ha infatti colto tutte le opportunità offerte dalla situazione politica, sociale, culturale, economica, ecclesiale dell’epoca per realizzare, con le limitatissime risorse di cui poteva disporre, un incredibile “progetto di vita”: salvare anime (e corpi) di decine di migliaia di giovani a rischio e preservare la fede in larghe fasce di popolazione.

In terminologia attuale si potrebbe dire che da autentico imprenditore selfmade, ha intuito e seguito una logica di un start up tale che gli ha consentito di costruire il proprio “utile” e di sviluppare know how e strumenti comunicativi (dell’epoca) attraverso cui incrementare la proprio impresa. Ovviamente un’impresa “santa” la sua, che comunque, come tutte le imprese, ha avuto i suoi “incidenti di percorso” (punti deboli, errori, illusioni, fallimenti, vertenze, anche giudiziarie).

“Un epistolario di cose e non di parole”, è stato ancora definito quello di Don Bosco, benché paradossalmente le oltre 4.000 pagine dei 7 volumi già editi (ne mancano ancora tre) siano pieni di parole; ma non sono mai parole vuote, parole al vento, o parole per la letteratura, ma parole piene di energia vitale, di azione creativa, di potenziale formativo, di organizzazione di un innovativo “lavoro” apostolico, sia in territorio italiano, che in quello europeo e sudamericano.

Parole che a loro volta “hanno metaforicamente coperto lo spazio geografico” del pianeta (N. Bottiglieri), tanto le lettere di Don Bosco hanno sollecitato i missionari salesiani a raggiungere le inesplorate ed inospitali propaggini meridionali della Patagonia e della Terra del Fuoco.

Le lettere poi – ha sottolineato a fine lavori il curatore dei volumi, don Francesco Motto, SDB – con il loro susseguirsi giorno dopo giorno costituiscono non solo una autobiografia del santo (a suo insaputa), ma anche il sicuro filo conduttore e interpretativo di tutta l’azione estremamente complessa, variegata e problematica di Don Bosco, prete, prete in ogni luogo, ma anche educatore, fondatore, scrittore, maestro di vita.

Evidentemente la pubblicazione di quasi 5.000 lettere, oltre un terzo delle quali assolutamente sconosciute, manda definitivamente in soffitta una mole di pubblicazioni mai tramontate, oleografiche, retoriche, non adeguatamente documentate e soprattutto estremamente riduttive di un personaggio come Don Bosco, la cui vera identità sta proprio nella totalità del suo essere ed agire e non nell’eccezionalità, originalità o unicità di una dimensione, fosse pure quella pedagogica o taumaturgica.

La tavola rotonda è stata moderata dal prof. Giuseppe Acocella, che inizialmente ha dato la parola per i saluti alla prof.ssa Maria Rosa Grillo, direttrice del Dipartimento di Studi Umanisti dell’Università di Salerno e promotrice della tavola rotonda; a don Thomas Anchukandam, Direttore dell’Istituto Storico Salesiano, nelle cui collane di “Fonti” sono editi i volumi dell’epistolario di Don Bosco; e a don Pasquale Martino, direttore dell’Opera salesiana di Salerno, che ospitava la manifestazione. Inoltre, per un rapido sguardo complessivo alla mole delle lettere pubblicate, è stato inizialmente proiettato il video “Cari giovani” realizzato in proprio dal prof. Enrico Cassanelli, SDB, con un’intervista al curatore dello stesso epistolario.

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Tavola rotonda “Epistolario di don Bosco”

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Un clero per la «città nuova»

ciammaruconi 3

PREFAZIONE

di Augusto D’Angelo

 

Littoria, dal punto di vista storico, rappresenta un osservatorio interessante per molti motivi. È il centro di uno dei territori in cui il regime fascista sperimenta la sua progettualità da un punto di vista geografico, demografico ed urbanistico. Vi si avvia la trasformazione profonda di un territorio, con la bonifica dell’Agro pontino, con il trasferimento di popolazioni da altre zone d’Italia per la sua colonizzazione, con la creazione di una serie di nuovi agglomerati urbani.

