appunti di pedagogia (2)

Appunti di pedagogia di Giulio Barberis (1847-1927)

Il sacerdote salesiano Giulio Barberis entra nella cerchia dei discepoli e collaboratori di don Bosco, riconosciuti come figure chiave per...

Raccolta di Ricerche Storiche Salesiane

Ricerche Storiche Salesiane vol68 2017 A036 n1

ANNO XXXVI – N. 1 (68) GENNAIO-GIUGNO 2017 SCARICA L’INDICE DEL FASCICOLO RSS vol68 2017 A036 n1 indice    ...

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Un clero per la «città nuova»

PREFAZIONE di Augusto D’Angelo   Littoria, dal punto di vista storico, rappresenta un osservatorio interessante per molti motivi. È il...

Atti-ACSSA2015

Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’opera salesiana (SDB e FMA) dal 1879 al 1965

VI Convegno internazionale di studi organizzato dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA), in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano; si terrà...

Raccolta di Ricerche Storiche Salesiane

Ricerche Storiche Salesiane vol67 2016 A035 n2

ANNO XXXV – N. 2 (67) LUGLIO-DICEMBRE 2016 SCARICA L’INDICE DEL FASCICOLO RSS vol67 2016 A035 n2 indice    ...

ACSSA19052016

Riunita la nuova Presidenza ACSSA

Il 19 maggio presso la sede dell’Istituto Storico Salesiano nella casa generalizia di Roma si è riunita la nuova Presidenza...

Mogliano Veneto 2016

Il servizio dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice durante la Grande Guerra

Si è  svolto a Mogliano Veneto (Treviso, Italia) con soddisfazione di tutti i numerosissimi partecipanti, il convegno nazionale di studio...

POZZO Vittorio

I salesiani di don Bosco nel paese dei cedri

Un nuovo volume di Vittorio Pozzo SDB. *** L’Istituto Storico Salesiano, l’Ambasciata del Libano presso la Santa Sede, la Casa Editrice...

Epistolario, (Don Bosco) vol. VII (1880-1881).

Epistolario, (Don Bosco) vol. VII (1880-1881)

È arrivato in libreria un nuovo volume dell’edizione critica delle lettere del santo. Lo ha curato, come i precedenti, don...

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BENEDIKTBEUERN GERMANIA 31 OTTOBRE – 4 NOVEMBRE 2012a

Benediktbeuern (Germania) Lo stato della storiografia salesiana nella regione

SEMINARIO EUROPEO Lo stato della storiografia salesiana nella regione. Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale Benediktbeuern 31 ottobre – 4 novembre 2012 http://www.seminarioeuropeoacssa.altervista.org/...

CACHOEIRA DO CAMPO BRASILE 17-20 MARZO 2012

Cachoeira do Campo (Brasile) Lo stato della storiografia salesiana nella regione. Conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale

Seminario americano di storia salesiana. L’appuntamento avrà luogo in Brasile a “Retiro das Rosas” – Rodovia dos Inconfidentes, Km 75...

Kenia_Karen_Convegno14102011

Storia dell’Opera Salesiana in Africa-Madagascar

I Convegno Internazionale di Storia dell’Opera Salesiana in Africa-Madagascar  

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Preparazione del 5° Convegno Internazionale dedicato al rettorato di don Michele Rua

All’inizio della riunione i Membri presenti della Presidenza hanno voluto ricordare il defunto don Ramón Alberdi, primo Presidente dell’ACSSA, il...

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Ricerche in vista del 5° convegno internazionale su don Michele Rua

Al centro dei lavori è stata la valutazione dell’andamento delle ricerche in vista del 5° convegno internazionale su don Michele...

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Category: ISS

Appunti di pedagogia di Giulio Barberis (1847-1927)

appunti di pedagogia (2)

Il sacerdote salesiano Giulio Barberis entra nella cerchia dei discepoli e collaboratori di don Bosco, riconosciuti come figure chiave per la genesi e lo sviluppo della Opera salesiana negli aspetti organizzativi, istituzionali, formativi e carismatici. Tra gli scritti inediti o pubblicati in formato litografico, meritano particolare attenzione, in prospettiva pedagogica, i suoi Appunti di pedagogia. L’edizione critica dei medesimi costituisce lo scopo del presente volume, che si apre con un’ampia Introduzione del curatore. Sottolineando le caratteristiche del lavoro, Barberis precisa che non si è proposto di scrivere “un trattato completo di pedagogia”, ma ha voluto offrire ai giovani educatori un aiuto “nel difficile compito di educare bene”. Dopo l’esposizione delle Nozioni generali, il corpo centrale degli Appunti di pedagogia di Barberis è diviso in cinque parti: Educazione fisica, Educazione intellettuale, Educazione estetica, Della pedagogia morale e religiosa (con una sezione intitolata: Del sistema preventivo). Lo scritto offre la testimonianza autorevole di un affezionato discepolo e attivo collaboratore di don Bosco. La fedeltà incondizionata e la profonda ammirazione per il metodo educativo del “padre, amico e maestro” non impedirono, anzi spinsero lo scrittore salesiano ad allargare la gamma dei suoi interessi verso gli scritti di pedagogisti ed educatori italiani e stranieri, antichi e moderni.

La Postfazione del volume invita i lettori, siano essi pedagogisti o educatori, a contribuire alla riflessione e a studiare in che modo uno scritto della fine dell’Ottocento, possa essere riletto e valorizzato anche oggi. In modo particolare vengono evidenziati alcuni elementi importanti in vista di un’eventuale articolazione comprensiva di quella che potrebbe essere chiamata “pedagogia salesiana”. A parte alcune criticità riscontrate, gli Appunti di pedagogia possono costituire uno dei “ponti” tra le idee e la pratica educativa di don Bosco e una eventuale elaborazione attuale ulteriormente sviluppata. Alcuni principi, individuati nel testo di Barberis, da una parte, e le metodologie e l’epistemologia pedagogica odierna, dall’altra, possono offrire uno strumentario idoneo per realizzare con fecondità e profitto l’invito suggerito.

(Dall’Introduzione di J. M. Prellezo, già docente ordinario di storia della pedagogia e dell’educazione nell’Università Pontificia Salesiana – dalla Postfazione di D. Grządziel, professore straordinario di pedagogia e di didattica presso la stessa Università).

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Italia – L’ISS e l’ACSSA presenti alla “ExNihilo zero conference” promossa dall’European Academy of Religion a Bologna (18-22 giugno 2017)

La risposta dei Salesiani di Don Bosco e delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel secolo XX ai movimenti neoliberali di Francia e Spagna, ai totalitarismi di destra d’Italia, Germania, Austria, e di sinistra dell’Est europeo – tutti poteri o regimi ostili alla libertà dell’insegnamento ed in particolare all’educazione religiosa – è stato il tema affrontato nella mattinata del 19 giugno u.s. dal prof. Francesco Motto, Presidente dell’ACSSA, nella conferenza Surviving and growing “in difficult times”. The Salesian Educative Mission in Europe in the First Half of the Twentieth Century. Alla relazione sono seguite alcune domande dei presenti ed un breve dibattito sulla possibilità oggi di proporre un proprio carisma educativo nei tanti paesi del pianeta privi di autentica democrazia.

In tal modo la storia dell’educazione salesiana è entrata a far parte ed ha dato un suo originale contributo all’Accademia Europea della Religione, vale a dire alla piattaforma scientifica inclusiva di scambio e cooperazione, sul tema dei saperi sulle culture religiose tra accademie, società, centri di ricerca e istituzioni, laboratori universitari, riviste qualificate, editori scientifici e media.

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Italia – Don Bosco: “una macchina da guerra con qualche incidente di percorso”

gruppo di lavoro

(ANS – Salerno) – “Una macchina da guerra con qualche incidente di percorso”. È questa la metafora più ardita con cui il 22 maggio scorso è stata simpaticamente definita la figura di Don Bosco, nel corso della presentazione a Salerno dell’edizione critica del suo monumentale epistolario da parte di un nutrito gruppo di professori delle università di Salerno, Cassino e Napoli.

Il Don Bosco che emerge dalla corrispondenza con migliaia di persone di ogni classe sociale, letta ovviamente con attenzione e soprattutto nella sua integralità, è un personaggio dall’eccezionale spessore storico-politico (Francesco Barra), storico-culturale (Sebastiano Martelli), storico-sociologico (Giovanni Gallina), storico-pionieristico (Nicola Bottiglieri).

Don Bosco ha infatti colto tutte le opportunità offerte dalla situazione politica, sociale, culturale, economica, ecclesiale dell’epoca per realizzare, con le limitatissime risorse di cui poteva disporre, un incredibile “progetto di vita”: salvare anime (e corpi) di decine di migliaia di giovani a rischio e preservare la fede in larghe fasce di popolazione.

In terminologia attuale si potrebbe dire che da autentico imprenditore selfmade, ha intuito e seguito una logica di un start up tale che gli ha consentito di costruire il proprio “utile” e di sviluppare know how e strumenti comunicativi (dell’epoca) attraverso cui incrementare la proprio impresa. Ovviamente un’impresa “santa” la sua, che comunque, come tutte le imprese, ha avuto i suoi “incidenti di percorso” (punti deboli, errori, illusioni, fallimenti, vertenze, anche giudiziarie).

“Un epistolario di cose e non di parole”, è stato ancora definito quello di Don Bosco, benché paradossalmente le oltre 4.000 pagine dei 7 volumi già editi (ne mancano ancora tre) siano pieni di parole; ma non sono mai parole vuote, parole al vento, o parole per la letteratura, ma parole piene di energia vitale, di azione creativa, di potenziale formativo, di organizzazione di un innovativo “lavoro” apostolico, sia in territorio italiano, che in quello europeo e sudamericano.

Parole che a loro volta “hanno metaforicamente coperto lo spazio geografico” del pianeta (N. Bottiglieri), tanto le lettere di Don Bosco hanno sollecitato i missionari salesiani a raggiungere le inesplorate ed inospitali propaggini meridionali della Patagonia e della Terra del Fuoco.

Le lettere poi – ha sottolineato a fine lavori il curatore dei volumi, don Francesco Motto, SDB – con il loro susseguirsi giorno dopo giorno costituiscono non solo una autobiografia del santo (a suo insaputa), ma anche il sicuro filo conduttore e interpretativo di tutta l’azione estremamente complessa, variegata e problematica di Don Bosco, prete, prete in ogni luogo, ma anche educatore, fondatore, scrittore, maestro di vita.

Evidentemente la pubblicazione di quasi 5.000 lettere, oltre un terzo delle quali assolutamente sconosciute, manda definitivamente in soffitta una mole di pubblicazioni mai tramontate, oleografiche, retoriche, non adeguatamente documentate e soprattutto estremamente riduttive di un personaggio come Don Bosco, la cui vera identità sta proprio nella totalità del suo essere ed agire e non nell’eccezionalità, originalità o unicità di una dimensione, fosse pure quella pedagogica o taumaturgica.

La tavola rotonda è stata moderata dal prof. Giuseppe Acocella, che inizialmente ha dato la parola per i saluti alla prof.ssa Maria Rosa Grillo, direttrice del Dipartimento di Studi Umanisti dell’Università di Salerno e promotrice della tavola rotonda; a don Thomas Anchukandam, Direttore dell’Istituto Storico Salesiano, nelle cui collane di “Fonti” sono editi i volumi dell’epistolario di Don Bosco; e a don Pasquale Martino, direttore dell’Opera salesiana di Salerno, che ospitava la manifestazione. Inoltre, per un rapido sguardo complessivo alla mole delle lettere pubblicate, è stato inizialmente proiettato il video “Cari giovani” realizzato in proprio dal prof. Enrico Cassanelli, SDB, con un’intervista al curatore dello stesso epistolario.

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Tavola rotonda “Epistolario di don Bosco”

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Un clero per la «città nuova»

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PREFAZIONE

di Augusto D’Angelo

 

Littoria, dal punto di vista storico, rappresenta un osservatorio interessante per molti motivi. È il centro di uno dei territori in cui il regime fascista sperimenta la sua progettualità da un punto di vista geografico, demografico ed urbanistico. Vi si avvia la trasformazione profonda di un territorio, con la bonifica dell’Agro pontino, con il trasferimento di popolazioni da altre zone d’Italia per la sua colonizzazione, con la creazione di una serie di nuovi agglomerati urbani.

Dobbiamo alla serietà della ricerca di Clemente Ciammaruconi un nuovo interessante ed approfondito contributo sulla presenza salesiana in questa realtà. Egli, nella sua già vasta produzione che riguarda prevalentemente l’ambito della storia sociale e religiosa, aveva già indagato il ruolo dei Salesiani che interagiscono con la trasformazione del territorio da parte del regime cercando di assicurare l’assistenza religiosa nella zona della bonifica a partire dal 1933. Il suo primo libro sul tema (Un clero per la «città nuova». I Salesiani da Littoria a Latina. I. 1932-1942. Roma 2005) ha rappresentato un contributo considerevole e ricco di spunti di interesse.