Dobbiamo alla serietà della ricerca di Clemente Ciammaruconi un nuovo interessante ed approfondito contributo sulla presenza salesiana in questa realtà. Egli, nella sua già vasta produzione che riguarda prevalentemente l’ambito della storia sociale e religiosa, aveva già indagato il ruolo dei Salesiani che interagiscono con la trasformazione del territorio da parte del regime cercando di assicurare l’assistenza religiosa nella zona della bonifica a partire dal 1933. Il suo primo libro sul tema (Un clero per la «città nuova». I Salesiani da Littoria a Latina. I. 1932-1942. Roma 2005) ha rappresentato un contributo considerevole e ricco di spunti di interesse.

Questo nuovo volume ripercorre ora le fasi successive della presenza dei Salesiani che furono chiamati a garantire l’assistenza pastorale a Littoria da Pio XI proprio quando la regione pontina stava trasformandosi attraverso la bonifica integrale e la “città nuova” era appena un progetto in via d’iniziale realizzazione. Dapprima ci fu una parziale resistenza ad accettare la “missione”, ma nell’ottobre del 1933 i Salesiani accolsero l’invito del papa e si stabilirono nella cittadina in costruzione. Non era una situazione facile. Il territorio dipendeva dalla diocesi di Velletri e il clero diocesano non contava membri disposti a stabilirsi nell’Agro. La cura pastorale dei fedeli dispersi nei poderi gradualmente sottratti alla palude era affidata al parroco di Cisterna, ma le necessità erano superiori alle sue forze. La popolazione cresceva rapidamente per l’arrivo dei coloni, sparsi in una zona molto vasta.

All’inizio, la comunità salesiana che si stabilì nel territorio ammontava a cinque membri, i quali subito si affaccendarono per organizzare la cura pastorale a Littoria e in cinque borghi della zona che distavano dal principale centro abitato dai sette ai dieci chilometri.

La gran parte dei coloni proveniva dal Veneto e desiderava che ogni borgo avesse una presenza permanente del sacerdote. Il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Velletri era all’epoca Enrico Gasparri, nipote di Pietro Gasparri il segretario di Stato che aveva firmato i Patti Lateranensi con il regime. Fu anche per rispondere a tali esigenze pastorali che il cardinale Enrico Gasparri scelse come vescovo residente un Salesiano, mons. Salvatore Rotolo, il quale in pochi anni riorganizzò la presenza del clero, assicurando la nascita, oltre che della parrocchia di S. Marco a Littoria, anche l’istituzione di altre cinque parrocchie nei borghi dei dintorni. In breve, i religiosi salesiani finirono per aumentare a sette sacerdoti e due fratelli consacrati.

Le fonti che Ciammaruconi esplora con diligenza ci mostrano una comunità religiosa sensibile alla propaganda del regime. Si tratta di una vicenda nota per ampie fasce della Chiesa italiana e che, all’epoca, solo pochi osservatori ecclesiastci guardavano con diffidenza. Tra questi, un ufficiale della Segreteria di Stato che scriveva a proposito dell’atteggiamento di clero ed episcopato nei confronti della guerra condotta in Etiopia dal governo fascista:

 “E il clero? Questo è il disastro più grande. Il clero deve essere calmo, disciplinato, obbediente ai richiami della Patria; è chiaro. Ma invece questa volta è tumultuoso, esaltato, guerrafondaio. Almeno si salvassero i Vescovi. Niente affatto. Più verbosi, più eccitati, più… squilibrati di tutti. Offrono oro, argento puri: anelli, catene, croci, orologi, sterline. E parlano di civiltà, di religione, di missione dell’Italia in Africa […]. Difficilmente poteva compiersi nelle file del clero un confusionismo, uno sbandamento, un disquilibrio più gravi e più pericolosi”.

Si trattava di Domenico Tardini, che poi sarebbe divenuto stretto collabora­tore di Pio XII e segretario di Stato di Giovanni XXIII.

Tuttavia, quando il regime sceglie di affiancare la Germania nazista in guerra, la distanza crescente si registra sia nelle cronache della casa salesiana sia nelle direttive dei vertici della famiglia religiosa. E man mano che il conflitto procede e le sue sorti cambiano, vengono annotati i segnali di una divaricazione sempre più profonda. Nel giugno 1943, in una chiesa di S. Marco affollatissima per la festa del Corpus Domini, “molto commentata e biasimata fu l’assenza completa delle autorità politiche e amministrative” della città. La mancata partecipazione di tutte le maggiori cariche istituzionali – che pure erano state invitate – dimostra come oramai i rapporti tra regime e mondo cattolico fossero logorati.

Dopo 1’8 settembre, sotto la minaccia dei rastrellamenti tedeschi, sono i Salesiani a raggiungere le case coloniche per avvertire i capifamiglia ed i ragazzi in età da lavoro di non farsi vedere a Littoria. E subito dopo lo sbarco di Anzio, ancora loro indicano la speranza del popolo per un rapido arrivo delle truppe alleate che liberi la città.

L’esperienza della guerra della comunità salesiana è quella registrata in molte altre realtà. I religiosi restano col popolo sotto i bombardamenti e sfollano con gli ultimi quando Littoria viene abbandonata. Trovano ricovero a Roma, ma sono anche tra i primi a tornare nel capoluogo pontino non appena l’Urbe viene liberata e possono muoversi verso Sud. Roma è libera il 4 giugno del 1944, don Carlo Torello ed i suoi tornano già il 6 giugno a Littoria – di lì a poco rinominata Latina — e trovano solo distruzione. La fase della ricostruzione è ancora lontana; prima c’è da sfamare la gente che ritorna in città e che non ha nulla. È l’espe­rienza della mensa, che distribuisce fino a 1.200 minestre al giorno. Ma è anche la stagione dell’epurazione che i Salesiani vogliono rendere meno dolorosa possibile: già la guerra è stata una punizione sufficiente, secondo don Torello. Egli entra nel Comitato di liberazione, chiamato ad istruire i dossier sugli epurandi e ad emettere un giudizio sulla loro condotta. Opera con saggezza conducendo anche gli altri membri a posizioni di clemenza e ragionevolezza.

Ciammaruconi ricostruisce con cura anche le prime vicende politiche del dopoguerra. A Latina, l’iniziale nucleo democristiano nasce senza collegamenti con gli organi centrali del partito. Ne fanno parte alcuni cattolici impiegati nelle istituzioni pubbliche, esponenti delle professioni, membri dell’associazionismo cattolico. Ad essi il parroco e la comunità salesiana forniscono un tetto, una guida, consigli e sostegno aperto. Ma le prime consultazioni elettorali non sono positive. Nelle amministrative della primavera del 1946 si affermano i repubblicani come primo partito, avendo utilizzato come candidati alcuni tecnici della rete di bonifica capaci di catalizzare il consenso dei coloni; la DC è solo il secondo partito col 32%. Lo stesso avviene il 2 giugno, con ampia affermazione per la Repubblica e nuovo successo elettorale del PRI.

La DC inizia a risalire la china con la nomina a segretario provinciale di Vittorio Cervone, già allievo salesiano a Gaeta. Spetta a lui riorganizzare la DC che nel 1948, quando la battaglia è campale, porta il partito al 5 1% in città e al 54% nella provincia. Cervone, inoltre, si adopererà perché Maria Goretti — la giovane beatificata nel 1947 e canonizzata nel 1950 — divenga patrona di Latina, la qual cosa Pio XII concederà ne11952.