Questo nuovo volume ripercorre ora le fasi successive della presenza dei Salesiani che furono chiamati a garantire l’assistenza pastorale a Littoria da Pio XI proprio quando la regione pontina stava trasformandosi attraverso la bonifica integrale e la “città nuova” era appena un progetto in via d’iniziale realizzazione. Dapprima ci fu una parziale resistenza ad accettare la “missione”, ma nell’ottobre del 1933 i Salesiani accolsero l’invito del papa e si stabilirono nella cittadina in costruzione. Non era una situazione facile. Il territorio dipendeva dalla diocesi di Velletri e il clero diocesano non contava membri disposti a stabilirsi nell’Agro. La cura pastorale dei fedeli dispersi nei poderi gradualmente sottratti alla palude era affidata al parroco di Cisterna, ma le necessità erano superiori alle sue forze. La popolazione cresceva rapidamente per l’arrivo dei coloni, sparsi in una zona molto vasta.

All’inizio, la comunità salesiana che si stabilì nel territorio ammontava a cinque membri, i quali subito si affaccendarono per organizzare la cura pastorale a Littoria e in cinque borghi della zona che distavano dal principale centro abitato dai sette ai dieci chilometri.

La gran parte dei coloni proveniva dal Veneto e desiderava che ogni borgo avesse una presenza permanente del sacerdote. Il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Velletri era all’epoca Enrico Gasparri, nipote di Pietro Gasparri il segretario di Stato che aveva firmato i Patti Lateranensi con il regime. Fu anche per rispondere a tali esigenze pastorali che il cardinale Enrico Gasparri scelse come vescovo residente un Salesiano, mons. Salvatore Rotolo, il quale in pochi anni riorganizzò la presenza del clero, assicurando la nascita, oltre che della parrocchia di S. Marco a Littoria, anche l’istituzione di altre cinque parrocchie nei borghi dei dintorni. In breve, i religiosi salesiani finirono per aumentare a sette sacerdoti e due fratelli consacrati.

Le fonti che Ciammaruconi esplora con diligenza ci mostrano una comunità religiosa sensibile alla propaganda del regime. Si tratta di una vicenda nota per ampie fasce della Chiesa italiana e che, all’epoca, solo pochi osservatori ecclesiastci guardavano con diffidenza. Tra questi, un ufficiale della Segreteria di Stato che scriveva a proposito dell’atteggiamento di clero ed episcopato nei confronti della guerra condotta in Etiopia dal governo fascista:

 “E il clero? Questo è il disastro più grande. Il clero deve essere calmo, disciplinato, obbediente ai richiami della Patria; è chiaro. Ma invece questa volta è tumultuoso, esaltato, guerrafondaio. Almeno si salvassero i Vescovi. Niente affatto. Più verbosi, più eccitati, più… squilibrati di tutti. Offrono oro, argento puri: anelli, catene, croci, orologi, sterline. E parlano di civiltà, di religione, di missione dell’Italia in Africa […]. Difficilmente poteva compiersi nelle file del clero un confusionismo, uno sbandamento, un disquilibrio più gravi e più pericolosi”.

Si trattava di Domenico Tardini, che poi sarebbe divenuto stretto collabora­tore di Pio XII e segretario di Stato di Giovanni XXIII.

Tuttavia, quando il regime sceglie di affiancare la Germania nazista in guerra, la distanza crescente si registra sia nelle cronache della casa salesiana sia nelle direttive dei vertici della famiglia religiosa. E man mano che il conflitto procede e le sue sorti cambiano, vengono annotati i segnali di una divaricazione sempre più profonda. Nel giugno 1943, in una chiesa di S. Marco affollatissima per la festa del Corpus Domini, “molto commentata e biasimata fu l’assenza completa delle autorità politiche e amministrative” della città. La mancata partecipazione di tutte le maggiori cariche istituzionali – che pure erano state invitate – dimostra come oramai i rapporti tra regime e mondo cattolico fossero logorati.

Dopo 1’8 settembre, sotto la minaccia dei rastrellamenti tedeschi, sono i Salesiani a raggiungere le case coloniche per avvertire i capifamiglia ed i ragazzi in età da lavoro di non farsi vedere a Littoria. E subito dopo lo sbarco di Anzio, ancora loro indicano la speranza del popolo per un rapido arrivo delle truppe alleate che liberi la città.

L’esperienza della guerra della comunità salesiana è quella registrata in molte altre realtà. I religiosi restano col popolo sotto i bombardamenti e sfollano con gli ultimi quando Littoria viene abbandonata. Trovano ricovero a Roma, ma sono anche tra i primi a tornare nel capoluogo pontino non appena l’Urbe viene liberata e possono muoversi verso Sud. Roma è libera il 4 giugno del 1944, don Carlo Torello ed i suoi tornano già il 6 giugno a Littoria – di lì a poco rinominata Latina — e trovano solo distruzione. La fase della ricostruzione è ancora lontana; prima c’è da sfamare la gente che ritorna in città e che non ha nulla. È l’espe­rienza della mensa, che distribuisce fino a 1.200 minestre al giorno. Ma è anche la stagione dell’epurazione che i Salesiani vogliono rendere meno dolorosa possibile: già la guerra è stata una punizione sufficiente, secondo don Torello. Egli entra nel Comitato di liberazione, chiamato ad istruire i dossier sugli epurandi e ad emettere un giudizio sulla loro condotta. Opera con saggezza conducendo anche gli altri membri a posizioni di clemenza e ragionevolezza.

Ciammaruconi ricostruisce con cura anche le prime vicende politiche del dopoguerra. A Latina, l’iniziale nucleo democristiano nasce senza collegamenti con gli organi centrali del partito. Ne fanno parte alcuni cattolici impiegati nelle istituzioni pubbliche, esponenti delle professioni, membri dell’associazionismo cattolico. Ad essi il parroco e la comunità salesiana forniscono un tetto, una guida, consigli e sostegno aperto. Ma le prime consultazioni elettorali non sono positive. Nelle amministrative della primavera del 1946 si affermano i repubblicani come primo partito, avendo utilizzato come candidati alcuni tecnici della rete di bonifica capaci di catalizzare il consenso dei coloni; la DC è solo il secondo partito col 32%. Lo stesso avviene il 2 giugno, con ampia affermazione per la Repubblica e nuovo successo elettorale del PRI.