E proprio Maria Goretti, assieme a Domenico Savio, rappresenta il modello che la comunità salesiana propone ai giovani: la “martire delle Paludi pontine” viene presentata come simbolo della purezza. In fondo, anche se appare una forzatura affermare che l’allora segretario della Federazione giovanile comunista italiana, Enrico Berlinguer, l’avesse indicata come modello alle giovani comuniste, egli nel 1951 aveva paragonato la partigiana Irma Bandiera — torturata a morte dai nazisti per non aver tradito i suoi compagni — proprio alla santa che si era fatta uccidere per difendere la verginità, citando entrambe come esempi di virtù delle ragazze italiane. Della ricezione integrata di quell’accostamento è una testimonianza, tra l’altro, una recente intervista a Luciana Castellina[1].

In Domenico Savio, il giovane studente salesiano morto adolescente, si indicavano invece come esemplari la gioia, l’impegno nei doveri di studio e di preghiera, la scelta di fare del bene.

I primi anni Cinquanta vedono anche a Latina l’affermazione di un modello di educazione giovanile che molti di coloro che sono cresciuti nel secondo dopoguerra ricordano: la vita dell’oratorio, la preghiera, la proposta dello scoutismo, il cinema parrocchiale, l’educazione ad una comunione di intenti.

Tra l’altro, in quel periodo Latina diviene anche approdo per parte della popolazione che dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia fu costretta ad abbandonare la propria terra. Il capoluogo pontino venne infatti individuato come una delle località nelle quali istituire in breve tempo centri di accoglienza capaci di ricevere centinaia di persone costrette all’esodo. Un campo, istituito a partire dal marzo 1947, accolse più di mille profughi giuliano-dalmati che, dopo essere stati a lungo alloggiati nell’ex caserma dell’82° Reggimento di Fanteria, dal 1956 ricevettero finalmente una migliore sistemazione in un quartiere apposito a loro destinato, il cosiddetto “Villaggio Trieste”. E la data non è irrilevante, perché da allora il campo fu destinato ad accogliere i profughi che arrivavano dall’Ungheria fuggendo dalla repressione dell’Armata Rossa. L’azione della comunità salesiana in quegli anni si arricchì quindi di un inedito campo d’azione ed assistenza spirituale, su un terreno che oggi è tornato di drammatica attualità.

La storia della Chiesa è anche vicenda di comunità concrete, legate ad un territorio, e quella nell’Agro pontino, che Ciammaruconi ha analizzato con capacità di indagine e fedeltà alle fonti, è caratterizzata anche dall’intreccio appassionante della sorte della famiglia salesiana con una porzione di società italiana in profonda trasformazione. L’autore ha ripercorso in questo volume quell’intreccio in maniera documentata, profonda e, soprattutto, appassionata. Per questo le sue pagine meritano la nostra grata attenzione.

[1] Si veda l’intervista alla giornalista e parlamentare comunista in Emiliano Sbaraglia, Ideario Berlinguer. Passioni e parole di un leader scomodo. Con un’intervista a Luciana Castellina. Roma 2014.

POSTFAZIONE

di Francesco Motto

 

I Salesiani, tanto nella Società civile che ecclesiale, da 150 anni si qualificano particolarmente come educatori di giovani. Nell’ambito educativo, infatti, si collocano la maggior parte delle presenze salesiane in Italia e nel mondo.

La prima e forse più originale di tale opere è l’oratorio, vale a dire quell’ambiente aperto a tutti i minori, che favorisce l’incontro fra loro e con gli educatori, a tempo pieno o parziale. Inizialmente era uno spazio in cui, accanto a momenti ricreativi, si insegnava il catechismo ai giovani “poveri ed abbandonati” senza parrocchia: un’opportunità pedagogica unica nel suo genere, nella quale si riflettevano le situazioni e i problemi del momento. Successivamente si trattò di andare al­la ricerca e di sostenere i giovani nel loro stesso ambiente di vita, nonché di offrir loro spazi sicuri, di apertura, di protezione e di formazione integrale. Esso era caratterizzato tanto dall’accentuazione della vita pastorale festiva, della ricreazione e del tempo libero attraverso il gioco, la musica e il canto, il teatro, quanto dal rapporto spontaneo ed informale fra educatori ed educandi. In seguito, lungo i decenni, la grande plasticità dell’oratorio salesiano ha portato a una notevole versatilità e a una differenziazione delle sue modalità organizzative, fino a prendere la forma di un progetto educativo-pastorale vero e proprio.