La DC inizia a risalire la china con la nomina a segretario provinciale di Vittorio Cervone, già allievo salesiano a Gaeta. Spetta a lui riorganizzare la DC che nel 1948, quando la battaglia è campale, porta il partito al 5 1% in città e al 54% nella provincia. Cervone, inoltre, si adopererà perché Maria Goretti — la giovane beatificata nel 1947 e canonizzata nel 1950 — divenga patrona di Latina, la qual cosa Pio XII concederà ne11952.

E proprio Maria Goretti, assieme a Domenico Savio, rappresenta il modello che la comunità salesiana propone ai giovani: la “martire delle Paludi pontine” viene presentata come simbolo della purezza. In fondo, anche se appare una forzatura affermare che l’allora segretario della Federazione giovanile comunista italiana, Enrico Berlinguer, l’avesse indicata come modello alle giovani comuniste, egli nel 1951 aveva paragonato la partigiana Irma Bandiera — torturata a morte dai nazisti per non aver tradito i suoi compagni — proprio alla santa che si era fatta uccidere per difendere la verginità, citando entrambe come esempi di virtù delle ragazze italiane. Della ricezione integrata di quell’accostamento è una testimonianza, tra l’altro, una recente intervista a Luciana Castellina[1].

In Domenico Savio, il giovane studente salesiano morto adolescente, si indicavano invece come esemplari la gioia, l’impegno nei doveri di studio e di preghiera, la scelta di fare del bene.

I primi anni Cinquanta vedono anche a Latina l’affermazione di un modello di educazione giovanile che molti di coloro che sono cresciuti nel secondo dopoguerra ricordano: la vita dell’oratorio, la preghiera, la proposta dello scoutismo, il cinema parrocchiale, l’educazione ad una comunione di intenti.

Tra l’altro, in quel periodo Latina diviene anche approdo per parte della popolazione che dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia fu costretta ad abbandonare la propria terra. Il capoluogo pontino venne infatti individuato come una delle località nelle quali istituire in breve tempo centri di accoglienza capaci di ricevere centinaia di persone costrette all’esodo. Un campo, istituito a partire dal marzo 1947, accolse più di mille profughi giuliano-dalmati che, dopo essere stati a lungo alloggiati nell’ex caserma dell’82° Reggimento di Fanteria, dal 1956 ricevettero finalmente una migliore sistemazione in un quartiere apposito a loro destinato, il cosiddetto “Villaggio Trieste”. E la data non è irrilevante, perché da allora il campo fu destinato ad accogliere i profughi che arrivavano dall’Ungheria fuggendo dalla repressione dell’Armata Rossa. L’azione della comunità salesiana in quegli anni si arricchì quindi di un inedito campo d’azione ed assistenza spirituale, su un terreno che oggi è tornato di drammatica attualità.

La storia della Chiesa è anche vicenda di comunità concrete, legate ad un territorio, e quella nell’Agro pontino, che Ciammaruconi ha analizzato con capacità di indagine e fedeltà alle fonti, è caratterizzata anche dall’intreccio appassionante della sorte della famiglia salesiana con una porzione di società italiana in profonda trasformazione. L’autore ha ripercorso in questo volume quell’intreccio in maniera documentata, profonda e, soprattutto, appassionata. Per questo le sue pagine meritano la nostra grata attenzione.

[1] Si veda l’intervista alla giornalista e parlamentare comunista in Emiliano Sbaraglia, Ideario Berlinguer. Passioni e parole di un leader scomodo. Con un’intervista a Luciana Castellina. Roma 2014.

POSTFAZIONE

di Francesco Motto

 

I Salesiani, tanto nella Società civile che ecclesiale, da 150 anni si qualificano particolarmente come educatori di giovani. Nell’ambito educativo, infatti, si collocano la maggior parte delle presenze salesiane in Italia e nel mondo.

La prima e forse più originale di tale opere è l’oratorio, vale a dire quell’ambiente aperto a tutti i minori, che favorisce l’incontro fra loro e con gli educatori, a tempo pieno o parziale. Inizialmente era uno spazio in cui, accanto a momenti ricreativi, si insegnava il catechismo ai giovani “poveri ed abbandonati” senza parrocchia: un’opportunità pedagogica unica nel suo genere, nella quale si riflettevano le situazioni e i problemi del momento. Successivamente si trattò di andare al­la ricerca e di sostenere i giovani nel loro stesso ambiente di vita, nonché di offrir loro spazi sicuri, di apertura, di protezione e di formazione integrale. Esso era caratterizzato tanto dall’accentuazione della vita pastorale festiva, della ricreazione e del tempo libero attraverso il gioco, la musica e il canto, il teatro, quanto dal rapporto spontaneo ed informale fra educatori ed educandi. In seguito, lungo i decenni, la grande plasticità dell’oratorio salesiano ha portato a una notevole versatilità e a una differenziazione delle sue modalità organizzative, fino a prendere la forma di un progetto educativo-pastorale vero e proprio.

Una seconda area di impegno dei Salesiani, dopo quella giovanile, comprende opere che possono considerarsi più immediatamente di carattere pastorale: vale a dire le parrocchie, i santuari, le chiese pubbliche e semipubbliche. La precedenza è ovviamente data alle “parrocchie popolari”, solitamente nelle periferie delle città, che hanno offerto opportunità religiose per famiglie operaie ricche di figli; ovvero alle “parrocchie giovanili” con apprendisti non residenti, studenti, militari, emigranti di altre regioni, ossia giovani sradicati da ogni struttura familiare, civile e religiosa che in qualche modo avrebbero potuto mettere a rischio la loro fede.

Ebbene l’opera dei Salesiani a Littoria-Latina, parrocchia e oratorio, sorta mezzo secolo dopo la morte di don Bosco, si è posta come splendida realizzazione di tale binomio in tempi di certo non facili, come quelli del fascismo, della seconda guerra mondiale, della ripresa postbellica. Il loro modello educativo-pastorale si è sviluppato trovando un proprio significativo ruolo all’interno di un regime che tendeva a restringere gli spazi di libertà, o di fronte all’assenza di uno Stato sociale che provvedesse ai più bisognosi, in attiva collaborazione se non in onesta concorrenza con altre forze intente a ricostruite un tessuto sociale sfilacciatosi lungo gli anni. Uno sforzo, quello salesiano, volto a creare una società migliore attraverso l’educazione “integrale” della gioventù e l’assistenza religiosa alle popolazioni, in stretto rapporto — amichevole, o talvolta anche conflittuale — con autorità civili ed ecclesiali.

Le iniziative salesiane di concreta risposta ai bisogni della comunità di Latina, sia in funzione di supplenza che di collaborazione con lo Stato e con la Chiesa, hanno altresì innescato in entrambe le istituzioni una dinamica favorevole ad una maggiore attenzione ai giovani, alla loro educazione e formazione, alla loro socia­lizzazione e promozione, ossia al loro futuro e, di conseguenza, al futuro della società italiana.

Come sottolineava Francesco Traniello 25 anni fa nella postfazione ad un volume sulla casa salesiana di Forlì in occasione del suo cinquantesimo (1942-1992), non è facile percorrere con rigore storico la vicenda di un’opera salesiana perché implica misurarsi in primo luogo con la storia, per così dire, ” integrale”, a tutto tondo, della comunità e del territorio nel quale i Salesiani si sono via via inseriti e su cui, in forza della loro singolare dote di plasmabilità, hanno comunque lasciato la propria impronta. Se un simile giudizio vale un po’ per tutte le case, vale forse più ancora per l’opera salesiana di Latina, che è sorta ed è cresciuta, ha gioito e sofferto, in simbiosi con la città, alla quale ha offerto il meglio che salesianamente aveva a disposizione, pur in mezzo ad immancabili debolezze, ripiegamenti e ritardi.

La storia raccontata in due volumi da Clemente Ciammaruconi con singolare capacità di “far parlare” le fonti scritte ed orali, ricercate con certosina pazienza, ne è la prova provata. Ulteriori approfondimenti potranno comunque trovar spazio, specialmente riguardo alla vita interna della comunità salesiana, alla sua spiritualità e pedagogia in contesto, ai singoli salesiani, perché si tratta sempre di una storia corale, anche se alcune figure giocano ruoli particolarmente importanti; lo stesso si dica della comunità ecclesiale e civile. Tutti, però, dovranno in qualche modo confrontarsi con questi suoi due testi che da oggi sono a disposizione dei lettori e che arricchiscono la collana Studi dell’Istituto Storico salesiano. Storiograficamente, poi, un omaggio forse più bello non si poteva fare in occasione del cinquantesimo della morte del principale protagonista degli avvenimenti in essi rievocati, don Carlo Torello (1886-1967).

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Presentazione secondo volume di: Un clero per la città Nuova

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Riunione dei membri dell’ISS (19 novembre 2016)

Sabato 19 novembre 2016, dalle ore 9.00 alle ore 12.30, si è svolta l’assemblea ordinaria dei membri dell’ISS, presso la sede dell’Istituto (Roma, Via della Pisana, 1111).

Si sono affrontati i seguenti punti dell’Odg:

1. Saluto del Direttore

2. Saluto di D. Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore

3. Approvazione del verbale della riunione precedente (28 giugno 2016)

4. Informazioni sulla riunione del Consiglio direttivo dell’ISS (17 ottobre 2016)

5. Programmazione per il periodo 2016-2020 (revisione)

6. Bilancio preventivo per l’anno 2017

7. Progetti: Storia della Società Salesiana (T. Anchukandam); Fonti Salesiane, vol. 2 (T. Anchukadam, J.M. Prellezo; A. Giraudo)

8. Revisione norme editoriale per le edizioni critiche (A. Giraudo, F. Motto, J.M. Prellezo)

9. Presentazione n. 67 di RSS (in fase di stampa)

10. Proposta di nomi per lista recensori ISS e RSS

11. Valutazione della giornata di studio su Pietro Braido (10 nov. 2016)

12. Tema del convegno storico del 2020

13. Sito ISS e ACSSA

14. Personale ISS

15. Atti del 6° Convegno ACSSA (in stampa)

16. Biblioteca specializzata dell’ISS e Biblioteca Centrale Salesiana: situazione

17. Richiesta di comunicazione al Segretario di coordinamento sulle nuove pubblicazioni ISS

18. Prossimi giubilei di F. Motto e F. Casella: suggerimenti

19. Varia

 

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“Una vita di studio a servizio dei giovani”. Seminario di studio su Pietro Braido (10 novembre 2016)

PietroBraidoSi è svolto nel pomeriggio del 10 novembre scorso il secondo Seminario di Studio su don Pietro Braido, in concomitanza con il secondo anniversario della sua scomparsa (11 novembre 2014).

Lo scorso anno si era avuto un primo simposio che ha voluto commemorare e presentare la “poliedrica” figura di questo grande Salesiano dell’UPS. Lo si fece soprattutto attraverso le testimonianze di persone che lo avevano conosciuto come amici, parenti, allievi, colleghi, o gli erano stati vicini negli ultimi anni della sua lunga e lucida esistenza. Quest’anno, come precisa il sottotitolo, si è trattato di approfondire quella che è stata “una vita di studio a servizio dei giovani”. Al seminario hanno partecipato un folto numero di studenti e studentesse dell’UPS, di studentesse della Facoltà Auxilium, colleghi universitari, FMA della Casa generalizia, ex-allievi ed ex-allieve della Lumsa, persone che lo hanno avuto come guida spirituale per molti anni.

L’intervento introduttivo del prof. Carlo Nanni ha sinteticamente illustrato la figura di “don Braido” quale docente di Filosofia dell’educazione e di Epistemologia pedagogica, storico della Pedagogia e della Catechesi, studioso del Sistema Preventivo di Don Bosco, brillante docente e educatore di giovani, prete salesiano e guida spirituale di giovani e adulti. Don Nanni ha messo in risalto in particolare il ruolo di don Braido nello sviluppo della Facoltà di Scienze dell’Educazione, di cui fu più volte decano, e nel rinnovamento dell’Università che passava da Pontificio Ateneo Salesiano (PAS) a Università Pontificia Salesiana (UPS) nel 1973, in quanto Rettore (1974-1977).