Una seconda area di impegno dei Salesiani, dopo quella giovanile, comprende opere che possono considerarsi più immediatamente di carattere pastorale: vale a dire le parrocchie, i santuari, le chiese pubbliche e semipubbliche. La precedenza è ovviamente data alle “parrocchie popolari”, solitamente nelle periferie delle città, che hanno offerto opportunità religiose per famiglie operaie ricche di figli; ovvero alle “parrocchie giovanili” con apprendisti non residenti, studenti, militari, emigranti di altre regioni, ossia giovani sradicati da ogni struttura familiare, civile e religiosa che in qualche modo avrebbero potuto mettere a rischio la loro fede.

Ebbene l’opera dei Salesiani a Littoria-Latina, parrocchia e oratorio, sorta mezzo secolo dopo la morte di don Bosco, si è posta come splendida realizzazione di tale binomio in tempi di certo non facili, come quelli del fascismo, della seconda guerra mondiale, della ripresa postbellica. Il loro modello educativo-pastorale si è sviluppato trovando un proprio significativo ruolo all’interno di un regime che tendeva a restringere gli spazi di libertà, o di fronte all’assenza di uno Stato sociale che provvedesse ai più bisognosi, in attiva collaborazione se non in onesta concorrenza con altre forze intente a ricostruite un tessuto sociale sfilacciatosi lungo gli anni. Uno sforzo, quello salesiano, volto a creare una società migliore attraverso l’educazione “integrale” della gioventù e l’assistenza religiosa alle popolazioni, in stretto rapporto — amichevole, o talvolta anche conflittuale — con autorità civili ed ecclesiali.

Le iniziative salesiane di concreta risposta ai bisogni della comunità di Latina, sia in funzione di supplenza che di collaborazione con lo Stato e con la Chiesa, hanno altresì innescato in entrambe le istituzioni una dinamica favorevole ad una maggiore attenzione ai giovani, alla loro educazione e formazione, alla loro socia­lizzazione e promozione, ossia al loro futuro e, di conseguenza, al futuro della società italiana.

Come sottolineava Francesco Traniello 25 anni fa nella postfazione ad un volume sulla casa salesiana di Forlì in occasione del suo cinquantesimo (1942-1992), non è facile percorrere con rigore storico la vicenda di un’opera salesiana perché implica misurarsi in primo luogo con la storia, per così dire, ” integrale”, a tutto tondo, della comunità e del territorio nel quale i Salesiani si sono via via inseriti e su cui, in forza della loro singolare dote di plasmabilità, hanno comunque lasciato la propria impronta. Se un simile giudizio vale un po’ per tutte le case, vale forse più ancora per l’opera salesiana di Latina, che è sorta ed è cresciuta, ha gioito e sofferto, in simbiosi con la città, alla quale ha offerto il meglio che salesianamente aveva a disposizione, pur in mezzo ad immancabili debolezze, ripiegamenti e ritardi.

La storia raccontata in due volumi da Clemente Ciammaruconi con singolare capacità di “far parlare” le fonti scritte ed orali, ricercate con certosina pazienza, ne è la prova provata. Ulteriori approfondimenti potranno comunque trovar spazio, specialmente riguardo alla vita interna della comunità salesiana, alla sua spiritualità e pedagogia in contesto, ai singoli salesiani, perché si tratta sempre di una storia corale, anche se alcune figure giocano ruoli particolarmente importanti; lo stesso si dica della comunità ecclesiale e civile. Tutti, però, dovranno in qualche modo confrontarsi con questi suoi due testi che da oggi sono a disposizione dei lettori e che arricchiscono la collana Studi dell’Istituto Storico salesiano. Storiograficamente, poi, un omaggio forse più bello non si poteva fare in occasione del cinquantesimo della morte del principale protagonista degli avvenimenti in essi rievocati, don Carlo Torello (1886-1967).

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