Le relazioni di studio si sono avvicendate secondo le tre grandi linee di ricerca in cui si è dispiegato lo studio di don Braido. Al prof. Giorgio Chiosso dell’Università di Torino è toccato di approfondire don Pietro Braido come storico dell’Educazione e della Pedagogia. Al suo si è aggiunto poi l’intervento del prof. Giuseppe Biancardi su don Braido storico della Catechesi. Le professoresse Rachele Lanfranchi dell’Auxilium e Sira Serenella Macchietti della Università di Arezzo hanno presentato il contributo di don Braido teorico delle Scienze dell’educazione e filosofo dell’educazione. Infine si è illustrata l’attività di don Braido studioso di don Bosco e del Sistema Preventivo, attraverso la relazione del prof. Francesco Motto – che ha presentato il ruolo di Braido nella fondazione del Centro Studi Don Bosco e dell’Istituto Storico Salesiano – e la fine analisi evolutiva-sinottica del prof. Michal Vojtas – che ha esaminato le diverse edizioni del manuale sul sistema preventivo di Braido dal 1955 al nuovo millennio. Ha moderato l’incontro il prof. Francesco Casella. È seguita una celebrazione eucaristica di suffragio, presieduta da don Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore dei Salesiani.

Il filo rosso emerso dal Seminario si può sintetizzare in un doppio binomio: forte legame tra teoria e prassi, quale fonte e orizzonte di studio, e richiamo alle origini e insieme all’attualità, come intenzionalità e preoccupazione di fondo, per un rinnovamento del Sistema Preventivo rispondente alle istanze e alle sfide della contemporaneità.

Seminario Braido 10 novembre

 

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Il servizio dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice durante la Grande Guerra

Mogliano Veneto 2016

Si è  svolto a Mogliano Veneto (Treviso, Italia) con soddisfazione di tutti i numerosissimi partecipanti, il convegno nazionale di studio “Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice durante la Grande Guerra”, promosso dall’Istituto Storico Salesiano, dal Centro studi delle FMA di Roma ed organizzato dal Gruppo di Ricerca Storica Astori “don Giuseppe Polo” di Mogliano Veneto.

Ad apertura dei lavori il moderatore, dott. Luciano Tumburus, ha dato la parola al sindaco della città e al presidente della provincia trevigiana che hanno espresso la loro piena condivisione dell’iniziativa del Convegno e hanno sottolineato che essa, mentre onora la città e la stessa provincia, incoraggia quanti si impegnano nella valorizzazione della storia del proprio territorio, oltre che arricchire le giovani generazioni, spesso ignare di tutto ciò che le ha precedute.

Dopo il saluto del direttore dell’Istituto, don Ivan Ghidina, sono intervenuti, come da programma, i tre relatori. Il prof. Giancarlo Rocca ha presentato il quadro generale del grande contributo, spesso ignorato dagli stessi storici, offerto in Italia dai Religiosi e dalle Religiose alla Grande Guerra. I grandi numeri, noti, dei Religiosi arruolati, sono certamente superati da quelli, non noti, delle Suore che hanno curato, assistito, accolto feriti, orfani, sfollati, poveri in genere. Nei lazzaretti dove si era come reclusi per settimane onde non diffondere malattie infettive, spesso solo loro hanno accettato di vivere.

È poi seguita la relazione del prof. Francesco Motto, SDB, che ha individuato la duplice dimensione dell’azione salesiana in tempo di guerra: metà salesiani con le armi o la barella in mano al fronte e negli ospedali, e l’altra metà con i libri e la penna in mano nelle proprie case ad insegnare, assistere, educare ragazzi, spesso poveri, orfani, lavorando il doppio in sostituzione degli arruolati.

La prof.ssa Grazia Loparco a sua volta si è inoltrata nell’ambito delle FMA, che – tanto con le varie centinaia di suore-infermiere negli ospedali, quanto con le migliaia di quelle impegnate nel quotidiano lavoro educativo e nell’assistenza da lontano ai militari al fronte (raccolta di denaro, alimenti, indumenti…) – non sono certo restate estranee alla vita del paese.

La relazione finale del dott. Giuseppe Del Todesco Frisone sulla realtà di Mogliano Veneto e del Collegio Salesiano “Astori” durante la Grande Guerra, ha suscitato l’entusiasmo dei presenti, che hanno ritrovato la loro storia familiare nelle parole e nelle immagini del proprio paese un secolo fa.

La poesia “La Madonnina blu” in dialetto veneto, scritta nei locali del collegio salesiano da Renato Simoni, uno dei redattori del famoso giornale di trincea “La Tradotta”, ha chiuso un interessante pomeriggio di cultura locale e di storia nazionale.

(cf. http://www.infoans.org/ – 18 maggio 2016)

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I salesiani di don Bosco nel paese dei cedri

POZZO Vittorio

Un nuovo volume di Vittorio Pozzo SDB.

***

L’Istituto Storico Salesiano, l’Ambasciata del Libano presso la Santa Sede, la Casa Editrice LAS, l’Ispettoria Salesiana Medio Oriente e l’Associazione Cultori di Storia Salesiana

INVITANO

alla presentazione del libro di
Vittorio POZZO
dal titolo
I SALESIANI DI DON BOSCO NEL PAESE DEI CEDRI. I primi venticinque anni di presenza salesiana in Libano (1952-1977)

che si svolgerà il

VENERDÌ 3 GIUGNO 2016 – ORE 16.00

nella sede

ISTITUTO SACRO CUORE – VIA MARSALA, 42 – ROMA

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Nel programma dell’evento interverranno:

SALUTO E INTRODUZIONE

Prof. Thomas ANCHUKANDAM SDB
– direttore dell’Istituto Storico Salesiano

RELATORI

Prof.sa Lucy LADIKOFF
– docente di lingua e letteratura araba all’Università di Genova

Prof. Giorgio ROSSI SDB
– docente di storia e storiografia dell’età moderna, Università degli Studi Roma Tre

Giuseppe GOFFREDO
– poeta, scrittore, saggista, editore

AUTORE DEL LIBRO

Vittorio POZZO SDB (nella foto)

Vittorio Pozzo SDB

cf. http://www.scuola-salesiani-beirut.org/  (video-intervista)

MODERATORE

Prof. Stanisław ZIMNIAK SDB
– membro dell’Istituto Storico Salesiano

CORNICE ARTISTICO-MUSICALE

Stefano MHANNA
– violinista, violista, pianista, organista, compositore e direttore d’orchestra

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 scarica la locandina

 

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Atti – Sviluppo del carisma di Don Bosco fino alla metà del secolo XX

«La seconda spedizione di Missionari Salesiani. (Don Lasagna siede subito a sinistra di Don Bosco)»

*

Il Congresso sullo “Sviluppo del carisma di Don Bosco fino alla metà del secolo XX” è stato celebrato con buona riuscita nei giorni 19-23 novembre 2014 .

L’ISS e il CSFMA hanno lavorato per pubblicare gli Atti del Congresso Internazionale di Studi Salesiani.

La considerazione del numero rilevante e variegato degli scritti sul carisma di
Don Bosco presentati nel Congresso del Bicentenario della sua nascita, e specialmente il proposito di diffonderne i contenuti mediante mezzi funzionali ed economici, hanno mosso il Comitato di redazione a prendere la decisione di fare due pubblicazioni distinte:

– Volume in formato cartaceo (ed anche in formato digitale): contiene il testo delle relazioni, ossia i contributi presentati e discussi nelle sessioni generali del Congresso, strutturate in tre sezioni: 1. Storia dell’opera salesiana; 2. Storia della pedagogia e dell’educazione salesiana; 3. Storia della spiritualità salesiana.

– Volume in formato digitale (e.book): contiene le comunicazioni, ossia gli interventi esposti nelle diverse sessioni parallele del Congresso, strutturate ancora in tre sezioni tematiche: 1. L’inserimento dell’opera salesiana in differenti contesti culturali; 2. Esperienze educative salesiane in diversi continenti; 3. Spiritualità e santità salesiana.

I contenuti delle relazioni e comunicazioni sono preceduti da alcune note tecniche e da qualche intervento introduttivo, riguardanti la cornice in cui gli Atti stessi trovano una propria collocazione: Sommario, Organizzazione del Congresso, Elenco dei relatori, Sigle e abbreviazioni utilizzate nell’apparato tecnico della pubblicazione, Saluto ai Congressisti, Introduzione generale.

Il volume è corredato da diversi indici: Indice generale, Indice dei nomi propri
di persona, Indice dei nomi propri di luogo; tali indici consentono di agevolare la ricerca e consultazione degli svariati e ricchi apporti proposti dalla pubblicazione degli Atti.

Per l’acquisto: volume delle Relazioni – volume delle Comunicazioni

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Percezione della figura di don Bosco all’esterno dell’opera salesiana (SDB e FMA) dal 1879 al 1965

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VI Convegno internazionale di studi organizzato dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA), in collaborazione con l’Istituto Storico Salesiano; si terrà a Torino Valdocco dal 28 ottobre al 1° novembre 2015, con la partecipazione di circa 90 SDB, FMA, studiosi laici e alcuni altri membri della Famiglia Salesiana provenienti da quattro continenti. In coerenza con gli scopi associativi, la maggior parte delle ricerche sono state effettuate da membri dell’associazione, assicurando così una larga rappresentatività di contesti e culture. In coincidenza con la conclusione dell’anno bicentenario, quasi quaranta ricerche presenteranno non il don Bosco storico, ma la sua immagine sociale ed ecclesiale sviluppatasi in un secolo, per sondare le risonanze ed eventualmente gli influssi nei diversi contesti storici, politici, sociali, culturali, pedagogici ed educativi, economici in cui si è inserita l’opera salesiana.

La domanda soggiacente è: la percezione della figura di don Bosco, come è stata mediata e recepita, in diverse aree geografiche e su diversi piani di lettura, ha a che fare con un’identità sociale, o con la formazione della matrice di qualche gruppo in costruzione? La simbolizzazione dei valori legati alla sua figura appartiene solo all’area educativa e religiosa, o incide anche in qualche
identità collettiva sotto il profilo sociale, civile, economico?

L’esplorazione della percezione diffusa dell’immagine di don Bosco è stata articolata intorno ad alcune aree di ricerca: educativa e pedagogica, religiosa, formativa, associativa, letteraria, dei mass media (stampa, teatri, musical…), delle belle arti; toponomastica e urbanistica, politica… Si è delimitata l’indagine a persone e ambienti esterni alle due congregazioni religiose
fondate dal santo, escludendo ad esempio scuole o chiese dedicate a don Bosco, edificate o promosse direttamente da SDB o FMA; biografie, monumenti, libri, opere d’arte o riviste periodiche pubblicate in ambiente salesiano. In altre parole, interessa la proiezione esterna, sociale e culturale, educativa e religiosa, ideale e valoriale, del personaggio don Bosco; il contenuto passato nella comunicazione e come esso è stato percepito nel territorio indagato. Oltre a fornire materiali locali per ulteriori approfondimenti e interpretazioni, ci si attende anche alcuni spunti di riflessione che riguardano la comunicazione attuale, estesa soprattutto in contesti di pluralismo religioso o di minoranza cristiana.

Visita il Sito dedicato http://congressoacssatorino2015.altervista.org/


dal Comunicato Stampa 17 ottobre 2015

 

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Nominato il Direttore dell’Istituto Storico Salesiano

Thomas Anchukandam

Il 2 giugno 2015 è stato nominato dal Rettor Maggiore, don Ángel
Fernández Artime, il nuovo direttore dell’Istituto Storico Salesiano
(ISS), don Thomas Anchukandam.
Don Anchukandam è nato il 17 maggio 1955 a Anthinadu, Kerala
(India). Fatto il noviziato a Yercaud dove ha professato il 24 maggio 1974, ha emesso la professione perpetua a Irinjalkuda il 25 maggio 1981. Ordinato sacerdote a Kuravilangad il 27 dicembre 1984 è stato mandato a Roma al fine di studiare la storia ecclesiastica presso la Pontificia Università Gregoriana. La sua tesi dottorale, realizzata sotto la guida del padre Giacomo Martina S.J., è stata pubblicata in seguito in due volumi: Catholic Revival in India in the 19th Century – The Role of Msgr. Clèment Bonnand (1796-1861). Up to the General Division of the Indian Missions (1845). Kristu Jyoti Publications, Bangalore 1996; Catholic Revival in India in the 19th Century – The Role of Msgr. Clèment Bonnand (1845-1861). Kristu Jyoti Publications, Bangalore 2006.

È anche l’autore e redattore di cinque libri. Dal 1995 al 2009 è direttore della casa editrice “Kristu Jyoti Publications” di Bangalore (India) e, nel contempo, insegna la Storia della Chiesa in sette istituti di teologia. È membro della Church History Association of India, coprendo, all’interno di essa, per sei anni l’incarico di segretario-tesoriere per la regione Sud.

Nell’Ispettoria di Bangalore don Thomas è stato direttore dello studentato di teologia (2003-2009), consigliere ispettoriale, delegato per la formazione ed Ispettore dal 2009 al 2015. Don Anchukandam, per il fatto di questa nomina, è
diventato membro effettivo della Presidenza dell’ACSSA (veda art.7 dello Statuto – ACSSA).

Cogliamo l’occasione per esprimere la nostra gratitudine a don José Manuel Prellezo, direttore dell’Istituto Storico Salesiano dal 2012, per il suo generoso ed efficace servizio in favore della ricerca storica e la sua collaborazione con l’Associazione Cultori di Storia Salesiana (ACSSA), essendo per diritto membro della sua Presidenza. E vogliamo augurare a don Anchukandam una
fruttuosa continuazione di questa cooperazione tra l’Istituto Storico Salesiano e l’Associazione Cultori di Storia Salesiana per la custodia del patrimonio culturale dell’intera Famiglia di Don Bosco.

 

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Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia. Un comune percorso educativo (1859-2010)

Dopo “Salesiani di Don Bosco in Italia. 150 anni di educazione”, a cura di don Francesco Motto, sdb, e “Le Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia. Donne nell’educazione. Roma”, a cura di sr Grazia Loparco e sr Maria Teresa Spiga, entrambi pubblicati dalla LAS nel 2011, ecco dunque un terzo volume: “Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice in Italia. Un comune percorso educativo (1859-2010)”, a cura di F. Motto e G. Loparco (Roma, LAS 2013).

Il testo, che discende dai due precedenti volumi editi in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, è stato elaborato per rendere disponibili e direttamente confrontabili alcuni dati sulla presenza dei due ordini religiosi e va a realizzare una nuova pubblicazione che non si limita all’accostamento materiale dei due studi quantitativi, ma si proietta verso un percorso di ricostruzione “a due voci”, maschile e femminile.

Il volume, comparando consistenti dati archivistici inediti, porta alla luce sia le profonde convergenze, sia alcune connotazioni peculiari dell’impegno educativo dei Salesiani tra i ragazzi e delle Figlie di Maria Ausiliatrice tra le ragazze, per lo più svolto in ambienti distinti e separati, fino ad alcuni decenni fa.

Si tratta di storie autonome, ma sempre intrinsecamente correlate nello spirito del compito educativo e perciò entrambe meglio comprensibili anche alla luce dell’altera pars, di fatto socialmente complementare. L’interessante raffronto, opera della giovane studiosa Alessandra Mastrodonato, è forse uno dei primi nel suo genere e vorrebbe offrire un modello per analoghe famiglie religiose.

Il volume è arricchito da una rapida lettura storica, sociologica e pedagogica dei 150 anni di azione salesiana in Italia e da una rassegna bibliografica ragionata di pubblicazioni utili per lo studioso del fenomeno salesiano in Italia, tanto maschile quanto femminile.

tratto da info ans

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Storia e identità salesiana in Africa e Madagascar

Sono stati pubblicati gli Atti del 1° Seminario Internazionale di Storia dell’Opera Salesiana per Africa e Madagascar svoltosi a Nairobi dall’11 al 14 ottobre 2011. Il volume – Storia e identità salesiana in Africa e Madagascar. Questioni di conservazione del patrimonio culturale – è frutto della collaborazione tra Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice. Il testo apre anche a interessanti riflessioni sulla conservazione e trasmissione dei documenti in un’epoca caratterizzata dalle moderne tecnologie in continuo progresso.

Il seminario di Nairobi, promosso dall’Associazione dei Cultori di Storia Salesiana (ACSSA) e sostenuto dall’Istituto Storico Salesiano (ISS), ebbe il patrocinio del Rettore Maggiore, della Madre Generale e del Consigliere per l’Africa Madagascar.

Nella prima sezione – Questioni di conservazione e produzione – sr Maria Rohrer presenta l’importanza della trasmissione della memoria dell’esperienza educativa e apostolica salesiana. Don Marcel Verhulst e don Léon Verbeek, dediti alla ricerca di fonti per una storia dell’opera salesiana in Africa, consegnano ai lettori una buona pratica e sollevano la questione della cura delle informazioni chiedendo studi sulle fonti, archivi salesiani locali e centrali, ecclesiastici e civili. Oltre l’esperienza salesiana, lo studioso Albert De Jong, CSSp, illustra lo stato dei problemi di produzione, custodia e conservazione delle fonti in Africa mettendo a fuoco le caratteristiche del continente e i problemi, materiali e culturali, che rischiano di disperdere un patrimonio di esperienze, tradizionalmente affidato alla trasmissione orale.

La seconda sezione degli atti – Quadro storiografico – si apre con le Storiografie africane contemporanee: radici, conflitti e percorsi a cura di don Reginald D. Cruz. Emerge l’importanza di una storia dell’Africa non solo scritta prevalentemente all’estero o da stranieri, ma con una qualità tale che favorisca il dialogo proficuo tra i diversi paradigmi interpretativi. Senza documenti e fonti di varia natura non si può però scrivere una storia attendibile dal punto di vista scientifico. I saggi di don Francesco Motto, sr Piera Cavaglià e don Zimniak dilatano l’attenzione dal piano locale a quello generale salesiano, mostrando il cammino realizzato in merito agli studi riferiti a Don Bosco e alle due congregazioni salesiane.

Due i contributi nell’appendice: una riflessione di don Motto sulla relazione intrinseca tra storia e congregazione, che illustra le ragioni vitali, interne ed esterne, per cui lo studio va promosso, creando le condizioni adeguate; una rassegna bibliografica sulle fonti disponibili per la storia in Africa curata da don Verbeek, un utile strumento per chi vuole approfondire le tematiche sotto il profilo generale e salesiano.

I testi degli atti – edito dalla casa editrice LAS e sono stati curati da don Stanisław Zimniak – sono nelle lingue più diffuse nelle comunità del continente: francese, inglese e italiano, così da facilitare la comprensione e l’approfondimento locale.

Nella prefazione il Consigliere don Guillermo Luis Basañes scrive: “È vitale, dunque, la promozione dell’indagine storica sulla propria memoria per poter vivere in profondità il carisma dei propri Fondatori nelle nuove circostanze sociali, politiche, culturali e religiose e per poter rapportarsi con maggiore libertà nei confronti degli altri agenti sia religiosi che civili”.

Il volume è dedicato a don Jacques Ntamitalizo (1942-1995): il primo Africano che partecipò al 21° Capitolo generale (1977-1978) durante il quale pronunciò il significativo discorso, passato alla storia salesiana, con il nome “grido d’appello” per l’Africa.

Pubblicato il 17/08/2012

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